Politica
L’Italia alla prova dei nuovi equilibri internazionali
Di Alessandro Caruso
Il quadro politico ed economico italiano degli ultimi giorni restituisce l’immagine di un Paese chiamato a misurarsi con un contesto internazionale sempre più instabile, nel quale le scelte di politica estera, la tenuta economica e la dimensione valoriale risultano ormai inseparabili. Il viaggio del Presidente della Repubblica negli Emirati Arabi Uniti ha rappresentato in questo senso molto più di una missione istituzionale: è stato il segnale di una strategia che guarda al Mediterraneo allargato e al Golfo come snodi centrali per energia, investimenti e stabilità, in una fase in cui l’Europa è chiamata a diversificare relazioni e filiere. Il rafforzamento del dialogo con Abu Dhabi si inserisce in un contesto di transizione geopolitica in cui l’Italia prova a ritagliarsi un ruolo da ponte, valorizzando credibilità istituzionale e diplomazia economica, mentre la competizione globale rende sempre più fragile l’illusione di catene del valore lineari e sicure. Sullo sfondo, la situazione internazionale continua a produrre onde lunghe che arrivano fino a Roma. Negli Stati Uniti, le tensioni sociali tornate a esplodere a Minneapolis riaprono una frattura mai sanata, mostrando come l’instabilità interna americana resti un fattore di rischio sistemico anche per gli alleati, soprattutto in un anno elettorale che promette radicalizzazione e incertezza. Allo stesso tempo, il conflitto in Ucraina rimane una guerra di logoramento che pesa sulle economie europee più di quanto spesso si ammetta, tra costi energetici, spesa per la difesa e ridefinizione delle priorità industriali, mentre il dossier iraniano continua a rappresentare un potenziale detonatore regionale, capace di influenzare prezzi delle materie prime, rotte commerciali e sicurezza globale. In questo quadro, l’Italia si muove con una postura prudente ma consapevole, costretta a leggere insieme sicurezza, economia e politica estera, senza più compartimenti stagni. La Giornata della Memoria, celebrata in questi stessi giorni, ha aggiunto un livello ulteriore di riflessione, ricordando come la storia non sia un esercizio rituale ma una chiave per interpretare il presente. Il richiamo alle responsabilità collettive, alla fragilità delle democrazie e alla necessità di difendere valori e istituzioni assume un significato particolare in una fase segnata dal ritorno dei conflitti, dalla normalizzazione della violenza e dalla tentazione di semplificazioni identitarie. Tenere insieme memoria e attualità significa riconoscere che le scelte di oggi, dalle alleanze internazionali alle politiche economiche, hanno conseguenze di lungo periodo e che la stabilità non è mai acquisita. La settimana si chiude così con un filo rosso che lega diplomazia, crisi globali e coscienza storica: l’Italia è chiamata a navigare un sistema internazionale più instabile, facendo leva su credibilità istituzionale, capacità di mediazione e consapevolezza del proprio ruolo, in un tempo in cui il confine tra politica interna e ordine mondiale è diventato sempre più sottile.





