Politica

Legge elettorale: la Camera ha detto sì. Ecco come si voterà

13
Ottobre 2017
Di Redazione

I franchi tiratori, una quarantina secondo gli addetti ai lavori, e i 40 assenti, alcuni “non giustificati” non hanno impedito il via libera della Camera al Rosatellum (375 i sì e 215 i contrari).  Il patto a 4 tra Pd, Fi, Lega e Ap ha retto. Ora il progetto di riforma delle legge elettorale viaggia spedito verso il Senato dove non è escluso il ricorso alla fiducia. Già martedì comincerà l’esame in commissione e nel giro di una decina di giorni arriverà il voto definitivo alla nuova legge elettorale, un mix di proporzionale e maggioritario con soglia di sbarramento al 3%.

La nuova legge, infatti, prevede che i deputati siano eletti con un sistema misto proporzionale e maggioritario su collegi uninominali. Si voterà su un'unica scheda, dove il candidato del collegio sarà affiancato dai simboli delle liste a suo sostegno e barrando sul simbolo del partito la preferenza andrà sia al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale. Per i 231 deputati eletti su collegi uninominali maggioritari (il 36% del totale) sono dunque previste coalizioni tra diversi partiti a sostegno di un unico candidato. I restanti 399 saranno invece eletti sul proporzionale attraverso dei listini bloccati. Di questi 12 deputati continueranno ad essere eletti nelle circoscrizioni estere (con le preferenze) e uno in Val d'Aosta su collegio uninominale.

Tutti gli altri usciranno dai listini nei 65 collegi plurinominali. Saranno invece sei uninominali e cinque proporzionali i collegi del Trentino Alto Adige. Secondo le stime, i collegi plurinominali dovrebbero eleggere un massimo di 7-8 deputati. I listini, seguendo le indicazioni della Consulta, saranno su collegi di piccole dimensioni per favorire la riconoscibilità dei candidati. La soglia di sbarramento – sia alla Camera che al Senato – sarà del 3% con l'eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. Se un candidato dovesse vincere sul suo collegio manterrebbe il seggio anche nel caso la sua lista non raggiungesse la soglia del 3%. Per le coalizioni la soglia minima è fissata invece al 10%. I voti degli elettori che barreranno solo il nome del candidato di collegio saranno ripartiti per tutte le liste a suo sostegno. I candidati dovranno rispettare la parità di genere. Ciascuno dei due sessi non dovrà superare il 60% dei candidati dei listini e l'assegnazione dei seggi degli stessi seguirà l'alternanza donna-uomo, uomo-donna.

Non è previsto voto disgiunto, ovvero la possibilità di votare un candidato nel collegio uninominale e una lista diversa nel proporzionale. Uno stesso candidato si potrà presentare su un collegio e in un massimo di tre listini plurinominali. Se sarà eletto in più di un collegio plurinominale, si vedrà assegnare il seggio del collegio in cui la sua lista avrà accumulato la percentuale più bassa. La ripartizione dei collegi avverrà su base nazionale per la Camera dei Deputati e su base regionale per il Senato

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