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Iran: guerra, Trump valuta ridimensionamento operazioni tra contraddizioni e boomerang
Di Giampiero Gramaglia
Le dichiarazioni, fra di loro al solito contraddittorie, del presidente Usa Donald Trump, che dice di stare valutando “un ridimensionamento” delle operazioni militari in Medio Oriente, e l’intenzione, già emersa ieri, di sbloccare la vendita di petrolio iraniano sequestrato fanno presa questa mattina sull’attualità internazionale, mentre continuano gli attacchi con bombe e missili su obiettivi iraniani e le risposte di Teheran – due missili sono stati lanciati contro la base Usa di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, senza per altro raggiungerla -.
Sui media Usa, abbondano analisi e commenti sul lessico di Trump sempre più ‘creativo’ e anti-convenzionale: in questi giorni, il magnate presidente ha ‘evocato’ l’attacco proditorio di Pearl Harbor ricevendo la premier giapponese Sanae Takaichi (“Non vi abbiamo detto che stavamo per attaccare l’Iran? Voi non ci avevate informato di Pearl Harbor”); ha dato dei “codardi” agli europei che non mandano navi da guerra per aiutarlo a riaprire lo Stretto di Hormuz (chiuso alla navigazione in conseguenza dell’aggressione all’Iran decisa unilateralmente da lui e dal premier israeliano Benjamin Netanyahu); e ha citato forse inconsapevolmente Mao Tse-tung definendo la Nato senza gli Usa “una tigre di carta”.
Dopo 400 giorni alla Casa Bianca del Trump 2, leader internazionali e opinioni pubbliche sembrano, però essersi assuefatti alla imprevedibilità e alla estemporaneità delle sue sortite, cui rispondono “facendo spallucce”, nell’attesa delle successive che inevitabilmente le smentiranno
L’Ap la mette giù così: “Trump sta valutando il ridimensionamento delle operazioni militari in Medio Oriente, perché il raggiungimento degli obiettivi sarebbe ormai vicino, proprio mentre gli stati Uniti mandano più truppe nella regione… La dichiarazione del presidente pare in contrasto con la decisione della sua Amministrazione di spedire migliaia di marines – truppe da sbarco, ndr – e navi da guerra, in particolare unità anfibie, nella Regione e pure con la richiesta al Congresso di altri 200 miliardi di dollari per finanziare il conflitto”, che, ai costi attuali, circa due miliardi al giorno, potrebbe quindi durare altri cento giorni.
Gli Usa giù dispongono nell’area di guerra di circa 50 mila uomini, oltre a ingenti forze aero-navali. E il magnate presidente, mentre dice di stare valutando il ridimensionamento delle operazioni, aggiunge di non essere interessato a un cessate-il-fuoco.
Quanto alla decisione di togliere le sanzioni su 140 milioni di barili di petrolio iraniano sequestrati su navi già salpate dai porti iraniani, il Washington posta titola: “La mossa avrà come probabile conseguenza di finanziare lo sforzo di guerra dell’Iran contro gli Usa e Israele, oltre che i Paesi della Regione… L’autorizzazione, temporanea, del Dipartimento del Tesoro vuole essere una risposta alla stretta energetica globale innescata dalla guerra all’Iran di Trump, che ha causato un aumento del prezzo del petrolio di oltre il 50 per cento nelle ultime tre settimane”.
Da ricordare che, per calmierare i prezzi, senza per altro riuscirci, Trump ha già sbloccato 172 milioni di barili dalle riserve Usa, nell’ambito dello sblocco di 400 milioni di barili dalle riserve dei Paesi dell’Agenzia internazionale dell’Energia, e ha già alleggerito o levato le sanzioni sul petrolio russo e su quello venezuelano.
In titoli collegati, il WP scrive ancora che Trump fa sapere che gli Stati Uniti potrebbero lasciare agli alleati la gestione delle conseguenze dell’aggressione all’Iran: “La minaccia arriva mentre migliaia di marines salpano per l’area del conflitto fra diffuse speculazioni che i soldati potrebbero essere impegnati in operazioni di sbarco” su isole dello Stretto d’Hormuz appartenenti all’Iran.
Per il giornale, le differenze tra Usa e Israele sulla fine del conflitto si vanno ampliando, dopo che gli attacchi israeliani alle installazioni petrolifere iraniane hanno ravvivato tensioni e frizioni fra i due alleati.
Tv come la Cnn, siti come Axios e quotidiani come il Wall Street Journal puntano nei titoli di testata alternativamente sull’ipotetico ridimensionamento delle operazioni militari e sull’alleviamento delle sanzioni all’Iran. Il New York Times propone spunti più analitici: perché l’energia è diventata il vero fronte di questa guerra, nonostante le migliaia di vittime in Iran e nel Libano e decine di morti complessivamente fra i militari americani, in Israele e nei Paesi del Golfo; e perché la macro-economia statunitense può fare fronte alla crisi meglio dei consumatori americani, che sono investiti dall’aumento dei prezzi, specialmente della benzina,





