Politica

Pniec, le proposte di Kyoto Club per accelerare la transizione green

01
Giugno 2023
Di Giuliana Mastri

Nel Paese irrompe la questione della revisione del Pnrr, da rapportare agli obiettivi climatici. Ne parla il “guardiano del Piano”, e ministro, Raffaele Fitto, ne parla Giorgia Meloni, e i tanti stakeholders. Ecco perché il Kyoto Club ha voluto organizzare a Roma un convegno di approfondimento sul Pnrr e sulla modifica del Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima).

«Le revisioni in corso del Pnrr e del Pniec offrono grandi opportunità per un deciso salto di qualità verso un’Italia a emissioni zero, in tutti i settori dell’economia e del nostro sistema-Paese». Così Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, nel suo intervento. Silvestrini ha spiegato come «ad un mese dalla presentazione della proposta del nuovo Piano nazionale energetico (Pniec), non ci siano ancora chiare indicazioni sulle novità che verranno introdotte rispetto al precedente moderato Piano del 2021. In realtà ci aspetteremmo un notevole salto di qualità negli obiettivi e negli strumenti alla luce delle nuove proposte 2030 della Ue e dell’evoluzione tecnologica». Secondo Silvestrini «alcune scelte sarebbero coerenti con i recenti ambiziosi obiettivi europei: la riduzione delle emissioni climalteranti al 2030 rispetto al 1990 dovrebbe passare da un taglio del 37% del vecchio Pniec ad una riduzione del 50-52% e le emissioni dei settori non Ets (edifici, trasporti, parte dell’industria) dovrebbero ridursi del 30% nei prossimi 8 anni. Inoltre la percentuale di energia rinnovabile dovrebbe passare entro la fine del decennio dal 30% del precedente Pniec al 40-41% dei consumi energetici finali, con una quota di elettricità verde del 78-80%. Per le autovetture le emissioni di CO2 al 2030 dovrebbero essere del 55% inferiori rispetto ai valori del 2021 in modo da arrivare allo stop della vendita di auto diesel e a benzina nel 2035».

«Il biometano si ricaverà uno spazio interessante. Il nostro Paese non deve però rimanere su posizioni di retroguardia, come alcuni segnali (auto elettriche e edifici a basso consumo) fanno temere». Secondo Catia Bastioli, Ad Novamont e presidente di Kyoto Club, «c’è bisogno di superare l’attuale approccio a silos delle misure per la transizione ecologica, costruendo insieme un modello diverso che crei ponti e non muri, attraverso la bioeconomia circolare, le energie rinnovabili, un’agricoltura rigenerativa basata sul carbon farming, la mobilità sostenibile e l’efficienza energetica, anche con una forte azione di informazione e sensibilizzazione, rendendo possibile il disaccoppiamento dello sviluppo dal consumo delle risorse naturali. Il settore privato gioca un ruolo fondamentale, ma altrettanto centrale è il compito del pubblico e della politica».

Poi l’intervento di Alberto Gusmeroli, deputato della Lega, il quale, parlando di sostenibilità, a esortato a considerare anche «quella umana». «La transizione energetica è una sfida che deve contemperare la sostenibilità economica e sociale e non può prescindere da un’attenta analisi costi-benefici. Alcune scelte rischiano di renderci dipendenti da Paesi che, per quanto riguarda le condizioni di lavoro, sono lontanissimi dal rispetto minimo dei diritti – ha continuato il parlamentare -. Inoltre, bisogna darsi obiettivi temporalmente perseguibili e coerenti con le specificità economiche dei territori».

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