Un sapore nuovo. Più intenso. La Giornata 2026 dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera non è come le altre. In piena crisi geopolitica frutto dei conflitti mediorientale e dell’invasione russa dell’Ucraina, all’alba di un referendum confermativo sulla riforma della giustizia tristemente politicizzato, l’Italia ha l’occasione di specchiarsi e riscoprire se stessa, a partire dalla sua storia.
Paradigmatiche le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «Il 17 marzo celebra il raggiungimento dell’unità nazionale, il riconoscimento dell’Italia come Stato sovrano, il coronamento delle aspirazioni e dell’impegno civile che caratterizzarono la stagione del Risorgimento, solennemente riaffermati poi nella lotta di Liberazione, che ha consentito al Paese di riconquistare con la propria unità la propria libertà, ricomponendo la frattura istituzionale e politica determinata dall’occupazione nazifascista, costruendo l’Italia contemporanea; l’unità non costituisce soltanto un assetto politico-istituzionale, bensì è un ideale profondo e condiviso, che attraversa e interpreta l’intera vicenda storica del nostro Paese.
Per Mattarella Costituzione, Canto degli Italiani e Tricolore sono simboli di una comunità fondata sulla partecipazione, sulla solidarietà e sul rispetto delle istituzioni democratiche e di ogni persona. Un patrimonio di valori che la ricorrenza del 17 marzo invita a rinnovare e a trasmettere, in particolare alle giovani generazioni, in un dialogo costante e aperto. A loro, chiamate ad affrontare trasformazioni profonde e sfide globali di inedita complessità, le istituzioni – conclude Mattarella – sono tenute a offrire orientamento, fiducia e responsabilità, affinché possano contribuire con piena consapevolezza alla costruzione del futuro del Paese». Il sorvolo delle Frecce Tricolori a bassissima quota su Montecitorio lascia pensare. Il primo pensiero instillato dal boato non va all’Italia o agli Italiani, ma istintivamente alla guerra. Dalla quale orgogliosamente l’Italia si sta tenendo fuori.
Nel rispetto dell’articolo 11 della nostra Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Promuove invece la pace e la giustizia tra le nazioni, favorendo organizzazioni internazionali a tal scopo, con limitazioni di sovranità necessarie». Non dimentichiamocelo.





