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Iran, Medio Oriente e Ucraina: negoziati aperti, ma nessuna svolta
Di Giampiero Gramaglia
L’andamento e le prospettive dei negoziati con l’Iran a Ginevra, aggiornati – pare – a inizio marzo; gli sviluppi delle trattative sull’Ucraina, che proseguono oggi; e le attese per la prima riunione, domani, del Board of Peace voluto dal presidente Usa Donald Trump per gestire il piano di pace varato a inizio ottobre per la Striscia di Gaza, ma destinato a diventare una sorta di Onu privata e parallela: gli argomenti si inrtrecciano, sull’agenda internazionale di questa giornata.
Dai negoziati con l’Iran, emerge la decisione di proseguirli senza che siano stati fatti passi avanti decisivi, mentre sullo sfondo gli Stati Uniti rafforzano il loro dispositivo militare nella Regione e l’Iran, per bocca della sua guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, formula minacce d’affondamento delle portaerei nel Golfo – in sé, una smargiassata ‘trumpiana’ -.
Con le trattative, gli Stati Uniti puntano a bloccare il programma nucleare iraniano in cambio dell’allentamento delle sanzioni contro l’Iran, ma vogliono anche discutere dei missili di Teheran capaci di colpire Israele e dell’appoggio di Teheran alle milizie sciite attive in Medio Oriente, dall’Iraq alla Siria, dal Libnao alla Cisgiordania e, in particolare, alla Striscia di Gaza.
Nelle trattative, mediate dall’Oman, restano significative differenze, ad esempio sul tema chiave dell’arricchimento dell’uranio iraniano. Il presidente Usa Donald Trump e leader politici iraniani esprimono speranze d’accordo, ma l’opzione militare resta possibile se i negoziati fallissero. E c’è chi teme che Washington e Teheran stiano solo prendendo tempo: gli americani per meglio attrezzarsi all’attacco; gli iraniani per meglio proteggere i loro assets e garantirsi una reazione.
Quanto a Israele, c’è chi preferisce una soluzione militare al problema iraniano, che possa anche essere una spallata al regime, piuttosto che un’intesa negoziale. E, intanto, alla vigilia dell’esordio del Board of Peace, il governo guidato da Benjamin Netanyahu continua a fare passi che puntano all’annessione della CisGiordania, nonostante l’opposizione finora espressa dal presidente Trump e il carattere totalmente illegale dell’iniziativa, dal punto di vista del diritto internazionale.
Sul fronte ucraino, i colloqui tra Russia e Ucraina mediati dagli Usa riprendono oggi a Ginevra, mentre i bombardamenti con missili e droni proseguono ogni notte: Washington vuole un’intesa e Steve Witkoff, il ‘negoziatore in capo’ di Trump, insieme al ‘primo genero’ Jared Kushner, manifesta ottimismo sulla fine al conflitto più mortale in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. New York Times e Washington Post sottolineano l’anomalia americana d’una diplomazia di pace senza diplomatici coinvolti: Dipartimento di Stato e consiglio per la Sicurezza nazionale sono fuori dai giochi affidati alla ‘strana coppia’ Witkoff / Kushner.
A ricordare che l’opzione militare è sempre attuale per l’Amministrazione Trump, c’è la notizia che, su un fronte di guerra dimenticato, il Venezuela e i Caraibi, c’è stato l’ennesimo affondamento di una imbarcazione di presunti narcotrafficanti: 11 le persone a bordo uccise.
Il bilancio della ‘guerra al narcotraffico’, che sarebbe stato gestito dal presidente venezuelano Nicolas Maduro catturato e trasferito negli Stati Uniti la notte tra il 3 e il 4 gennaio, ammonta attualmente a 43 imbarcazioni affondate e 133 persone uccise, nessuna delle quali era stata giudicata colpevole di un qualsiasi reato e tanto meno condannata a morte da un tribunale Usa.
In vista della riunione, domani, a Washington, del Board of Peace, la Commissione europea ha oggi precisato il mandato della commissaria per il Mediterraneo, la croata Dubravka Šuica, che – è detto in un comunicato – “parteciperà ai colloqui sul piano di pace per Gaza nel contesto di una riunione del Board of Peace”.
La sua partecipazione – si precisa – “è in linea con l’impegno dell’Ue per l’attuazione della tregua nella Striscia, nonché con gli sforzi internazionali per la ripresa e la ricostruzione… L’Ue sostiene con forza una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, con Israele sicuro e uno Stato palestinese vitale. In questo contesto, l’Ue ha un ruolo importante da svolgere in quanto maggiore fornitore di assistenza ai palestinesi… Nel novembre 2025, l’Ue ha istituito il gruppo dei donatori per la Palestina per raccogliere sostegno internazionale all’attuazione del programma di riforme dell’Autorità palestinese, anche in linea con il punto 19 del piano di pace per Gaza”.
Il comunicato, le cui norme di linguaggio potrebbero anche essere utili nel definire la presenza dell’Italia a Washington come osservatore, indica che la Commissaria Šuica parteciperà ai colloqui “per facilitare il coordinamento e la complementarità delle nostre azioni con gli sforzi internazionali per la ripresa e la ricostruzione postbellica di Gaza”.





