Gli Stati Uniti hanno iniziato a imporre il blocco navale ai porti iraniani; i negoziati tra Washington e Teheran, bruscamente interrotti domenica in Pakistan, proseguono sotto traccia; il presidente Usa Donald Trump cerca di gestire le polemiche con la sua base fondamentalista cristiana divampate dopo l’attacco di ieri a Papa Leone XIV e divenute ancora più virulente dopo la pubblicazione sul suo social Truth di un’immagine controversa e agli occhi di molti blasfema.
L’immagine, generata dall’IA, lo ritrae nelle vesti di Gesù intento a curare gli infermi o a resuscitare un lazzaro di turno, a seconda delle interpretazioni. Il post è stato poi cancellato senza spiegazioni dal suo account e il magnate presidente ha sostenuto che lui non era ritratto nei panni del Cristo, ma di un medico.
Agli attacchi di Trump, Papa Leone XIV, il primo papa statunitense, ha risposto dall’Africa, dov’è in visita: “Non ho paura… Continuerò a lavorare per la pace…”.
I tre temi, blocco navale, negoziati e polemiche religiose, coagulano questa mattina i titoli di testata dei maggiori media Usa. Le informazioni provenienti dal Golfo Persico e in particolare dallo Stretto di Hormuz, sono contraddittorie sull’efficacia e le conseguenze del blocco navale. Per la Fox, che ignora le esuberanze religiose del magnate presidente, “colloqui urgenti tra Usa e Iran sono previsti questa settimana, mentre la guerra entrata nella settima settimana, si avvicina a un punto decisivo”. C’è l’ipotesi che le trattative riprendano giovedì, forse sempre a Islamabad.
Per il New York Times, gli Stati Uniti stanno negoziando con l’Iran un accordo che servirebbe solo “a comprare tempo”, senza risolvere i problemi in via definitiva: nei colloqui di Islamabad, afferma il giornale, il vice-presidente JD Vance ha chiesto una sospensione di 20 anni dell’attività nucleare dell’Iran, che ha controfferto una pausa di cinque anni, mentre Trump ha sempre sostenuto di volere la garanzia che l’Iran non possa mai dotarsi dell’arma nucleare.
I media s’interrogano sull’impatto economico del blocco navale, la cui sola minaccia, secondo Euronews, “ha fatto bruscamente salire i pressi del petrolio e i timori sulla tenuta della tregua”, anche perché – nota la Fox – le unità militari Usa vengono ora a trovarsi pericolosamente più vicine a quelle iraniane e i rischi di scontri, o anche solo di incidenti, aumentano.
Il Washington Post sintetizza in un unico titolo l’intera situazione militare-diplomatico-economica: “Gli Usa impongono il blocco navale, Trump chiede all’Iran lo stop ai programmi nucleari. I prezzi dell’energia tornano a salire e la fine della fragile tregua s’avvicina”. Il giornale nota che Teheran ha finora resistito “a due decenni di diplomazia internazionale e a sei settimane di bombardamenti” mirati a cancellare i suoi progetti atomici.
La Cnn offre un’interessante interpretazione delle scelte di Trump: “Il suo approccio all’Iran non è altro che un’estensione del suo marchio di fabbrica personale: l’istinto che lo porta allo scontro può spiegare le sue decisioni, ma può anche spingerlo in angoli politici pericolosi”, come sta accadendo.
Secondo il Wall Street Journal, l’Arabia saudita sta premendo sugli Stati Uniti perché abbandonino l’idea del blocco dello Stretto di Hormuz: una escalation navale che creerebbe ulteriori difficoltà agli approvvigionamenti energetici e all’export dei Paesi del Golfo. Del resto, le informazioni che arrivano dall’area sembrano confermare le difficoltà di attuare il blocco, con navi indiane e cinesi che lo avrebbero già eluso.
Il giornale economico è l’unico che apre con le polemiche religiose nella destra fondamentalista innescate dall’attacco al Papa e dall’immagine del Trump Gesù: il WSG parla di “contraccolpi” nella destra religiosa che “potrebbero rivelarsi un elemento di debolezza ulteriore per i repubblicani nelle elezioni di midterm”.





