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Iran: guerra, Trump annuncia un discorso, verso la fine del conflitto

01
Aprile 2026
Di Giampiero Gramaglia

Il presidente Usa Donald Trump darà un importante aggiornamento sulla guerra in Iran, questa sera, alle 21 ora della Costa Est degli Stati Uniti, le tre di notte in Italia: l’annuncio campeggia sui siti e sulle prime pagine di tutti i più importanti media americani, che lo caricano di attese, ma che ne danno anticipazioni diverse.

Per il New York Times, Trump si appresta a comunicare che la campagna militare si sta avviando alla conclusione, dichiarando raggiunti gli obiettivi prefissati, anche se ciò non è vero. “Ce ne andremo molto presto, fra due o tre settimane, anche senza un’intesa per la riapertura dello Stretto di Hormuz… Ce ne andremo, perché non abbiamo più motivo di restare”, aveva detto ai giornalisti nello Studio Ovale, poco prima che fosse annunciato il suo discorso.

Altri media sono più cauti del NYT. Fox News ha un titolo enfatico, ma neutro: “Il Mondo guarda”. Il Wall Street Journal preconizza un allargamento del conflitto e un’escalation. Ovunque, si dà evidenza alla frattura fra Stati Uniti e alleati europei, testimoniata da quanto avvenuto a Sigonella e da episodi analoghi in Gran Bretagna Francia, Spagna: i governi emanano divieti di sorvolo e/o utilizzo delle basi per aerei statunitensi coinvolti nel conflitto.

La tv ‘all news’ conservatrice scrive: “Sempre più alleati chiave degli Stati Uniti bloccano i voli, mentre la distanza da Trump sulla guerra in Iran si allarga… Il segretario alla Difesa – la Fox scrive proprio così, non ‘alla Guerra’ come vorrebbe l’Amministrazione Trump, ndr – Pete Hegseth se la prende con la Royal Navy, la marina britannica… Trump sollecita gli alleati europei a ‘recuperare un po’ del loro coraggio’ e a rendere sicura loro stessi la navigazione nello Stretto di Hormuz”. Marco Rubio, segretario di Stato, fa sapere che Washington “rivaluterà il ruolo della Nato”, in base a quanto sta accadendo in Iran e nel Golfo.

La Cnn e Politico restano ancorati alle dichiarazioni fatte da Trump nello Studio Ovale, secondo cui la guerra “potrebbe durare ancora due o tre settimane” e collegano la fretta del presidente di tagliare corto il conflitto con l’impennata del prezzo della benzina alla pompa negli Stati Uniti: dall’inizio della settimana, la media nazionale è ormai superiore ai quattro dollari al gallone. La Cnn chiosa: “Il presidente dice agli altri Paesi di andarsi a prendere il loro petrolio”, dopo avere lui reso incerti e messo a repentaglio gli approvvigionamenti energetici. Secondo Politico la Casa Bianca paventa che il prezzo del petrolio al barile, che ieri era salito a 118 dollari, possa arrivare a 150 dollari.

Di segno diverso dagli altri media, l’approccio del Wall Street Journal: “Gli Emirati arabi uniti vogliono forzare la riapertura dello Stretto di Hormuz e sono pronti a scendere in guerra. Lo Stato del Golfo cerca di persuadere gli Stati Uniti e altri Paesi ad aprire la via d’acqua con tutti i mezzi necessari”. In quest’ottica, la guerra sarebbe, dunque, vicina a un’escalation, non a una conclusione: anche ieri, Stati del Golfo, come il Kuwait e il Bahrein, sono stati oggetto di attacchi iraniani-

Le notizie dal fronte si succedono e si ripetono: nuovi attacchi israelo-americani con aerei e missili sull’Iran; sporadiche risposte iraniane – stamane, un missile è caduto su Tel Aviv -; bombardamenti e combattimenti in Libano, dove Israele minaccia di ridurre a cumuli di macerie il Sud del Paese, come ha fatto nel Nord della Striscia di Gaza. Secondo fonti di stampa, o tre caschi blu indonesiani uccisi nei giorni scorsi sarebbero stati vittime da un ordigno fatto esplodere lungo la strada. In Iraq, una giornalista freelance americana, Shelly Kittleson, è stata rapita: la vicenda è in divenire.

I media americani analizzano in modo critico alcune affermazioni del presidente Trump. Il NYT nota che il presidente, per la seconda volta in pochi giorni, ha ieri dichiarato di avere raggiunto l’obiettivo di eliminare la minaccia nucleare iraniana, cioè la possibilità che l’Iran si doti dell’atomica. “Ma le prove dicono il contrario”, afferma l’autorevole quotidiano. Del resto, Trump aveva fatto analoghe affermazioni dopo la ‘guerra dei 12 giorni’ del giugno scorso, rivelatesi poi infondate.

Analogo discorso per il cambio di regime a Teheran, che non c’è stato, nonostante la decapitazione dei leader operata in modo sistematico con il concorso dell’intelligence israeliana – 250 le figure di spicco eliminate -. Washington e anche il governo israeliano cercano ora di sostenere che il regime “è stato trasformato” con la guerra, pur se ciò non emerge dalle dichiarazioni e dai comportamenti dei leader iraniani superstiti o nuovi.