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Prezzi record e domanda in calo: all’evento ANIASA il punto sul futuro dell’automotive italiano

26
Giugno 2026
Di Gianluca Lambiase

Gli italiani non rinunciano all’automobile, ma sempre più spesso sono costretti a rimandarne l’acquisto. Il motivo principale non è una minore esigenza di mobilità, bensì il progressivo aumento dei prezzi delle vetture, cresciuti molto più rapidamente rispetto ai redditi delle famiglie. Oggi, infatti, per acquistare un’auto nuova servono in media undici mensilità di stipendio, contro le cinque necessarie all’inizio degli anni Duemila.

È il quadro emerso dall’edizione 2026 dell’indagine sulla mobilità degli italiani realizzata da Bain & Company in collaborazione con ANIASA, presentata a Spazio 900 a Roma nel corso dell’evento annuale dell’associazione che rappresenta il settore dei servizi di mobilità.

Ad aprire i lavori è stato il videomessaggio del vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha ribadito la posizione del Governo sulle politiche europee per il settore automotive: “Ribadisco la nostra totale contrarietà a quanto vorrebbe realizzare l’Europa con il cosiddetto pacchetto automotive”, ha affermato Salvini. “In nome di un’ideologia che poco ha a che fare con chi fa impresa si vorrebbe obbligare le grandi flotte aziendali e le società di noleggio ad avere una quota del 95% di veicoli elettrificati in tempi infattibili, con pesanti ripercussioni economiche, industriali e sociali.”

Il ministro ha assicurato che il Governo continuerà a sostenere questa posizione a Bruxelles, ribadendo che “la decarbonizzazione del comparto automotive non può e non deve prescindere da un approccio flessibile che tenga conto della sostenibilità ambientale, ma anche dell’equilibrio economico e industriale delle imprese”.

L’automobile continua in ogni caso a essere il principale mezzo di trasporto degli italiani. Il 76% del campione dichiara di utilizzarla abitualmente, davanti al trasporto pubblico (52%) e allo scooter (50%), mentre sharing e micromobilità mantengono un ruolo prevalentemente occasionale.

Nonostante questa centralità, il mercato registra un progressivo rallentamento: il 59% degli intervistati dichiara di non aver preso in considerazione l’acquisto di una nuova vettura oppure di averlo rinviato, mentre circa uno su dieci ha deciso di rinunciarvi definitivamente.

Per il presidente di ANIASA, Italo Folonari, il dato più significativo della ricerca riguarda il crescente divario tra il costo delle automobili e il potere d’acquisto delle famiglie: “Negli ultimi vent’anni la capacità di acquisto delle famiglie è cresciuta del 29%, mentre il prezzo medio delle automobili è aumentato di quasi il 60%”, ha spiegato. “Questo ha inevitabilmente rallentato gli acquisti e portato ad allungare la vita media delle vetture, passata da circa otto a tredici anni.”

Secondo Folonari, l’aumento dei prezzi è anche il risultato dell’evoluzione tecnologica del settore, dagli investimenti sulla sicurezza fino alle nuove motorizzazioni elettrificate. Allo stesso tempo, però, sta cambiando il rapporto degli italiani con l’automobile. “La cultura del pay per use cresce costantemente. Non credo che il possesso scomparirà, ma sempre più utenti cercano una mobilità semplice, flessibile e con costi programmabili. Per questo il noleggio continua a espandersi.”

Il presidente di ANIASA ha inoltre richiamato la necessità di intervenire sul piano fiscale e burocratico, denunciando la penalizzazione delle auto aziendali rispetto agli altri Paesi europei e l’eccessiva stratificazione normativa che rende più difficile pianificare gli investimenti. Guardando al futuro dell’automotive europeo, ha sottolineato come sia indispensabile fornire all’industria “un orizzonte temporale lungo e una direzione chiara” per consentire alle imprese di programmare investimenti che si ammortizzano nell’arco di molti anni.

L’analisi dei dati è stata approfondita da Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company, secondo cui il problema non è una diminuzione della domanda di mobilità, ma uno scollamento tra ciò che il mercato offre e ciò che i cittadini possono realmente permettersi.

“Negli ultimi anni si è cercato di orientare il mercato attraverso la regolazione, invece di costruire un’offerta capace di rispondere ai bisogni dei consumatori”, ha osservato. “Oggi sono praticamente scomparse le utilitarie da 10-12 mila euro e questo ha progressivamente allontanato l’auto dal consumatore.”

Per Di Loreto il messaggio principale della ricerca è chiaro: “bisogna rimettere il consumatore al volante”, tornando a progettare vetture coerenti con le esigenze e con il potere d’acquisto delle famiglie.

Sul fronte dell’elettrificazione, Di Loreto ha evidenziato che il principale discrimine resta il prezzo. “Quando alcune case hanno proposto offerte particolarmente vantaggiose, la domanda di auto elettriche è cresciuta anche nel Centro-Sud. È la conferma che gli italiani non hanno rinunciato alla mobilità: semplicemente, spesso non possono più permettersela.”

Tra i temi emersi durante il confronto figura anche quello della certezza normativa. Per il presidente di UNRAE, Roberto Pietrantonio, la transizione europea rischia di perdere efficacia se non tiene conto delle esigenze dei cittadini. “Quando il consumatore non viene messo al centro delle decisioni, il risultato è quello che osserviamo oggi: le persone rinviano gli acquisti”, ha dichiarato.

Secondo Pietrantonio, il susseguirsi di norme, tecnologie e messaggi spesso contraddittori ha generato confusione nel mercato. “L’Europa deve arrivare rapidamente a un quadro stabile, fondato sulla neutralità tecnologica. Solo così famiglie e imprese potranno tornare a programmare investimenti importanti come l’acquisto di un’automobile.”

Anche il vicepresidente di ANFIA, Giuseppe Bonollo, legge i risultati della ricerca come una conferma delle difficoltà che l’industria automobilistica denuncia ormai da tempo.

“Le auto stanno diventando troppo costose rispetto al potere di acquisto dei consumatori e questo determina una perdita di domanda che inevitabilmente si riflette su tutta la filiera, dai costruttori ai fornitori della componentistica. Il percorso di decarbonizzazione va corretto per renderlo compatibile con la competitività dell’industria europea. Si sta costruendo un consenso tra diversi Paesi e ora bisogna arrivare rapidamente alle decisioni che saranno discusse in autunno”.

Riprese e montaggio di Rachele Maria Curti