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Minneapolis sotto shock: deputata democratica aggredita e governo riformula versione su infermiere ucciso

28
Gennaio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Un episodio accaduto nella nostra notte, la tarda serata a Minneapolis, nel Minnesota, dà una misura del livello di tensione in città dopo l’uccisione, nel giro di tre settimane, di due cittadini americani che non ponevano alcuna minaccia ad opera della polizia anti-migranti. Un uomo, apparentemente esagitato, con un giubbetto nero, s’è avvicinato alla deputata democratica dello Stato Ilhan Omar, che stava facendo un incontro pubblico, e le ha spruzzato addosso con una siringa un liquido di cui s’ignora ancora la natura, dall’odore forte, prima di essere bloccato dalla sicurezza e portato via.

La deputata di origine somala, frequente bersaglio degli attacchi del presidente Usa Donald Trump, a lei personalmente e alla sua comunità, non pare avere subito danni: ha reagito con determinazione all’improvvisa aggressione e ha ripreso l’incontro coi suoi elettori, dicendo “Mostreremo la capacità di resistere, qualsiasi cosa ci spruzzino addosso”. L’uomo della siringa è stato arrestato e sarà ora incriminato per aggressione.

Omar stava parlando della situazione a Minneapolis. Il presidente Trump – riferiscono i media – sta pensando a come ridurre le operazioni dell’ormai famigerata Ice nella città senza dare l’impressione di compiere una ritirata. Axios suggerisce che una via d’uscita, per altro prevedibile, potrebbero offrirgliela le dimissioni della segretaria alla sicurezza interna Noem Kristi, la suffragetta trumpiana che s’è molto esposta in questa vicenda. Dopo il capo della polizia anti-migranti Greg Bovino, già allontanato da Minneapolis con parte dei suoi uomini, Noem diverrebbe il secondo capro espiatorio di questa vicenda. Il New York Times, però, crede che Noem sia già rientrata nelle grazie di Trump, dopo esserne brevemente uscita.

Proprio a Trump dedica la sua apertura sovente alternativa la Fox: il presidente è nello Iowa, dove sta facendo campagna per le elezioni di midterm; in un ristorante, un cliente gli si è avvicinato e gli ha chiesto di pregare insieme. Trump si è fermato, ha risposto “certamente”, ha giunto le mani e, per qualche istante, ha pregato con il suo interlocutore.

L’aggressione a Omar contende l’apertura della maggior parte degli altri media ad una rivelazione, sempre relativa ai fatti di Minneapolis, contenuta in un rapporto della Sicurezza Interna trasmesso ieri al Congresso, secondo cui due agenti della polizia anti-migranti – e non uno solo, come s’era finora detto – hanno sparato contro Alex Pretti, l’infermiere di 37 anni ucciso sabato scorso.

La notizia, data per prima dalla Ap, contraddice tutte le precedenti ricostruzioni dell’omicidio e chiarisce che Pretty non ha mai brandito un’arma ed era stato disarmato della sua, che teneva legalmente nella fondina, prima di essere fatto inginocchiare a terra e ucciso.

Sempre ieri, la magistratura del Minnesota ha inflitto l’ennesimo smacco alla polizia anti-migranti: un giudice ha bloccato la deportazione di un uomo e di suoi figlio di cinque anni, il cui arresto aveva suscitato molto clamore nei giorni scorsi.
Gli sviluppi della situazione creano malumori e malesseri anche fra i deputati e i senatori repubblicani. Politico porta in primo piano la senatrice repubblicana del Maine Susan Collins, spesso critica nei confronti di Trump. La polizia anti-migranti ha appena iniziato a operare, incontrando molte resistenze, nel suo Stato, al confine con il Canada, ma se lei aderisse alla linea d’opposizione scelta dai democratici, che vogliono ridurre i fondi dell’Ice e minacciano di bloccare la legge di bilancio, rischierebbe di fare saltare finanziamenti destinati al suo Stato e di cui il Maine ha necessità.