Politica

Mario Mauro: Difesa comune europea indispensabile, ci renderebbe paritari agli Usa

24
Aprile 2024
Di Giampiero Cinelli

Chi andrà alle urne per le imminenti elezioni europee dovrà farlo anche pensando a un tema che cinque anni fa avrebbe ritenuto certamente meno importante: la difesa comune europea. Ne ha fatto riferimento anche il Capo dello Stato Sergio Matterella, parlando da Lubiana in occasione del ventennale dell’adesione slovena all’Unione Europea. Il Presidente si è augurato che a votare vadano in molti e ha sottolineato la necessità di migliorare l’integrazione dei sistemi di difesa, intendendoli non come alternativi alla Nato, ma come un «rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza».

Prendere atto dei cambiamenti
Sulle parole di Mattarella e sul tema della difesa europea è intervenuto, a Largo Chigi, il talk di The Watcher Post, Mario Mauro, ex Ministro della Difesa nel governo Letta e oggi Presidente del Centro Studi Meseuro: «Il Presidente della Repubblica, ricordiamo, presiede anche il Consiglio Supremo di Difesa, al tavolo con i ministri competenti e il Premier. Tramite questi vertici la linea politica sulla difesa si trasferisce alle sfere istituzionali. Mattarella esprime consapevolezza, non per chissà quali ragioni ma perché viene la guerra. Il che non vuol dire volere la guerra, ma rendersi conto che il patto scaturito 80 anni fa a Yalta non è più espressione della volontà degli attori adesso in gioco. Cina e India a Yalta non c’erano e la Russia vorrebbe nuovamente porsi come interprete di Yalta. Neanche l’UE c’era a Yalta, solo Francia e Inghilterra, al tempo imperi coloniali al tramonto che da lì a 15 anni avrebbero perso i loro possedimenti. Quello era un accordo tra i vincitori, mentre L’Unione europea è un accordo tra vincitori e vinti, per questo può avere un ruolo propositivo dirimente».

La sovranità europea parta dalla Difesa
Mauro è convinto che all’Ue spetti il compito storico di rafforzare il sistema di difesa, pensandolo come un elemento anticipatore di una vera unità politica. «E non è un caso che Matterella abbia detto quelle cose a Lubiana. L’Unione europea è riuscita a far coesistere Europa dell’Est e Europa dell’Ovest, un’iniziativa di allargamento dello spazio Ue iniziato circa vent’anni fa che certamente ha avuto le sue controindicazioni ma ha evitato altre guerre, essendo noi stati capaci di abbracciare 150 milioni di persone, così allontanate dall’influenza della Russia. Ora l’Unione può ancora sparigliare le carte, però se se è capace di sedersi al tavolo con una voce sola, rendendo paritario il rapporto con gli Stati Uniti».

Ma quali sono le condizioni politiche all’interno dell’Ue?
Il disegno deve rapportarsi al contesto politico europeo odierno. Una fase in cui si pensa possa crearsi una maggioranza di forze di destra alternativa alla cosiddetta “maggioranza Ursula”, in cui Popolari e Socialisti hanno avuto molto spesso convergenze. Muovendo da questo, Mauro ha ricordato che nel 2009, quando siedeva nel parlamento di Bruxelles, faceva parte del Pdl. Ora chi componeva il Pdl si presenterà alle elezioni europee diviso. Prima i conservatori europei erano egemoni, potevano accelerare il processo di integrazione, ma poi tutto si è rallentato a causa della Brexit. Leggendo gli eventi anche dal lato del tema Difesa, per Mauro chi rimpiange più di tutti è soprattutto l’industria bellica britannica, che avrebbe bisogno di partecipare a progetti comuni in ambito aereo e spaziale. «Le istituzioni europee sono tuttora non un’entità compiuta ma un negoziato continuo che spinge sempre a considerare le ragioni degli altri. Addirittura i I tedeschi sono arrivati ad accettare l’emissione di debito comune in virtù del piano di rilancio post pandemico che non ha nulla di meno degli Eurobond, favorendo Italia e Spagna da sempre assai criticate da Berlino. Le cose insieme si possono fare e in Paradiso poi ci andiamo, non solo per amore di Dio ma per paura dell’inferno», ha infine ironizzato Mauro dando forza al concetto delle necessità comunitarie.

Le prospettive
Dopotutto, «a Yalta la popolazione globale era di 2 miliardi e mezzo, gli europei erano 500 milioni e disponevano della più alta tecnologia, oggi siamo più di 7 miliardi, in Europa con età media più alta rispetto a una giovanissima Africa che ci sta di fronte, nello stesso tempo in cui assistiamo al trionfo dell’India e alla crescita di capacità tecnologica delle altre grandi nazioni non occidentali. Come possiamo quindi non cambiare anche noi? Il livello di integrazione deve essere profondo, anche più del modello federale americano. Lo stesso Winston Churchill nel ’45 a Zurigo fu lucidissimo da questo punto di vista, quando affermò che un’unificazione europea dovesse partire proprio dalla Difesa. Indispensabile se pensiamo che gli americani, dalle loro dichiarazioni, non sembrano più così inclini a riversare il massimo delle energie per la difesa dell’Europa. Lo fece intendere anche Barack Obama, mostrandosi nel 2011 scettico sul mantenimento di oltre 100.000 militari sul suolo europeo con più il supporto tecnico e logistico. Eppure senza il contributo di mezzi e sistemi statunitensi, nessun esercito europeo potrebbe combattere».

Guarda qui la puntata integrale di Largo Chigi:

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