Politica
Percezione della corruzione, Italia 52esima nell’ultimo global report
Di Giampiero Cinelli
La corruzione continua a crescere su scala globale e il fenomeno non risparmia nemmeno le democrazie più consolidate. Anche l’Italia registra un nuovo arretramento: nell’Indice di Percezione della Corruzione 2025 il punteggio scende a 53, uno in meno rispetto al 2024, quando si era già interrotta la traiettoria di miglioramento avviata nel 2012. È proprio da quell’anno che il Paese aveva scelto di puntare con decisione sulla prevenzione, introducendo norme e strumenti orientati ad anticipare i rischi e rafforzare la trasparenza nella pubblica amministrazione.
I dati dell’edizione 2025 del CPI, elaborato da Transparency International, confermano l’Italia al 52° posto nella classifica globale che comprende 182 Paesi e territori. Secondo l’organizzazione, il sistema nazionale di prevenzione della corruzione risente in modo evidente dell’indebolimento di alcune misure chiave. Tra queste pesa la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio, scelta che nel 2025 ha visto l’Italia, insieme alla Germania, opporsi all’inserimento di questo reato tra quelli perseguiti a livello europeo nell’ambito della Direttiva anticorruzione proposta dalla Commissione nel 2023 e approvata in via provvisoria a dicembre 2025.
Transparency International Italia segnala inoltre altre criticità strutturali. Manca ancora una legge organica sul lobbying e la proposta approvata alla Camera a gennaio viene giudicata incompleta, in attesa ora dell’esame al Senato. Restano irrisolti anche i nodi di una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi e della sospensione del Registro dei titolari effettivi, elementi che incidono direttamente sul quadro dell’integrità pubblica e sull’efficacia delle misure antiriciclaggio.
Il quadro internazionale non è più rassicurante. I dati del CPI 2025 mostrano come anche le democrazie, tradizionalmente più efficaci nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o ai sistemi ibridi, stiano registrando un deterioramento delle performance. Il calo riguarda Paesi come Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda, ma anche diverse realtà europee, tra cui Regno Unito, Francia e Svezia. Negli ultimi dieci anni, in Europa occidentale e nell’Unione europea, tredici Paesi hanno segnato un peggioramento significativo, mentre solo sette sono riusciti a migliorare i propri risultati.
A preoccupare è anche la riduzione dello spazio civico. Dal 2012, trentasei dei cinquanta Paesi che hanno registrato un forte calo nei punteggi CPI hanno visto restringersi le libertà di espressione, associazione e riunione, un fattore che indebolisce ulteriormente i meccanismi di controllo democratico.
«In un contesto mondiale nel quale i principi dello Stato di diritto ed i rapporti internazionali stanno progressivamente mutando è fondamentale, per ciascuno di noi, riaffermare con decisione che valori quali l’integrità, la trasparenza e la responsabilità sociale sono ineludibili», sottolinea Michele Calleri, presidente di Transparency International Italia. «Per questo dobbiamo impegnarci nella realizzazione di un modello di società e di rapporti umani che trovi più conveniente ed etica l’integrità rispetto alla corruzione, la trasparenza rispetto al clientelismo e la responsabilità rispetto all’omertà sociale».





