Politica

Politica verde, le proposte green dei partiti per il 25 settembre 

19
Agosto 2022
Di Daniele Bernardi

Vuoi per il caldo estremo e la siccità, vuoi anche perché nel corso della legislatura in tanti hanno sollevato questioni attorno al tema, non si è mai parlato tanto di clima come negli attuali programmi elettorali. C’è da dire che queste elezioni saranno forse le più importanti per l’ambiente e il contrasto al riscaldamento globale, se non altro perché potrebbero essere le ultime in cui poter fare ancora qualcosa prima che sia troppo tardi e si inneschino fenomeni a catena inarrestabili.

Tuttavia, come abbiamo sintetizzato in un articolo della scorsa settimana, nei programmi elettorali il tema dell’ambiente è sì molto presente, ma spesso sottoforma di slogan, una bandierina da innalzare per attirare l’attenzione degli elettori o semplicemente per non scontentare nessuno. La mancanza di risposte concrete da parte delle forze politiche era tale che un gruppo di scienziati ha presentato una lettera ai nostri rappresentanti chiedendo esplicitamente che dalla prossima legislatura la questione climatica sia al primo posto dell’agenda.

C’è da dire ad ogni modo che nel corso della settimana sono iniziati a comparire online i primi programmi elettorali e l’ambiente è onnipresente. Ora più, ora meno, tutti i partiti hanno la propria ricetta per il futuro, incastrando la tematica più strettamente ambientale all’energia, alla transizione digitale o altro ancora. Abbiamo deciso quindi di passare in rassegna punto per punto le piattaforme e sintetizzare come le forze politiche intendono affrontare la questione climatica nei prossimi cinque anni.

Partiamo dalla forza politica che “vinse” le scorse elezioni e che ha governato ininterrottamente per tutta la legislatura: il MoVimento5Stelle. L’impegno del movimento nella tutela dell’ambiente è noto da tempo, si tratta infatti di una delle 5 stelle che compongono logo e identità del partito fin dagli esordi. Nel corso delle passate esperienze al governo, infatti, non sono mancate riforme e battaglie in questa direzione: dall’Ecobonus alla ferrea opposizione al Treno ad Alta Velocità (TAV) nel Nord Italia. 

Oggi, i pentastellati ribadiscono il proprio impegno dedicando due punti del proprio programma alla questione, di cui uno più specificatamente all’economia circolare. L’idea è di riconfermare il Superbonus 110% per la ristrutturazione edilizia e di riprodurre il meccanismo con altri bonus (come il Superbonus Energia Imprese per permettere alle imprese di investire in fonti rinnovabili) e promettono anche una maggiore sburocratizzazione per la costruzione degli impianti di energia rinnovabile. Il MoVimento ribadisce poi il proprio No a trivelle e inceneritori, in questa seconda categoria fanno ricadere anche il termovalorizzatore (su quello di Roma lo scorso 20 luglio hanno perfino fatto cadere il governo). Per quel che riguarda la mobilità, prevedono lo sviluppo di infrastrutture interconnesse, smart roads, il Biglietto Unico Integrato e la riconversione in elettrico del parco auto circolante; mentre sull’economia circolare, lo stop alle tecnologie obsolete e la promozione del “vuoto a rendere”.

Su una linea simile è il centrosinistra di cui dobbiamo distinguere tuttavia il programma del Partito Democratico da quello dell’Alleanza Verdi e Sinistra(la lista unica nata dall’unione di Europa Verde e Sinistra Italiana). Il secondo ovviamente dedica particolare attenzione alla questione climatica, presente in quasi tutti i punti del programma (dalla giustizia alla diplomazia), i punti più significativi però sono: il No al nucleare e al gas, ritenendo che si possa soddisfare tutto il fabbisogno energetico italiano solo con fonti rinnovabili, pene più severe per i reati di ecocidio (sul piano internazionale) e contro le agro-mafie (sul piano locale), nonché potenziare organismi in difesa dell’ambiente, come le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), e istituirne di nuovi. 

Il Partito Democratico, che alle transizioni ecologica e digitale ha dedicato uno dei tre pilastri del programma, è concorde nel dire No al nucleare in nome di un’energia più pulita, ma riconosce l’urgenza dei rigassificatori, se non altro come ponti, attivi per pochi anni, e facendo attenzione al dove posizionarli. Si promette poi una Riforma fiscale verde che promuova gli investimenti di imprese e famiglie in ambiente, che premi le imprese ad elevato ESG e riduca i sussidi dannosi per l’ambiente. Viene posta anche un’asticella: 85GW di rinnovabili in più entro il 2030, istituendo il Contratto “Luce sociale” per garantire luce proveniente da fonti pulite alle famiglie meno abbienti. Per la mobilità, è prevista l’istallazione di almeno 100.000 colonnine elettriche e di 30.000 punti di ricarica rapida entro il 2027. 

Spostandoci al centro, troviamo il cosiddetto “Terzo polo”, cui appartiene la lista di Azione e Italia Viva con leader Carlo Calenda. La posizione favorevole di Calenda ai rigassificatori è ben nota e prevede di costruirne due, non si sa ancora bene dove ma viene precisato che saranno “galleggianti”, a ciò si aggiunge la proposta di aumentare la produzione di gas naturale nazionale. Non dimentica comunque le fonti rinnovabili: la strategia è semplificare le procedure così da incentivarne la costruzione. Altrettanto ambigua è la posizione sulle emissioni di anidride carbonica: proseguire nel percorso europeo Fit for 55 (ridurre le emissioni del 55% entro il 2030) ma ridurre il prezzo della CO2 emessa in seno alle aziende, almeno finché ci sarà la guerra a pesare sui profitti. I centristi intendono poi mettere mano al problema della siccità (costruendo bacini per l’acqua piovana, ristrutturando la rete idrica e promuovendo un piano per il riuso dell’acqua di depurazione) e al tema rifiuti: investire 10 miliardi in nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti, sensibilizzare l’opinione pubblica aggiungendo informazioni sull’impatto ambientale dei prodotti e basare la TARI (la tassa sui rifiuti) su un sistema pay as you throw (paga di più chi produce più rifiuti). 

Dal centrosinistra, per il centro fino al centrodestra. I partiti di quest’ultima coalizione quest’anno hanno dedicato ben due dei quindici punti del programma ad ambiente ed energia. La formula proposta da Meloni, Salvini e Berlusconi consiste nel raggiungimento dell’autosufficienza energetica, da un lato aumentando la produzione di energia rinnovabile, dall’altro “attraverso la riattivazione e nuova realizzazione di pozzi di gas naturale”, “valutando anche il ricorso al nucleare pulito e sicuro”. Più in generale, per l’ambiente si parla di rispetto degli impegni internazionali, di salvaguardia delle acque, della biodiversità e delle aree a rischio dissesto idrogeologico. 

Quella qui riassunta è la posizione dei principali partiti in corsa per le elezioni politiche del 25 settembre sull’ambiente e solo a quest’ultima tematica è riferito. Non si intende in alcun modo orientare le scelte di voto dei lettori ma semplicemente rendere note alcune delle informazioni contenute nei programmi. La speranza è che chiunque vincerà questa competizione, raccolga l’invito degli scienziati e metta l’ambiente al primo dell’agenda politica nella prossima legislatura.

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