Politica

Zangrillo: «La nostra PA: merito, giovani e competenze per costruire l’amministrazione del futuro»

18
Giugno 2026
Di Alessandro Caruso

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

La Pubblica amministrazione italiana sta attraversando una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni. Dalla stagione dei rinnovi contrattuali alla semplificazione amministrativa, dal ricambio generazionale all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, il Governo punta a costruire una macchina pubblica più attrattiva, più efficiente e più vicina a cittadini e imprese. Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, ripercorre i risultati raggiunti e le sfide che attendono il settore nei prossimi anni.

Ministro, per la prima volta un contratto delle Funzioni centrali viene firmato nel triennio di competenza. Qual è la portata di questo risultato?

«È un risultato che conferma l’attenzione del Governo verso i dipendenti pubblici. Per anni i rinnovi contrattuali sono arrivati in ritardo o non sono arrivati affatto. Noi abbiamo scelto di garantire continuità e tempi certi, perché una Pubblica amministrazione attrattiva passa anche dalla valorizzazione delle persone. Partendo dallo stanziamento di 30 miliardi, dopo aver chiuso il rinnovo 2019-2021 ereditato dai governi precedenti, abbiamo proseguito con la tornata 2022-2024 e avviato tempestivamente quella successiva del triennio 2025-2027 nel primo anno di competenza, un fatto senza precedenti. Ad oggi abbiamo già ottenuto la firma dei rinnovi per i comparti Istruzione e Ricerca e martedì quelli delle Funzioni Centrali».

Lei ha spesso parlato della necessità di rendere la PA un luogo attrattivo per i giovani. Secondo lei ci state riuscendo?

«Uno dei problemi che ho trovato nel 2022 riguardava i tempi dei concorsi. La durata media era superiore ai due anni. Era impensabile essere competitivi sul mercato del lavoro con procedure così lunghe e farraginose. Abbiamo digitalizzato i processi, creato il portale InPA, unica porta di accesso ai concorsi pubblici, con il risultato di ridurre i tempi medi di attesa a quattro-cinque mesi. Questo ci ha consentito di assumere, tra il 2023 e il 2025, circa 641mila persone. Per la prima volta dopo quindici anni, la curva dei dipendenti pubblici torna a salire e più della metà dei nuovi assunti ha meno di quarant’anni. L’età media dei dipendenti pubblici nel 2021 era arrivata a 52 anni a causa del blocco del turnover; oggi siamo scesi a 48. È un dato importante perché dimostra che i giovani hanno ricominciato a guardare alla Pubblica amministrazione come a una concreta opportunità professionale».

Che cosa cercano oggi i giovani che entrano nella Pa?

«Non cercano il posto fisso. Ai giovani di oggi il posto fisso interessa molto meno di quanto si pensi. Cercano organizzazioni che investano su di loro, che offrano opportunità di crescita, formazione, responsabilità e valorizzazione del merito. Vogliono essere valutati per quello che sanno fare e per i risultati che raggiungono. In questi anni abbiamo lavorato proprio per costruire una Pubblica amministrazione capace di rispondere a queste aspettative. Oggi la PA può competere con il settore privato nell’attrarre talenti e i giovani che sono entrati e stanno contribuendo in maniera significativa a cambiarne il volto».

Merito del Pnrr?

«Il contributo è stato fondamentale. Abbiamo avuto a disposizione circa 1,2 miliardi di euro e oggi abbiamo impegnato quasi il 90% delle risorse. Le abbiamo utilizzate per ripensare il reclutamento, rafforzare la formazione, innovare la gestione del personale e accelerare la digitalizzazione dei nostri processi».

Cosa ha cambiato culturalmente il Pnrr?
«Ci ha insegnato a lavorare per obiettivi e soprattutto per tempi. Abbiamo acquisito quello che nel privato viene definito il senso di “urgenza”. Sapere che un obiettivo deve essere raggiunto entro una determinata scadenza cambia il modo di lavorare e costringe l’organizzazione a essere più efficace».

Una volta conclusa la stagione del Pnrr, quali saranno le priorità?
«La prima sfida è consolidare ciò che abbiamo realizzato. Tutti gli strumenti introdotti devono diventare patrimonio stabile della Pubblica amministrazione: questa è la priorità dei nostri dirigenti. La seconda riguarda il rapporto con cittadini e imprese. In questi anni abbiamo investito molto sul capitale umano, perché crediamo che un’amministrazione efficace dipenda prima di tutto dalle persone. Ora dobbiamo continuare a migliorare la qualità dei servizi e la relazione con gli utenti, rendendo la Pa sempre più semplice e accessibile. Una pubblica amministrazione più efficiente incide sulla qualità della nostra democrazia».

