Salute

Continuità di cura malformazioni al volto grazie ai medici di Fondazione Operation Smile Italia Onlus

25
Febbraio 2021
Di Redazione

Continua il viaggio di The Watcher Post nell'emergenza sanitaria causata dal Covid-19. In tema di continuità di cura dei pazienti non-Covid abbiamo intervistato il Dottor Francesco Bellia, medico volontario e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Operation Smile Italia Onlus.

 

In piena pandemia da Covid19 il dibattito è molto acceso in Italia sulla continuità di cura per i pazienti “non Covid”. Operation Smile basa la sua attività, a livello internazionale,  su medici e personale sanitario volontari, e, in Italia, collabora con il Servizio Sanitario Nazionale per la cura delle malformazioni del volto. Quanto ha impattato la pandemia sull’attività? Quali azioni avete messo in campo?

La pandemia da COVID19 ha purtroppo interrotto a tempo indeterminato le missioni internazionali, Operation Smile si è attivata sin dall’inizio dell’emergenza nel contribuire al reperimento di attrezzatura mediche e dispositivi di protezione individuale per gli ospedali, dove i nostri volontari locali hanno continuato a lavorare per offrire il proprio sostegno, cure ed assistenza anche da remoto, ai pazienti affetti da malformazioni del volto in attesa di cure. In Italia, la sospensione iniziale delle attività elettive, anche all’interno delle Smile House non ha, in ogni caso, interrotto la relazione con i pazienti e le famiglie che i nostri specialisti hanno continuato ad assistere, anche a distanza. Abbiamo inoltre dato il nostro contributo sostenendo l’impegno della Protezione Civile (com’è stato fatto nel 2010 in occasione del terremoto che ha colpito Haiti) e preparato dei protocolli di cura, studiato delle soluzioni, in modo da assicurare ai bambini e alle loro famiglie il miglior percorso di cure in sicurezza. Molti dei nostri volontari sono stati in prima linea durante la prima fase dell’emergenza COVID19, molti di loro lo sono ancora oggi, ma la nostra attività all’interno delle Smile House non si è mai fermata.  

 

Medici e personale sanitario sono messi a dura prova dall’impatto della pandemia. I volontari per Operation Smile sono diminuiti da inizio 2020?

I medici e il personale infermieristico messi a dura prova dalla pandemia sono gli stessi volontari che in missione mettono a disposizione energie, skill, e la propria professionalità in giro per il mondo. Il loro numero non è diminuito nel 2020, oggi sono in prima linea per ridare il sorriso a chi rischia purtroppo, di perdere qualcosa di molto importante: la vita. Sono gli stessi che l’anno scorso partivano, lasciando le proprie famiglie e i propri interessi per dedicare il loro tempo a bambini meno fortunati. 

In questo periodo, per evitare che i nostri volontari possano sentirsi abbandonati, come i marinai su una nave che va alla deriva per mancanza di vento, l’impegno del gruppo direttivo è indirizzato mantenere alto l’interesse scientifico di tutti loro. Abbiamo quindi realizzato tutta una serie di incontri in videoconferenza, coinvolgendo tutte le specialità presenti all’interno di Operation Smile in Italia (infermieri, anestesisti, chirurghi, pediatri, pediatri intensivisti, logopedisti, dentisti) in modo da mantenere costantemente alta la loro attenzione su argomenti formativi, e sull’aggiornamento professionale. La mancanza di missioni deruba, priva il volontario del suo più importante bisogno: il potersi donare al prossimo.
 

Operation Smile è un’organizzazione medica umanitaria fondata nel 1982 negli USA che riunisce una rete mondiale di migliaia di volontari. Come nasce e come si sviluppa il progetto in Italia?

Operation Smile Italia Onlus nasce il 24 gennaio del 2000 per supportare l’impegno dell’Organizzazione Internazionale di cui fa parte ed ha come scopo di perseguire esclusivamente finalità di solidarietà sociale. È costituita da personale sanitario altamente specializzato e qualificato nel trattamento delle malformazioni del volto. Negli anni la Fondazione italiana ha scelto di rispondere alle richieste di cure ed assistenza dei pazienti nati con malformazioni del volto nel nostro Paese e ha implementato programmi di cura e il Progetto Smile House.

