Politica

Il rinvio delle Comunali allontana la scelta dei candidati delle coalizioni

09
Marzo 2021
Di Andrea Maccagno

Con una curva dei contagi e dei ricoveri in terapia intensiva e una campagna vaccinale che fatica a decollare, le possibilità che si tenessero le elezioni amministrative in primavera, come da scadenza naturale, erano minime. E infatti  il Consiglio dei Ministri lo scorso 4 marzo ha rimandato l’appuntamento con le urne a una data compresa tra il 15 settembre e il 15 ottobre.

Si tratta di un test nazionale tutt’altro che secondario. Sono infatti coinvolti 1293 comuni, di cui 122 con popolazione superiore ai 15.000 abitanti (soglia che si abbassa a 3.000 per la provincia di Trento, in base alla normativa vigente nella Provincia Autonoma): qui è previsto per legge il ballottaggio qualora nessun candidato ottenesse il 50,1% dei voti al primo turno.

Tra questi ultimi, 20 sono capoluoghi di provincia, di cui 6 capoluoghi di regione: Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste. Si tratta di oltre 5 milioni di elettori coinvolti solo in queste città.

Gli appuntamenti più importanti riguardano Roma e Torino, le due città “grilline” che escono dalle esperienze Raggi e Appendino. Se nella capitale la sindaca ha già dichiarato di volersi ricandidare, nel capoluogo sabaudo non ci sarà un Appendino-bis.

La domanda un po’ ovunque è una: verrà proposto lo schema del Conte II? O si andrà verso tre poli distinti? I giochi sono aperti e il posticipo delle elezioni non determinerà una risoluzione del dilemma nel breve termine.

Certo, la partita di Roma è la più intricata delle sei. Qui il centrosinistra è diviso in mille rivoli: chi vuole una candidatura Dem, chi spera in un’edizione romana dell’accordo giallorosso, chi guarda a Calenda, chi avanza il nome di Gualtieri. Alcuni sospettano possa essere proprio quest’ultimo la figura sulla quale fare sintesi: secondo i dati di IZI, Gualtieri vincerebbe al ballottaggio contro qualsiasi candidato. In campo centrodestra, invece, ancora notte fonda.

Non va meglio a Torino, dove il centrosinistra è in perenne caos. A giorni alterni si confermano e si sconvocano le primarie. I papabili candidati sono molteplici, nessuno mai convincente appieno. La scorsa settimana si è fatto addirittura il nome dello juventino Claudio Marchisio, che ha fatto prontamente sapere di non essere della partita. Ad oggi, il rinvio delle elezioni potrebbe essere un assist per il ritorno delle primarie, ma Appendino con un’intervista a Repubblica ha fatto sapere di voler lavorare per una coalizione Pd-M5S-LeU. Il centrodestra, invece, sembra lentamente compattarsi dietro il nome di Paolo Damilano: fosse confermato, potrebbe essere una candidatura con reali chance di vittoria. Secondo l’ultimo sondaggio di SWG, Damilano sarebbe infatti vicinissimo a Lo Russo (Pd) in un ipotetico ballottaggio: 53% vs 47%.

Più lineare la sfida che si delinea a Milano, all’insegna del bipolarismo classico (qui il Movimento 5 Stelle non ha mai attecchito). Da una parte il centrosinistra che appoggia la ricandidatura di Sala, l’uomo da battere: un sondaggio di BiDiMedia lo dà al 47,1% (+10 sul secondo), mentre Eumetra lo dà sconfitto solo contro Albertini. Dall’altra il centrodestra, che deve ancora trovare lo sfidante: la Lega ha fatto sapere di preferire un profilo civico.

A Napoli Luigi De Magistris non può più ricandidarsi. Qui l’alleanza Pd-M5S può realizzarsi concretamente, visti i recenti risultati di Pomigliano d’Arco e Giuliano. Dal fronte Dem, ha fatto sapere di volersi candidare l’ex sindaco e presidente di Regione Antonio Bassolino. Nessuna novità sul versante centrodestra che, come nelle altre realtà dove non risulta uscente, sembra al momento preferire osservare dalla finestra.

Stallo anche a Bologna, dove non si comprende se le primarie del centrosinistra si terranno oppure no e quale sarà il perimetro dell’alleanza. Infatti, mentre in casa Dem a sfidarsi potrebbero essere Matteo Lepore e Elisabetta Gualmini, rimane sul tavolo la potenziale apertura al Movimento 5 Stelle. Sul fronte centrodestra tutto ancora immobile, anche se spunta la candidatura civica di Gianluca Galletti, ex ministro dei governi Renzi e Gentiloni.

Solo a Trieste il centrodestra si presenta da incumbent, con il sindaco Dipiazza che proverà la sua quarta elezione alla carica di primo cittadino. Il centrosinistra gli contrapporrà Francesco Russo, già senatore della XVII Legislatura ed attuale Vicepresidente del Consiglio Regionale friulano.

A sei mesi dalle elezioni è quindi tutto ancora aperto. Pochi sono i candidati al momento definiti e molto influirà il contesto politico nazionale. L’incognita vera sembra risiedere però in casa centrosinistra: procedere sulla strada giallorossa o proporre uno schema classico di alleanze? Occhio a Roma e Torino, le due città che determineranno vincitori e vinti della partita.

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