Politica

Che fine hanno fatto le valutazioni preventive di impatto di ogni nuova norma?

21
Dicembre 2021
Di Daniele Capezzone
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Promesso: è quasi Natale, e non polemizzerò ulteriormente né con le nuove misure anti Covid il cui preannuncio è atteso per domani, 23 dicembre, né con il clima di panico (al momento non giustificato dall’andamento dei ricoveri) che a mio avviso, come sanno i lettori di questa rubrica, sta ottenendo un unico effetto: devastare il turismo, il commercio, le piccole imprese, la possibilità di una ripresa non nominale ma effettiva e capace di coinvolgere l’intero tessuto produttivo italiano, e non solo la sua parte più robusta ed export-oriented.

Né evocherò (l’ho già fatto tante volte, e c’è una soglia oltre la quale la ripetizione diventa perfino patetica) le ragioni legate alla libertà che mi paiono sempre più ingiustamente sacrificate da un’interpretazione ossessiva delle esigenze di salute, sicurezza e biosorveglianza. Avremo purtroppo modo di riparlarne anche nel nuovo anno: non mi pare infatti che questi temi siano destinati ad abbandonarci. Occorrerebbe per lo meno un bilanciamento – che non mi pare ci sia – tra queste spinte contrapposte. E servirebbe anche – sia detto senza polemica – che alcuni autoproclamati difensori della libertà, che da decenni impartiscono lezioni sul tema, uscissero da un silenzio imbarazzato e imbarazzante.

Mi limito oggi a una considerazione pragmatica, di puro buon senso, starei per dire di elementare tecnica legislativa e amministrativa. Qualunque cosa venga decisa, non sarebbe il caso (prima) di svolgere un’adeguata valutazione dell’impatto organizzativo delle nuove norme? Se si estende a dismisura – primo esempio – la necessità di tamponarsi, quali strutture si faranno carico della crescita esponenziale delle domande di test? Si lascerà tutto sulle spalle delle farmacie, già oberate da terze dosi e tamponi “ordinari”? Secondo esempio: se si accorcia la durata del green pass (era ora: per mesi si è fatto finta di non sapere che la durata dell’ombrello vaccinale era molto inferiore a quella della carta verde), che sforzo organizzativo è previsto per offrire in tempo utile la terza dose a chi vorrà farsela somministrare? Oppure scopriremo all’improvviso (ma guarda…) che ci sono già 13-14 milioni di italiani, cioè un numero immenso di persone, che hanno ricevuto la loro seconda dose oltre 5 mesi fa, e sono dunque da considerare “scoperti”?

Sono solo due esempi perfino banali. Ma ci ricordano, o dovrebbero ricordarci, che prima di assumere una decisione politica occorrerebbe sempre verificare come materialmente implementarla. Altrimenti? Altrimenti saremo di fronte alle solite grida e alla consueta propaganda. Comunque la si pensi nel merito delle contrapposte tesi in campo.