Qualunque cosa si pensi di Donald Trump, è troppo comodo trasformarlo nell’alibi per giustificare tutti i fallimenti europei.
Prendi gli eventi degli ultimi diciotto-vent’anni: crisi finanziaria, crisi migratoria, crisi greca, Brexit, Covid, Medio Oriente, Ucraina. Non c’è una sola di queste partite in cui l’Ue abbia saputo svolgere un ruolo positivo. Nella migliore delle ipotesi, si è rivelata inutile; nella peggiore, è stata addirittura dannosa.
E tutto questo è avvenuto, nella stragrande maggioranza dei casi, del tutto a prescindere da qualsiasi ruolo di Trump, molto spesso anni prima della sua candidatura del 2016, oppure durante la presidenza Biden.
Morale: ognuno pensi ciò che crede del tycoon, ma non è davvero il caso di farne un fantoccio polemico, un bersaglio utile a deviare la doverosa autoanalisi su tutto ciò che gli europei si sono autoinflitti nei decenni passati.
Il bilancio è sotto i nostri occhi: crescita rattrappita, welfare costoso e collassante, immigrazione fuori controllo, regolazione ossessiva, autonomia difensiva scarsa. No, non è decisamente colpa di Trump.





