Politica

Perché i balneari sono un problema. Come si è arrivati all’attuale nodo

24
Maggio 2022
Di Giampiero Cinelli

Sarebbe superficiale derubricare il nodo degli stabilimenti balneari a una mera faccenda elettorale. Ma non si capirebbe il perché di tanta bagarre senza far luce sul caos legislativo e di attribuzioni di competenza che negli anni passati l’hanno generata.
Il problema dei balneari è la proroga delle concessioni. Che stando all’ultima pronuncia del Consiglio di Stato terminerà il 31 dicembre 2023. Dal 2024, dunque, gli stabilimenti nelle spiagge italiane dovranno essere rimessi a gara. E ai bandi possono partecipare anche imprese estere, operanti nel territorio europeo. Basterebbe considerare la preoccupazione dei piccoli imprenditori locali, nel doversi confrontare con società facoltose e molto ben attrezzate. Eppure il malcontento nasce dal fatto che sui tempi delle concessioni e sulle proroghe è stata fatta troppa confusione, con il rischio di creare effettivi danni all’attività produttiva dei circa 30.000 gestori. 

L’ORIGINE DEL PROBLEMA
I garbugli nascono con la direttiva 2006/123, la cosiddetta Direttiva Bolkestein, atta a favorire maggiore concorrenza nella gestione turistica dei beni demaniali, soprattutto marittimi. Andando a eliminare il rinnovo automatico delle concessioni, allora valide sei anni, e il diritto di insistenza. L’Italia però non si adegua celermente e, di fatto, pur nel contesto di un riordino, finisce per prorogare le concessioni in scadenza nel 2009 fino al 2015. Subendo la prima procedura di infrazione. Poi una nuova proroga al 2020 per un quinquennio, che è stata oggetto di richiamo da parte degli organi comunitari. Ma nel 2018, il governo Conte, con la legge del 30 dicembre n.145, concede addirittura una proroga decennale, dal 2023 al 2033. Una decisione che il Consiglio di Stato ridimensionerà, stabilendo che la proroga potesse essere concessa solo fino al 2023 appunto. Identica la posizione dell’Agcm. Il problema dei balneari è anche che nella fascia temporale che abbiamo rapidamente percorso molte concessioni sono state rilasciate dalle amministrazioni comunali, facendo leva sugli indirizzi del governo centrale.

Per quanto la ratio della direttiva Bolkestein può avere in sé delle chiare ragioni, ogni orientamento generale deve poi calarsi nel contesto di riferimento. In un settore, come quello balneare turistico, in cui intere famiglie basano ormai la loro attività economica soltanto sulla gestione degli stabilimenti che hanno da anni, la forte riapertura del mercato può rappresentare una evidente criticità, anche in termini di continuità occupazionale degli addetti. Tra l’altro, chi è entrato in possesso degli stabilimenti da meno di cinque anni, rischia effettivamente di non veder ripagato l’investimento, ritrovandosi sulla spalle un mutuo a fronte di una cessata attività. I ricorsi dei gestori, sono in ragione del fatto che, nonostante le indicazioni della direttiva 2006/123, essi hanno comunque ottenuto la proroga, e si vedrebbero quindi negato un diritto con logiche retroattive. Comunque, dovrebbero scontare sulla loro pelle il frutto di contrasti legislativi tra diverse fonti.

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