Le recenti elezioni amministrative restituito un quadro migliore del previsto per il centrodestra. Dopo settimane segnate dalla sconfitta al referendum sulla giustizia, dalle tensioni internazionali e dalle difficoltà economiche, il timore diffuso era che il logoramento accumulato si traducesse in un’emorragia di voti anche a livello locale. Non è successo.
Le vittorie al primo turno a Venezia e Reggio Calabria hanno colto di sorpresa quasi tutti: due piazze considerate quantomeno incerte, conquistate senza bisogno del ballottaggio. Ma al di là dei singoli casi, il segnale complessivo è che la coalizione di governo ha retto meglio di quanto molti si attendessero, impedendo che la narrativa del declino si cristallizzasse in dati elettorali.
È vero che il voto amministrativo obbedisce a logiche proprie – candidati locali, radicamento territoriale, liste civiche – e che richiamarsi ai risultati comunali per trarne indicazioni politiche generali è sempre un’operazione rischiosa. Ma sarebbe disonesto ignorare che la vigilia era carica di attese negative per Palazzo Chigi. Meloni ha colto la palla al balzo e ha riletto il voto come conferma della concretezza» del governo.
Sul versante opposto, il centrosinistra fatica a convertire il consenso che i sondaggi gli attribuiscono in risultati concreti. Le amministrative, storicamente il terreno più favorevole all’area progressista, non hanno prodotto lo slancio atteso dopo il referendum. E il rebus della leadership rimane aperto: il PD è il primo partito dell’area, ma Conte viene percepito come più competitivo di Schlein in una corsa di coalizione.
Il dato più significativo di queste elezioni è forse proprio questo: il sistema politico italiano appare molto più incerto nei sondaggi che nelle urne.
Ne abbiamo parlato a Largo Chigi, format curato da The Watcher Post e in onda su Urania News. Ospiti Felice Manti – giornalista de Il Giornale; Andrea Bulleri – giornalista de Il Messaggero; Domenico Giordano – Arcadia. Conduce Paolo Bozzacchi.
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