Su tutto, dall’Iran alle elezioni in Ungheria, dalla guerra al tema purtroppo recentemente affossato della riforma della giustizia, tendiamo ad accettare una deriva infantile per cui le discussioni – nelle sedi ufficiali della politica e nelle loro succursali mediatiche – assumono una dimensione bambinesca, superficiale, da polemichetta insulsa.
Intendiamoci bene, nessuno – qui – si mette a far processi alla deriva spettacolarizzata delle discussioni politiche o a un certo tipo di linguaggio più rozzo. Queste tendenze sono incancellabili, e anche solo sperare di attenuarle è esageratamente ottimistico.
E tuttavia esisterebbero delle formule capaci di evitare il peggio, o almeno di costringere i contendenti a elaborare un po’ i pensieri (o i pensierini). Mi riferisco allo schema dei “faccia a faccia”, delle discussioni “uno contro uno”. Oltre a essere le più corrette in termini di equilibrio tra posizioni opposte, il meccanismo per cui due persone devono intervenire più volte rispondendo alle obiezioni altrui incoraggerebbero ad approfondire un po’, a testare i punti deboli (e quelli più forti) dei rispettivi ragionamenti, a non limitarsi agli slogan. Quale tv vorrà tentare per prima questa strada?