La semplificazione resta una delle principali richieste del sistema produttivo.
«Abbiamo realizzato circa 500 interventi di semplificazione amministrativa. Ma la vera innovazione è stata nel metodo. In passato si cercava di semplificare restando chiusi nei nostri uffici, con un approccio autoreferenziale. Noi abbiamo deciso di andare nei territori, incontrare imprese, associazioni di categoria, istituzioni locali e cittadini. Abbiamo chiesto direttamente a loro quali fossero gli ostacoli da rimuovere. Le semplificazioni che abbiamo approvato nascono da questo confronto. Inoltre, abbiamo creato il portale Italia Semplice, che raccoglie e organizza tutte le misure adottate. La semplificazione, però, non è un obiettivo che si raggiunge una volta per tutte. È un processo continuo, perché la società evolve e le regole devono evolvere insieme ad essa».

In questo processo di semplificazione che ruolo avrà il merito?
«Le posso anticipare che la prossima settimana, martedì o mercoledì, sarà in Senato il passaggio definitivo di un disegno di legge che rivoluziona la Pubblica amministrazione anche dal punto di vista del merito. Per la prima volta nella storia repubblicana avremo la possibilità che i dirigenti della Pubblica amministrazione propongano la crescita dei propri collaboratori».

E cosa cambierà?
«Oggi nella Pa si avanza di carriera o per anzianità o perché si partecipa e si vince un concorso. Io penso che questo sistema sia monco. Non è detto che chi studia meglio e supera meglio i concorsi sia poi più bravo a far accadere le cose. Dobbiamo valutare il merito delle persone non in ragione dei titoli che accumulano, ma in ragione delle cose che sanno far accadere. Voglio dare la possibilità ai dirigenti di valutare i propri collaboratori e dire: questo è bravo e lo voglio promuovere a dirigente. Oggi tutto ciò nella Pa non è possibile».

Quanto conta la formazione in questo processo di modernizzazione?
«Per me la formazione è un tema strategico non solo per la Pa ma per l’intero Paese. Per questo abbiamo introdotto l’obiettivo minimo di quaranta ore annue di formazione e abbiamo costruito strumenti adeguati per raggiungerlo. Oggi siamo arrivati a 41 ore medie per dipendente. Attraverso la piattaforma Syllabus coinvolgiamo quasi un milione di dipendenti pubblici e oltre diecimila amministrazioni. È un investimento fondamentale perché il cambiamento tecnologico impone un aggiornamento continuo delle competenze».

Che ruolo avranno digitalizzazione e IA nella PA del futuro?

«Un ruolo sempre più importante. L’intelligenza artificiale ci consente di automatizzare attività ripetitive e di gestire grandi quantità di dati, liberando risorse per compiti che richiedono valutazione e responsabilità. Ma non può sostituire l’uomo: deve essere uno strumento al suo servizio. Un esempio è Camilla, l’assistente virtuale che aiuta i candidati a orientarsi tra i concorsi pubblici, fornendo in pochi secondi informazioni la cui disponibilità prima richiedeva molto più tempo. Però bisogna sempre ricordare che l’intelligenza artificiale è un grande acceleratore di sviluppo, ma deve essere sempre regolata dall’uomo con solidi principi etici. E in questo il Governo italiano si sta già muovendo tempestivamente».

Sul fronte politico, Forza Italia sta attraversando una fase di rinnovamento. I congressi territoriali possono diventare l’occasione per costruire una nuova proposta in vista del 2027?

«Tutte le organizzazioni devono sapersi rinnovare. Forza Italia sta affiancando nuove competenze e nuovi volti all’esperienza maturata in questi anni, senza rinunciare ai propri valori. I congressi regionali rappresentano un momento di confronto e di preparazione della proposta politica con cui affronteremo le prossime sfide».

Le recenti amministrative hanno riacceso il confronto tra centrodestra e campo largo. Qual è la sua lettura?

«Dopo il referendum qualcuno aveva dato per conclusa l’esperienza di questo Governo. Le amministrative hanno dimostrato che non è così. Il centrodestra continua a raccogliere un alto gradimento, mostra una forte capacità di coesione e sta lavorando a una proposta politica che tenga conto delle trasformazioni economiche e sociali in corso».

E Vannacci?
«Oggi le sue posizioni appaiono difficilmente compatibili con il sistema di valori del centrodestra di governo. Per far parte di una coalizione serve una visione comune. In questo momento Vannacci segue un percorso autonomo, anche se manca ancora un anno e mezzo alla fine della legislatura: in politica è un tempo molto lungo e tante cose possono cambiare».