Politica

Elezioni amministrative #2. La disfida di Palermo e le regionali in Sicilia

23
Aprile 2022
Di Ettore Maria Colombo

Sarà la Sicilia il vero test nazionale, cioè le elezioni amministrative regionali se e quando si terranno in via anticipata sulla base di una decisione – quella dell’attuale presidente, Nello Musumeci, autonomista ma molto vicino al partito di FdI e che la Meloni vuole ricandidare a governatore – di anticipare la data del voto regionale a giugno che potrebbe scompaginare tutti i giochi. Soprattutto per quello che riguarda lo schema delle alleanze. 

Sull’isola e, in particolare, a Palermo, si gioca la partita più delicata, non a caso, le forze in campo si stanno ancora studiando. Ma se Pd e M5s sono in corsa per esprimere il candidato presidente per l’isola (fra i dem è in campo il nome di Peppe Provenzano, vice-segretario ed ex ministro per il Sud, tra i 5s quelli di Dino Giarrusso e Giancarlo Cancelleri), il centrosinistra attende prima che si dipani la matassa del centrodestra. Campo in cui rimane in piedi l’ipotesi della ricandidatura di Musumeci, che però Lega e FI boicottano, mentre i plenipotenziari di Udc e Iv meditano di dare vita a un polo centrista. Una gara, quella regionale, che si incrocia con quella del sindaco di Palermo. Il candidato individuato dal centrosinistra per il capoluogo siciliano è Franco Miceli, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti, area Pd.

La corsa separata di Lega-FI e dei centristi

Anche in Sicilia, la partita interna alla coalizione di centrodestra vede strettamente legata la sfida per Palermo e quella per la presidenza della Regione. Per queste elezioni amministrative Palermo è la casella rimasta vuota, dopo che a Messina si è deciso di convergere verso Maurizio Croce. Forza Italia e Lega puntano su Francesco Cascio, ma incontrano le resistenze di Fratelli d’Italia che nei giorni scorsi ha rivolto un appello pubblico a Silvio Berlusconi perché assumesse una iniziativa per fare chiarezza. “Al momento non è previsto alcun vertice” di centrodestra, spiega Maurizio Gasparri (FI), “ci sono contatti, ma poi valuterà Berlusconi”.

Ma da Arcore è arrivato ad oggi solo un freddo “no comment”. Il Presidente di Forza Italia al momento pare disinteressato all’intera vicenda. Fonti del partito replicano tuttavia che recapitare un appello di questo tipo a mezzo stampa non è certo il modo migliore per intavolare un confronto serio e proficuo.

Il clima, nel centrodestra isolano, è una spirale di accuse, gelosie e ripicche interne. Una coalizione che vive ormai da mesi in un clima permanente di incomunicabilità e di tensione, senza alcuna schiarita. L’ appello lanciato da Fratelli d’Italia perché Berlusconi intervenisse sul futuro candidato sindaco di Palermo al momento è caduto nel vuoto. Così la situazione resta congelata: da un lato l’intesa tra FI e Lega sulla discesa in campo dell’azzurro Francesco Cascio e, sul fronte opposto, il partito di Giorgia Meloni che vede in quest’asse la volontà di danneggiare proprio FdI più che battere la sinistra. 

Dentro il partito azzurro si fa notare che nell’Isola FI è ampiamente la prima forza politica. Il coordinatore regionale azzurro, Gianfranco Micciché, sembra voler giocare più di sponda con i centristi che con Salvini e Meloni, strizzando l’occhio alla candidatura dell’Udc Lagalla e rafforzando un asse ormai rodato con Faraone (Iv). Insomma, FI minaccia di andarsene per conto suo chiede a FdI di abbassare i toni (e le penne) e cercare insieme una soluzione condivisa per le elezioni amministrative.

In sintesi, a Palermo – dove, se si considerano tutti i nomi in campo, ci sono più candidati che partiti… – si è arrivati a un patto tra Lega e FI, con l’annuncio dei vertici regionali di un ticket tra l’azzurro Francesco Cascio e come vice il leghista Francesco Scoma, che finora era pronto a correre da solo, come Francesco Lagalla per l’Udc e Carolina Varchi per FdI. In realtà, il ticket è durato poco: Scoma si è sfilato subito, pur assicurando il suo appoggio a Cascio, lasciando a mani vuote il coordinatore siciliano leghista Minardo. Il tutto mentre Lagalla (Udc) ha confermato la sua candidatura e Davide Faraone, che era pronto a presentarsi per Italia viva, ha annunciato il suo «passo laterale» e l’appoggio a Lagalla per dar vita a un polo centrista, incubatore di possibili poli regionali futuri di marca fortemente neocentrista. 

Pesa la perenne rivalità tra Meloni e Salvini 

Ma soprattutto l’intesa Lega-FI è sembrata uno schiaffo al partito di Giorgia Meloni e ha provocato una reazione durissima. FdI denuncia «l’enorme confusione» siciliana che «come molti altri segnali» testimoniano «più la volontà di danneggiare» il partito che «quella di combattere le sinistre». Ma «preoccupa» soprattutto che «il comportamento di Lega e FI sembra essere finalizzato soprattutto a dividere e indebolire il centrodestra» con l’obiettivo di «proseguire l’alleanza arcobaleno con la sinistra anche dopo le prossime elezioni politiche». FdI invece chiede la conferma di Musumeci e apre, disponibile a cercare «con tutto il centrodestra se ancora tale si considera» candidati comuni a Palermo e Messina «prima di arrendersi e prendere ciascuno le proprie decisioni». Poi la conclusione, con l’appello a Silvio Berlusconi, ma non a Salvini, nemmeno chiamato in causa.

Chiaro che uno scontro di tale portata potrebbe avere un effetto bomba sulle alleanze anche altrove. Soprattutto dove non c’è accordo, come a Verona, Parma e Catanzaro, oltre ad Oristano. Ma ormai il tema è nazionale: il centrodestra è vicino alla rottura. Urge chiarimento, altrimenti, ove mai si verificasse un secondo ‘disastro’, alle prossime elezioni amministrative, dopo quello del 2021, le stesse possibilità di vittoria del centrodestra, a livello di elezioni politiche nazionali, ne sarebbero gravemente inficiate, rafforzando l’asse del centrosinistra, oggi minoritario, e allontanando – per i dissidi interni, locali e nazionali, e per la rivalità tra Salvini e Meloni – ogni possibilità di vittoria a livello complessivo. Un vero harakiri.

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