Politica

Crosetto accelera sul Safe: l’Italia chiede i fondi europei per la difesa

04
Giugno 2026
Di Giampiero Cinelli

Guido Crosetto aspetta che il governo acceleri sulla richiesta di accesso al Safe, il fondo europeo per le spese militari. Nel frattempo i progetti in sospeso si accumulano: accordi con aziende di altri paesi dell’Unione, su tutti il Samp-T di produzione italo-francese, e il costo dell’acciaio che continua a salire. Non è una novità: a metà maggio il ministro della Difesa aveva già perso la pazienza, chiedendo al ministero dell’Economia un po’ di chiarezza sugli investimenti militari. L’Italia ha assunto l’impegno, in ambito Nato, di aumentare la spesa per le armi, e Crosetto pretendeva una risposta sui tentennamenti del governo riguardo all’uso dei miliardi del Security action for Europe. Il Safe, adottato dal Consiglio europeo nel maggio 2025, mette a disposizione dell’Italia 14,9 miliardi di euro in prestiti a lunga scadenza e a tassi molto competitivi per acquisti congiunti con altri paesi europei.

Rispetto a un anno fa, quando Trump minacciava di fare dell’Alleanza Atlantica poco più di un dopolavoro se i membri non si fossero adeguati al vincolo del 5% di PIL sulle spese militari, le priorità sono cambiate. Negli ultimi due mesi il governo Meloni si è trovato quasi ad affogare in una congiuntura sfavorevole: non è uscito dalla procedura per deficit eccessivo ed è stato travolto dalla crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz. Per questo la premier e il ministro Giancarlo Giorgetti hanno impostato il negoziato con Bruxelles seguendo una logica di priorità – e di calcolo elettorale: «Non possiamo giustificare le spese militari, di fronte ai cittadini italiani, se non ci consentite di estendere la deroga al Patto di Stabilità prevista per la Difesa anche al caro-energia». A Crosetto è stato chiesto di pazientare e di non insistere finché la trattativa non si fosse sbloccata in senso positivo.

È successo, e ieri Meloni ne ha preso atto. Alla Difesa sono ormai certi che il via libera al Safe arriverà nel giro di giorni, al massimo qualche settimana. La cifra che sarà richiesta dovrebbe restare quella anticipata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani: 5 miliardi su quasi quindici, forse 6. Fonti del ministero dell’Economia contattate da La Stampa sembrano confermarlo: «Non c’è limite temporale, ma di sicuro entro luglio sarà trovata una quadra». La prudenza di Giorgetti resta, perché si tratta comunque di soldi che pesano sul deficit, e il ministro punta a uscire dalla procedura di infrazione in autunno.

Crosetto vuole fare presto

Dietro di lui, l’intero Stato maggiore della Difesa. Il costo dell’acciaio, a causa di Hormuz, sta aumentando, e con una certa lungimiranza i generali notano che la tedesca Rheinmetall ha fatto il pieno di questo importante materiale già prima della crisi iraniana. I ritardi pesano anche su Leonardo, azienda controllata dal governo, e generano grande irritazione. La Francia aspetta che l’Italia acceda al prestito per riavviare la produzione del Samp-T, il sistema missilistico avanzato prodotto dal consorzio Eurosam, partecipato da Mbda France, Mbda Italia e Thales. Rinviare ancora gli investimenti, secondo Crosetto, peggiorerebbe la vulnerabilità italiana ed europea.

Il ministero della Difesa ha predisposto una lista di priorità: specifici settori e specifiche armi di cui l’Italia ha bisogno. Si fa trapelare anche l’esigenza di rispettare gli impegni di spesa con gli altri paesi, che attendono il sì italiano al Safe. Il meccanismo è dedicato agli acquisti in partnership tra aziende europee, nell’ottica di rafforzare l’autonomia strategica dell’Ue e sganciarsi il prima possibile dagli Stati Uniti e dalla loro industria.

Il nodo politico interno

Meloni deve però fare i conti con l’impopolarità delle spese militari – una considerazione per lei ineludibile, a un anno dal voto. Tanto più che ieri le opposizioni sono riuscite a compattarsi attorno a una mozione nata su iniziativa del M5S che chiede la revisione integrale del Patto di Stabilità e degli impegni sugli investimenti assunti in sede Nato. Dieci punti sostenuti anche da Pd, Avs e Italia Viva, in cui si specifica che un eventuale scostamento di bilancio sia «esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al sostegno per la sanità pubblica e per famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica», escludendo che le risorse disponibili «siano assorbite dalla spesa militare». La presenza del partito di Renzi ha in qualche modo spiazzato i riformisti del Pd riluttanti a sostenere un documento che di fatto boccia il riarmo. È tempo per discuterne, almeno una settimana, prima che la mozione venga discussa, alla vigilia del Consiglio europeo.