Nel Mediterraneo l’acqua sta diventando una questione di sicurezza, sviluppo e potere. Siccità, eventi estremi e cambiamenti climatici mettono sotto pressione agricoltura, energia, industria e città, soprattutto lungo la sponda Sud. Ma il problema non è soltanto ambientale: riguarda la stabilità dei territori, i rapporti tra gli Stati e la capacità di attrarre investimenti. Per la politica la sfida è garantire infrastrutture più efficienti, ridurre sprechi e vulnerabilità e costruire nuove forme di cooperazione tra Paesi che condividono gli stessi rischi. Allo stesso tempo, la gestione dell’acqua può diventare una leva per la blue economy, attraverso riutilizzo, desalinizzazione, innovazione e reti digitali. A settembre Roma ospiterà il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua. Un appuntamento per capire se questa risorsa sarà un nuovo terreno di competizione o uno spazio di collaborazione tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.
Questi i temi affrontati nell’ultima puntata di Largo Chigi, il talk curato da The Watcher Post e in onda su Urania News.
Acqua e geopolitica
Secondo Maria Spena, del Forum Euromediterraneo dell’Acqua, “Al grave problema dei cambiamenti climatici con gli eventi estremi connessi, si aggiunge la piaga della scarsità idrica nelle terre di conflitto bellico. Pensiamo ad esempio all’Africa, dove spesso manca acqua potabile. Gli interventi strategici sulle criticità di queste aree vanno condivisi all’interno dell’area euromediterranea, che comprende 43 Paesi tra Europa, Balcani, Nord Africa e Medio Oriente, quindi stiamo parlando di una prospettiva quasi globale. Va considerato che nel 2050, il 65% della popolazione euromediterranea sarà concentrata nel Nord Africa e nel Medio Oriente. Da lì si prevedono flussi migratori intensi dovuti allo stress climatico che provoca mancanza d’acqua o eccesso d’acqua. I temi idrici trasversali verranno affrontati in Italia nel Forum Euromediterraneo dell’acqua, dal 29 settembre al 2 ottobre alla Nuvola. Cercheremo di condividere le scelte strategiche con i 43 Paesi del quadrante, presentando loro il lavoro del governo italiano sulle infrastrutture idriche, sul Piano Nazionale del sistema idrico e sul Piano invasi multi-funzionale che riqualifica ciò che già esiste. Al Forum ci sarà un tavolo riguardante le scelte per il futuro con i Ceo delle filiere idriche tech, della finanza e della Blue Economy; il 30 settembre è in programma un tavolo dedicato agli impegni concreti da portare a termine. Dopo il meeting in Italia una piattaforma ad hoc seguirà gli sviluppi connessi alle decisioni prese, attraverso gli otto ministeri coinvolti. Intanto prosegue l’impegno del Piano Mattei, molto legato alle questioni euromediterranee di cui abbiamo detto. In tal senso giocano un ruolo i progetti in Tunisia, Algeria e Marocco”.
L’acqua in realtà non manca in Italia
“L’Italia è un Paese idricamente felice, nell’ultimo anno sono caduti oltre 300 mld di metri cubi. Le piogge bastano ma l’acqua che cade non la sappiamo trattenere, va a finire in mare e si crea un problema idrico nei periodi di maggior siccità, dove assistiamo a volte ad abbattimento di bestiame. Nel nostro Paese, periodi siccitosi e di pioggia si alterneranno in modo strutturale, questo lo scenario futuro. Ecco perché è doveroso investire in politiche di prevenzione idrica. Altrimenti saranno intensi i danni per le future generazioni. In sostanza, l’acqua c’è ma è gestita male. Noi come ANBI siamo riusciti a utilizzare tutte le risorse del Pnrr e abbiamo presentato 277 progetti volti all’aumento delle risorse idriche. Per l’aumento della risorsa idrica si andrebbero a impiegare 7 miliardi di euro, utili ad avere 1 miliardo di metri cubi in più all’anno di acqua, affrontando i cambiamenti climatici. Nel nord vanno prevenute le alluvioni, al centro va migliorata la distribuzione dell’acqua e al sud va affrontata la mancanza d’acqua. I progetti presentati sono già cantierabili, bisogna solo finanziarli”, ha sottolineato Caterina Truglia, Vice Direttrice ANBI.
Acqua e politiche strategiche: mare, suolo, sottosuolo
“Sui problemi idrici è necessaria una visione di ampio respiro, in merito il governo ha creato una cabina di regia a lungo termine che lavora a provvedimenti dedicati. Il tema dello spreco di acqua coinvolge anche le aziende idriche nel garantire maggiore sicurezza ma va tenuto a mente che la gestione idrica si pianifica su tre livelli: il mare, dove l’acqua va a finire, ma anche in ottica di garanzia delle navigazioni e dei commerci; le acque interne dolci; il sottosuolo marino, un elemento su cui il governo è impegnato perché anche da lì passano le infrastrutture strategiche. Gli investimenti sono importantissimi, il governo sta portando avanti la riforma dei porti, con l’idea di creare una governance strutturale, attraverso una società che convogli gli investimenti in modo organico e organizzato”. Così Maria Grazia Frijia (FdI), membro Commissione Trasporti alla Camera.





