Politica

Corsa al Colle. Votare al tempo del Covid

08
Gennaio 2022
Di Ettore Maria Colombo
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Catalfalco forse, Transatlantico per ora chiuso
 
“Vogliono toglierci pure il catafalco!”. “Meglio! Sembra una bara. L’ho sempre detto che porta sfiga…”. Il dialogo tra due deputati dem, intercettato nei giorni di festa, la dice lunga sullo stato dell’arte della prima votazione presidenziale in età Covid. Le urne per nominare il 13 esimo presidente della Repubblica, infatti, si apriranno, come si sa, il 24 gennaio, per la prima votazione. Peccato che capitino mentre è in recrudescenza la pandemia, variante Omicron in testa, con un Paese alle corde, non solo nelle terapie intensive. Neanche il Parlamento, però, se la passa bene.
 
Il Transatlantico di Montecitorio, per dire, che dopo due anni era stato riaperto a dicembre 2021, è stato richiuso d’imperio dal collegio dei Questori e i deputati, al loro rientro, lunedì 10 gennaio, lo ritroveranno sbarrato, come prima, perché tornerà ad essere, tristemente, quello che è stato lungo quasi tutta l’emergenza del Covid 19: un mero prolungamento dell’aula per permettere la ‘giusta distanza’ tra i 630 deputati presenti (e lasciamo perdere che, normalmente, se ne vedono ‘pascolare’ anche meno della metà, in Aula…). Né ci sono certezze che il Transatlantico medesimo riaprirà, quando si eleggerà il nuovo Capo dello Stato. Se ne parlerà sempre, nella sua prossima riunione, prima del voto, nel collegio dei Questori (tre alla Camera e tre al Senato) che dovranno, e presto, decidere d’amore e d’accordo.
 
 
Il rischio che il ‘catafalco’ infetti l’Elettore…

Ma, si diceva, c’è pure il problema del catafalco.
Trattasi, nello specifico, dell’apposita ‘cabina’ elettorale in uso soltanto dal 1992 quando l’allora presidente della Camera, Oscar Luigi Scalfaro, ne decise l’introduzione per evitare ‘scambi’ di ‘doppie’ e ‘triple’ schede infilate nell’urna (che si chiama, a sua volta, insalatiera) e per impedire che si vedesse come uno votava. E’ composto da un grosso tubo di legno, con tendine all’ingresso e all’uscita, è dotato di banchetto interno per appoggiarsi durante la compilazione della scheda, e viene piazzato sotto il banco del presidente di Montecitorio solo ogni 7 anni, cioè quando si elegge il Presidente. Il problema è stato sollevato ieri da Mario Ajello sulle colonne del quotidiano Il Messaggero: respiri, sudore, starnuti e ‘bollicine’ (di aria, ovviamente) potrebbero ‘infettare’ i 1009 Grandi elettori e il ‘catafalco’ diventare un enorme collettore di germi Covid. Ad oggi, i deputati positivi al Covid sono 17 e 18 quelli in quarantena, ma potrebbero salire fino a 70/80. Queste le stime prudenziali di un antico conoscitore di aule ed elezioni, il capogruppo di LeU, Federico Fornaro. La ‘decimazione’ dei votanti, specie se le votazioni dovessero prolungarsi di giorno in giorno, sarebbero troppe, scalfendo, pericolosamente, i quorum necessari.
 
Il problema delle schede ‘fotografate’…
 
L’altro problema del ‘catafalco’, invece, è squisitamente ‘politico’. Gira voce, infatti, che il ‘candidato’ Silvio Berlusconi chiederebbe ai suoi Grandi elettori una doppia prova di fedeltà: scrivere il suo nome in un certo modo specifico (‘Berlusconi Silvio’, ‘Silvio Berlusconi’, ‘Berlusconi’, etc.) per impedire i franchi tiratori, specie dentro la sua coalizione, assai poco convinta, ad oggi, di volerlo davvero appoggiare, e ‘fotografare’ la scheda compilata col cellulare.
Ovviamente, per ovviare a questo secondo, non piccolo, inconveniente, basterebbe lasciare, fuori dalla cabina elettorale, lo smartphone o telefonino ma servirebbe un’apposita delibera della Camera. Anche Conte, del resto, per evitare ‘scherzi’ da parte di truppe che governa assai male potrebbe chiedere una ‘prova d’amore’ (fotografica) ai 5s che, alle ultime elezioni presidenziali, quelle del 2015, si facevano vanto del loro voto sventolando la ‘prova fotografica’.
 
Insomma, se per un elettore-cittadino ‘normale’ può costare fino all’arresto da tre a sei mesi, se fotografa la scheda elettorale dentro la cabina, al parlamentare, farlo, ad oggi, non ‘costa’ nulla… Anche qui il deputato-costituzionalista Ceccanti chiede, ragionevolmente, di “lasciare i telefoni cellulari fuori dal tubo”, cioè il ‘catafalco’. Il quale, peraltro, porta pure ‘sfiga’, come si lamentarono, quando venne introdotto, nel 1992, in diversi, da Oscar Mammì a Francesco Forte.
 
