Politica

Dl Rilancio ignora il patrimonio storico-culturale (e Franceschini)

02
Luglio 2020
Di Redazione

Di bello c'è solo il nome: rilancio. Ma poi in concreto non si sa bene da cosa ripartire. Il Dl Rilancio sta scoprendo i nervi di una maggioranza di Governo molto divisa su temi sempre più di interesse del Paese. Lo dimostra il nuovo slittamento alla prossima settimana per l'arrivo in Aula. Balla sul piatto soprattutto l'approvazione degli emendamenti, che come al solito fanno una gran bella differenza. Tempo non ce ne é molto, e bisogna fare in fretta. 

Un esempio paradigmatico della situazione è la scarsa o quasi nulla attenzione per il nostro fiore all'occhiello: il patrimonio storico-culturale (pubblico e privato). Nel Dl Rilancio c'è sostegno per tutti, persino per chi vuole acquistare un nuovo monopattino elettrico o installare un pannello fotovoltaico. Ma non c'è nemmeno un euro per il patrimonio storico-culturale, il biglietto da visita dell'Italia nel mondo, per circa la metà gestito da privati. 

Su questo le dimore storiche (associate in ADSI) stanno diventando un caso scuola. Oltre 9mila siti che attraggono 45 milioni di visitatori all'anno soprattutto nei piccoli centri e nei borghi. Proprio da dove tutti dicono che l'economia dovrebbe ripartire. Col lockdown il settore ha già perso (indotto compreso da decine di migliaia di addetti) oltre 1,8 miliardi di euro, come illustrato da un recente studio della Fondazione Bruno Visentini.

Ebbene, per il Dl Rilancio sono state presentate al Governo diverse proposte di emendamenti, viste la funzione che svolgono ad esempio le dimore storiche per l'attrazione di flussi turistici e la capacità di generare indotto economico e dare lavoro sui territori. Poteva ad esempio essere aumentato il tax credit per le spese sostenute per la conservazione e il restauro degli immobili vincolati, creando di fatto nuove opportunità di lavoro per i professionisti del restauro, per gli artigiani, per chi si occupa dei giardini e dei parchi ecc. Ma niente. Gli immobili sottoposti a vincolo avrebbero potuto essere inclusi negli eco e sisma bonus. Ma a quanto trapela da fonti parlamentari al momento niente neanche su questo. Proposte non accolte, patrimonio storico-cutlurale privato inascoltato.

Anche le dimore storiche sembrano entrate in una diatriba (regolamento di conti?) all'interno della maggioranza. Franceschini ha chiesto a più riprese un'attenzione forte al settore del patrimonio storico-culturale pubblico e privato, e lo si potrebbe fare agilmente con l'ecobonus. Ma a quanto trapela le dimore storiche sarebbero state escluse perché di fatto non si riesce a distinguere tra una moderna villa al mare e una rocca sull'Appennino costruita secoli fa.

Gli appelli di Franceschini a dare la giusta attenzione al patrimonio storico-culturale rimangono lettera morta perché tecnicamente la scusa è che il MEF non trova i soldi per aiutarli. Poi però per i monopattini elettrici e i pannelli fotovoltaici invece… Ma davvero non si vuole investire in un settore in cui per ogni euro ben speso ne ritornano almeno due in termini di indotto e sviluppo? Non ci si può credere.

 

Redazione

 

 

 

 

photo credit: Calcio Napoli 1926

 

 

 

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