Politica

Draghi convince Salvini e Tajani. E Berlusconi riscende in campo

14
Aprile 2022
Di Ettore Maria Colombo

Draghi? Era in una forma strepitosa…”
«Draghi? L’incontro è durato un’oretta e mezza, abbiamo fatto un buon lavoro chiarendo una serie di questioni che hanno condivisione assoluta. Il premier oggi l’ho trovato in forma strepitosa». Lo dice, a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il deputato e leader di Noi con l’Italia Maurizio Lupi. Messa così, sarebbe fin troppo facile. Eppure, fino a ieri mattina, l’esecutivo sembrava sull’orlo di una crisi di governo. Lega e FI avevano puntato i piedi sulla riforma del catasto, minacciavano il governo ove mai, sulla delega fiscale, avesse voluto ricorrere alla fiducia.

Lincontro a palazzo Chigi prometteva tempesta.
Poi, lincontro, a palazzo Chigi. Dura un’oretta e Draghi ne esce serafico, forte di una calma olimpica. «Non stralceremo la riforma del catasto, ma non ci sarà nessun aumento delle tasse» dice, in modo perentorio, il premier alla delegazione del centrodestra che sale a Palazzo Chigi.

Questo governo non aumenterà le tasse” la promessa che tacita il centrodestra.
«Questo governo non ha aumentato e non ha intenzione di aumentare le tasse» è dunque il ragionamento che il premier ha fatto al centrodestra. Quella sul catasto, ha spiegato, è un’operazione di trasparenza, ma non significa aumentare le tasse sulla casa.

Nessun muro contro muro, dunque, ma la volontà esplicita di andare avanti con la riforma del catasto per renderlo più trasparente, ribadendo allo stesso tempo l’intenzione di non voler imporre nuove tasse, spiega il premier. L’orientamento del presidente del Consiglio sulla delega fiscale viene confermato anche da vari partecipanti all’incontro a Palazzo Chigi.

Il confronto tecnico e la soddisfazione di Draghi
Sulla delega fiscale ci sarà un “affinamento tecnico” su alcuni punti, senza però “stravolgere la sostanza” del provvedimento rimarcano fonti di governo. Le modifiche, precisano le stesse fonti, riguarderanno specialmente il sistema duale (cioè quante aliquote fiscali ci saranno, se solo due, e quanto si pagherà) più che la riforma del catasto.

Il centrodestra scende a più miti consigli…
Il vertice con Matteo Salvini, Antonio Tajani, Lupi di Noi con l’Italia e Lorenzo Cesa dell’Udc era stato chiesto nei giorni scorsi da Lega e Forza Italia, contrari alla riforma del catasto, alla delega fiscale e preoccupati da un aumento delle imposte (più volte smentito dal presidente del Consiglio). “Il centrodestra non ha mai chiesto lo stralcio del catasto, ma una modifica del testo che consenta di evitare ambiguità e garantisca che non ci siano nuove tasse sulla casa”, rinculano ora Lega e FI. E, al termine dell’incontro con Draghi, Salvini ammette: «C’è un’ampia disponibilità di Draghi a risolvere i problemi. Occorre tagliare le tasse».

Fonti della Lega fanno trapelare che durante il colloquio con Draghi il leader del Carroccio «ha rilanciato anche l’esigenza di una grande pace fiscale, pur consapevole che ci sono resistenze da parte del Pd». Insomma, butta la palla in avanti. Salvini poi sottolinea la necessità di evitare «resti poco chiari che rischiano di prestarsi a interpretazioni ambigue, anticamera di possibili aumenti di tasse». Il bicchiere mezzo pieno.

Il coordinatore di Forza Italia, Tajani, più realista, dopo l’incontro annuncia: «Ci rivedremo dopo Pasqua, confidiamo si possa trovare una soluzione positiva su questioni fiscali, se si trova l’accordo non serve la fiducia».

In un comunicato congiunto, il centrodestra conferma che la delegazione auspica “che la legge delega sul fisco possa essere approvata in tempi brevi, ma si opporranno a interventi legislativi che possano aprire la strada a un possibile aumento delle tasse sulla casa e sui risparmi. Con questo stesso spirito, i tecnici dei partiti e del governo lavoreranno, già a partire dalle prossime ore, per modificare il testo e individuare una soluzione condivisa, che garantisca i cittadini e assicuri al governo la possibilità di affrontare le emergenze del Paese”. Belle parole, ma la realtà è che hanno rinculato.

Il ritorno sulla scena di Silvio Berlusconi
La verità è che il centrodestra è spaccato come una mela. Silvio Berlusconi è tornato in scena, nella kermesse azzurra dello scorso fine settimana. Ha condannato, per la prima volta apertamente, la condotta del suo (ex) amico Putin e la sua decisione di condurre una guerra folle mentre Salvini fa il pacifista e la Meloni l’atlantista. Non solo. Berlusconi si è schierato apertamente dalla parte di Macron nelle presidenziali francesi mentre Salvini continua a elogiare la (possibile) rimonta di Marie Le Pen e la Meloni dice, furbescamente, che «nessuno dei candidati in campo in Francia mi rappresentano», rinsaldando il suo ancoraggio filo-Ue e filo-Nato. Insomma, il centrodestra non ha uno straccio di politica estera comune. Ognuno se ne va per sé. Berlusconi, che pure vede in Salvini un ‘amico’, non ha neppure rilanciato sulla Federazione con la Lega. I suoi la vivrebbero come un’annessione. E se è vero che ha ribadito che, sulla casa, i principi liberali e liberisti non si toccano, ha fatto scendere Salvini a ben più miti consigli. «Il Paese – avrebbe detto ai suoi – non si può certo permettere mattane e crisi di governo con una guerra alle porte. Dobbiamo trovare una mediazione e un punto di caduta con il governo». Il punto di caduta è stato, appunto, trovato. Salvini ha dovuto rinfoderare l’ascia di guerra. La Meloni continua a tuonare dall’opposizione, ma alla fine è Berlusconi il miglior alleato di Draghi.

Il Pd prova a sfruttare le contraddizioni altrui
Ovviamente, il Pd, con Enrico Letta in persona, attacca: «Il centrodestra che sostiene Draghi fa propaganda e va a protestare su questioni su cui il premier ha già chiarito tutto il chiaribile».

Prova a infilarsi, debolmente, nella diatriba, pure Giuseppe Conte: “I 5 stelle voteranno la delega sulla riforma fiscale: primo perché ci sono misure che abbiamo fatto inserire come il cashback fiscale e poi perché abbiamo avuto garanzie da Draghi perché non ci siano aumenti della pressione fiscale.”. La verità è che Draghi ha ‘sconfitto’ Salvini come aveva fatto con Conte sull’aumento delle spese militari, che è stato solo di poco dilazionato in avanti negli anni. La riforma del catasto ci sarà, la crisi di governo no.