Il rischio Covid e il rischio batti-quorum…
 
Ma i guai non vanno mai soli e non finiscono qua. Il voto potrebbe, addirittura, slittare, ove il numero dei malati o impossibilitati a votare diventasse troppo alto, snaturando i vari quorum? Gli uffici della Camera dei Deputati rispondono che “non se ne parla nemmeno, si tratta di ipotesi irrealistiche”, ma certo è che la preoccupazione c’è e la guardia resta alta. “Nella Costituzione non c’è scritto che si debba votare tutti i giorni” (come si è sempre fatto, in passato, ndr.) dice il questore Gregorio Fontana (FI) e già un primo ‘rimedio’ è stato trovato: votare una volta sola al giorno, e non due, come è stato sempre, finora, e, appunto, votare a ‘giorni distanziati’, oltre che ‘a piccoli gruppi’, evitando inutili soste in Aula.
 
Le due capogruppo del Pd di Camera e Senato, Serracchiani e Malpezzi, hanno preso il toro per le corna e hanno scritto ai due presidenti, Fico e Casellati, per chiedere “un voto in sicurezza” perché un focolaio di Covid durante un’elezione così importante finirebbe “per innalzare in modo surrettizio i quorum previsti dalla Costituzione (673 voti nei primi tre scrutini, 505 dal IV, calcolati su 1009 Grandi elettori, ndr.), ponendo seri dubbi sulla regolarità del voto”. Sempre lui, Ceccanti, chiede di “prendere molto sul serio” la lettera delle due capogruppo, ma la sua proposta – quella del ‘voto a distanza’ in luoghi fisici sempre collegati ad aule e uffici dei due Palazzi – non è stata né verrà presa in seria considerazione.
 
Tra le misure che, dunque, verranno sicuramente prese ci sarà l’obbligo di mascherine Ffp2 in Aula, il distanziamento e gli ingressi scaglionati, sanificazioni dell’emiciclo e l’ipotesi dei tamponi all’ingresso del Palazzo ai 1009 grandi elettori.
 

Le norme valide in Italia valgono nel Palazzo?

Sinora Montecitorio ha sempre seguito le norme valide in tutto il Paese.
 
Ma, allo stesso tempo, è l’imperativo, bisogna garantire il diritto di voto a tutti i grandi elettori, dando anche per scontate alcune assenze a causa del Covid e che potrebbero aggiungersi a quelle considerate fisiologiche: ad esempio in occasione del voto con cui si elesse Mattarella votarono solo 995 grandi elettori sui 1009 aventi diritto. Assenze fisiologiche che si sono registrate ad ogni elezione presidenziale, almeno dal 1971 in poi, quando furono introdotti i delegati regionali.
 
Al momento, però, non è all’esame l’ipotesi di introdurre l’obbligo del Green pass rafforzato per poter accedere all’Aula, mentre rientra tra le ipotesi sul tavolo far effettuare i tamponi a tutti i grandi elettori prima di entrare nel Palazzo. Di certo, con una temperatura oltre 37,5 non si entra.
 
Non sono invece all’ordine del giorno discussioni sul voto a distanza o il voto nella Camera di appartenenza, anche perché, è il ragionamento, il momento del voto per il nuovo presidente della Repubblica è proprio il momento meno critico per il rischio contagi: le regole in esame e che varranno dal 24 gennaio fino al termine delle votazioni, infatti, prevedono la chiama per appello nominale scaglionata per orari, con ingressi e uscite dall’emiciclo differenziate.
 
Insomma, il vero momento a ‘rischio’ potrebbe essere quello delle riunioni informali, dei capannelli in Transatlantico, dei conciliaboli – momenti, d’altra parte, difficilmente ‘gestibili’ e tradizionalmente necessari ai partiti per tentare accordi e intese su un nome – ma non i minuti che occorreranno per entrare in Aula, votare e lasciare l’emiciclo. L’insieme delle operazioni di voto dovrebbero durare un minimo di almeno 5-6 ore.
 
Da qui l’avvio con un solo scrutinio al giorno, che potrebbe diventare la regola anche per le successive votazioni, ma saranno il presidente Fico e i capigruppo di Camera e Senato a stabilire le modalità effettive del voto nella riunione che precederà la seduta comune del Parlamento.
Intanto, da lunedì prossimo, 10 gennaio, quando l’Aula riprenderà la normale attività, scatterà l’obbligo per i deputati di indossare la mascherina Ffp2 che varrà anche per le votazioni per il Colle. Sempre da lunedì prossimo, il ritorno del distanziamento porterà, come detto, alla nuova chiusura del Transatlantico che tornerà ad essere un prolungamento dell’Aula con le postazioni dei deputati per poter votare. Poi, verrà ripristinata la regola dell’obbligo di sanificazione dell’emiciclo ogni tre ore e mezza di seduta, che resterà in vigore fino alla viglia del Parlamento in seduta comune, il 23 gennaio. Dal 24 gennaio, si inizia a votare per il Presidente e, Covid o non Covid, in qualche modo lo si farà.