Politica

Toti non lascia l’ovile. La sua Italia al centro starà col centrodestra

29
Luglio 2022
Di Giampiero Cinelli

Alle elezioni di settembre c’è anche il centro, quello di Giovanni Toti, pronto a fare da perno. Il governatore della Liguria ha presentato oggi alla Camera il programma (sintetico) di Italia al centro, partito di cui è presidente. La sua formazione sta ultimando le liste e rientrerà nella coalizione di centrodestra. Toti ha chiuso quindi a Renzi e Calenda. Molto chiare le basi dell’azione di Italia al centro: conferma della collocazione euro-atlantica dell’Italia, investimenti infrastrutturali per ambire ancora al ruolo di potenza industriale, semipresidenzialismo alla francese e autonomia differenziata. Questi pilastri verranno poi sviscerati in dettaglio nel momento più opportuno, certamente una volta decise le alleanze, ma è stato anche chiarito che in virtù degli accordi politici da stabilire non tutti i punti del programma dovranno per forza essere adottati e le idee del partito saranno armonizzate in un programma comune. Si è parlato del Superbonus, troppo alto al 110% e dunque foriero di inevitabili distorsioni secondo Italia al Centro. Tuttavia non va tolto ma riformato e si deve fare in modo che le imprese che adesso non riescono a esigere i crediti possano riscuoterli.

Il reddito di cittadinanza è stato definito «un fallimento» e in alternativa Italia al centro ha proposto un «reddito di resilienza», ancora da specificare, che dovrebbe puntare a una maggiore autonomia lavorativa del beneficiario nel quadro di più efficienti politiche attive. Poi il passaggio, breve ma rilevante, sulla sovranità. Declinata in ambito di energia, difesa e gestione del debito pubblico. Non è chiaro come i centristi vogliano favorire un maggiore spazio di manovra su tali ambiti ma non si può non sottolineare che ciò è oggetto di studio.

Secondo Giovanni Toti è importante parlare anche di proposte e non perdersi nelle dichiarazioni a effetto nonostante la campagna elettorale balneare, che sta portando le forze politiche a incentrare troppo il discorso sul «chi sta con chi», e senza la paura di affrontare i temi più scottanti e divisivi. Ad esempio i rifiuti e i trasporti. Su cui Toti ha fatto notare apertamente sue decisioni, come quella del nuovo termovalorizzatore e degli investimenti fatti da Rfi sulla rete di Ponente, rimarcando che l’Italia per crescere ha bisogno anche di nuovi sistemi di smaltimento, più autobus, più gallerie e del potenziamento dei grandi porti; non nascondendo l’amarezza per il fatto che la gara per la nuova diga del porto di Genova sia andata deserta. Due giorni fa comunque sono arrivare due offerte.

Così Toti: «La prossima settimana riuniremo gli organismi del partito per fare delle scelte perché questa legge elettorale impone apparentamenti e alleanze ed è giusto che questo avvenga alla luce del sole. Decideremo, stiamo preparando le nostre liste». E non ha voluto specificare chi predilige: «Chiaro che avvieremo il confronto con tutte le forze politiche a partire da questo programma, iniziando il confronto sui problemi reali di questo Paese». Quindi sulla politica estera: «Non credo che l’Italia possa mai pensare di stare dalla parte delle autocrazie e non delle democrazie occidentali. Questo per sgombrare il campo dalle illazioni. Ma è giusto anche chiarire che una paura dei cosacchi che abbeverano i cavalli in piazza San Pietro non è cosa di questa campagna elettorale e neanche della nostra generazione. Altrimenti sviamo il campo dai problemi veri».