 

Quali sono gli obiettivi della Fondazione Operation Smile Italia Onlus di breve e medio termine?

Da oltre venti anni la Fondazione si dedica alla cura delle malformazioni facciali sia sul territorio nazionale sia a livello internazionale. Contribuisce ai programmi medici internazionali, offre un modello assistenziale per assicurare un completo percorso di cure anche in Paesi a basso e medio reddito, e, in Italia, collabora con il Servizio Sanitario Nazionale ed il Ministero della Salute nell’ implementare la rete Smile House. 

 

Perché ha scelto di diventare volontario di Operation Smile?

Invitato a partecipare alla mia prima missione in Giordania nel 2007, quasi casualmente; “anche se poi scopri che nulla nella vita avviene per caso”, mi sono accorto che lavorare in team, il mettersi al servizio del prossimo mi rendeva felice. Interfacciarsi con tanti colleghi, molti provenienti da altre parti del mondo, con culture diverse, religioni differenti, e scoprire che tutti eravamo ingranaggi di un motore che lavorava a regime da subito. Il sorriso dei bimbi, la gioia dei genitori annullava la stanchezza delle lunghe giornate di lavoro. Durante questi anni ho partecipato a oltre trenta missioni internazionali, in Vietnam, Cambogia, Brasile, Ghana, Sud Africa, Marocco, Egitto, Nicaragua, Honduras, Bolivia, Cina, Madagascar, Mozambico, Etiopia, Paraguay, ho lavorato con colleghi eccezionali, i migliori nel loro campo, sempre per lo stesso scopo: restituire il sorriso ai bambini affetti da labbro leporino e palatoschisi. La nomina quest’anno di Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Operation Smile Italia Onlus, per me rappresenta l’onore più grande mi si possa tributare.

 

Quanto è importante continuare a fornire ai pazienti un approccio multidisciplinare e integrato come quello delle Smile House?

Da quasi quaranta anni Operation Smile svolge le sue missioni seguendo un modello che può essere definito verticale, cioè durante le due settimane dedicate alla missione, si operano da 100 a 300 bambini affetti da malformazioni facciali. In ogni missione le storie raccontate dai familiari dei bambini, spesso tradotte dai volontari locali, ci tengono con il fiato sospeso, ci fanno sorridere e a volte commuovere. Una missione non è mai uguale a un'altra, una storia raccontata non è mai la stessa. Certamente con la nostra attività, cambiamo la vita di questi bambini, non solo gli restituiamo il sorriso ma, cerchiamo di scrivere nuovamente sulla lavagna della loro vita un nuovo destino. Ma poi nella realtà ce la faremo mai a cambiarlo? Difficile a dirlo, perché probabilmente non rivedremo mai più quel bambino e la sua famiglia. Il progetto Smile House invece in Italia, nasce da una precisa esigenza, dare un contributo al nostro Sistema Sanitario Nazionale per riorganizzare al proprio interno un percorso assistenziale. Il percorso potenzialmente esportabile in paesi a basso e medio reddito, annulla questo divario, propone, infatti, un modello che chiameremo orizzontale, quindi a più lunga durata. Abbiamo compreso che adesso non ci basta più disegnare il sorriso sul volto del bambino, attraverso l’intervento chirurgico di correzione della malformazione facciale, procedura spesso considerata dai genitori come una sorta di magia. Desideriamo fare di più, vogliamo accompagnare il bambino all’età adulta, vogliamo essere certi che stavolta quel destino che volevamo modificare si possa scrivere e finalmente attuare. Il nostro obiettivo è di fare in modo, che un bambino nato con malformazione al volto, possa essere inserito nella società come un uomo che non debba provare disagio di mostrare il suo volto.  Questa idea ambiziosa la attueremo attraverso il monitoraggio delle complicanze a distanza, intervenendo chirurgicamente se necessario, agiremo con il supporto logopedico, odontoiatrico, psicologico seguendo il bambino fino alla sua maggiore età, una vera e propria continuità assistenziale, che ci consente di assicurargli il vero obiettivo delle cure: l’integrazione sociale.

 

Nicolò Marcon

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