Politica

Senato: stop ai cambi di casacca e leggi più rapide

08
Gennaio 2018
Di Redazione

Mentre tutti erano concentrati a seguire le evoluzioni della Legge di Bilancio, il Senato approvava delle modifiche organiche al suo Regolamento, che mirano ad ottimizzare il procedimento decisionale. I principali interventi riguardano la composizione dei gruppi parlamentari, la valorizzazione delle attività delle Commissioni e la semplificazione dei lavori.

Nel dettaglio: la modifica inerente i gruppi parlamentari è basata sul principio della loro corrispondenza con i partiti politici. Infatti i nuovi articoli 14 e 15 del Regolamento prevedono che ciascun Gruppo debba rappresentare un partito o un movimento politico che abbia presentato alle elezioni del Senato propri candidati con lo stesso contrassegnalo.

Quindi saranno al bando tutti quei gruppi – come Ala per dirne uno – che nel corso della Legislatura appena conclusa hanno trovato ragione di nascita proprio all’interno di Palazzo Madama per far fronte alle varie sfide politiche.

Inoltre, le modifiche intendono scoraggiare e disincentivare i cambiamenti di Gruppo da parte dei singoli Senatori attraverso la perdita di cariche (vicepresidenza o segretario d’Aula). Nell’ultima Legislatura infatti, solo in Senato, si sono verificati 231 casi di cambi di casacca; alla Camera 298.

Altra novità concerne i lavori delle Commissioni: anzitutto è stato introdotto il criterio dell’assegnazione dei disegni di legge di norma in sede deliberante o redigente (cioè la Commissione approva il testo senza farlo passare per l’Aula oppure la Commissione si esprime su un testo votandolo articolo per articolo mentre l’Aula solo con voto finale). Questa modifica naturalmente esclude i casi previsti dall’ultimo comma dell’articolo 72 della Costituzione e dal comma 3 dell’articolo 120, comma 3, del Regolamento del Senato (disegni di legge costituzionali e di revisione costituzionale, in materia elettorale, deleghe legislative, ratifiche di trattati internazionali, bilanci e consuntivi, decreti-legge recanti disposizioni in materia di ordine pubblico e disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica).

Inoltre, i tempi per l’esame in sede referente saranno stabiliti dalla Conferenza dei Capigruppo e, con riguardo alla sede consultiva, è introdotto il principio per cui i pareri dovranno essere resi solo sul testo base (o eventualmente sul testo unificato) e non su tutti gli emendamenti presentati.

Tali novità perseguono la famigerata semplificazione, tanto desiderata dal Governo Renzi e tentata attraverso il Referendum costituzionale dello scorso anno.  

Infine il nuovo Regolamento prevede nuove disposizioni in materia di razionalizzazione della programmazione dei lavori: ci saranno sedute uniche con la riserva di due settimane di lavori al mese dedicate esclusivamente ai lavori delle Commissioni, il voto di astensione non sarà più considerato contrario e la discussione in Assemblea prevedrà un massimo di dieci minuti a intervento, al fine di ridurre al massimo azioni di ostruzionismo. In più, è prevista una corsia preferenziale per i disegni di legge di iniziativa popolare e sarà possibile non ricorrere al parere del Cnel.

Per quanto possano sembrare modifiche tecniche, procedurali, che coinvolgono soltanto gli addetti ai lavori, quelle approvate dal Senato lo scorso 20 dicembre possono essere considerate delle novità molto rilevanti che ripercuoteranno i propri effetti sull’intero sistema decisionale italiano e che indubbiamente abbasseranno quelle medie temporali di approvazione di provvedimenti per le quali il nostro Paese è tristemente famoso. Vale la pena ricordare che mediamente l’approvazione di una legge di iniziativa parlamentare richiede 504 giorni, mentre quella di origine governativa 172. Le proposte di iniziativa popolare impiegano circa 420 giorni per essere approvate, mentre quelle regionali 547. Nell’ultima Legislatura il record per l’approvazione di un testo si è toccato con il ddl sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali che ha atteso 1.216 giorni prima di vedere la luce.

Insomma, le modifiche approvate certamente non rivoluzioneranno il nostro sistema di decisione ma auspichiamo che possano considerarsi efficaci ma soprattutto utili al nostro Paese.

 

Fabiana Nacci