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Groenlandia: Trump colpisce alleati Nato con dazi, “E’ ora di mollarlo”

18
Gennaio 2026
Di Giampiero Gramaglia
Pochi giorni or sono, Politico si chiedeva se fosse “l’ora di mollare Trump”, raccontando sotto questa titolo la tentazione, o la convinzione, di molti leader e di decine di milioni di cittadini europei di fronte all’arroganza e all’aggressività del presidente Usa Donald Trump. L’interrogativo è tanto più attuale ora che Trump ha annunciato dazi supplementari del 10% dal 1° febbraio sull’import da otto paesi europei ‘colpevoli’ di volere contribuire alla difesa della Groenlandia.

La decisione di Trump, annunciata con un post sul suo social Truth, che per lui è una gazzetta ufficiale universale – quello che lui arbitrariamente ci scrive è legge per tutti – è la prova palese d’un dato di fatto ovvio: a Trump, della sicurezza della Groenlandia, non interessa assolutamente nulla, come non interessava nulla della democrazia in Venezuela o del narco-traffico. Quello che conta per lui in Groenlandia sono le ricchezze, il petrolio e le terre rare, come quello che gli interessava in Venezuela era il petrolio.

Perché, se fosse la sicurezza a preoccuparlo, la disponibilità dei Paesi della Nato a contribuirvi dovrebbe fargli piacere: per gli Usa, vorrebbe dire meno sforzo da fare da soli -e, quindi, meno spese da sostenere–.

Stamane, Le Monde scrive: “Trump sceglie l’escalation commerciale contro l’Europa pur di avere l’annessione della Groenlandia – o l’acquisizione, ché il termine commerciale meglio gli si addice, ndr –: il presidente statunitense s’impegna ad applicare, dal 1° febbraio, dazi supplementari contro diversi suoi alleati europei e ad aumentarli dal 1° giugno”, fino a che gli Stati Uniti non siano autorizzati ad impadronirsi del territorio autonomo danese. “Un colpo di temperino in più nell’Alleanza atlantica”, che Trump considera un peso e non una risorsa.

Gli otto Paesi colpiti dai dazi supplementari del 10% sono Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda. Si tratta dei Paesi che partecipano alle manovre militari – poco più che simboliche – in Groenlandia per testimoniare la volontà di contribuire alla difesa dell’Isola e, quindi, alla sicurezza transatlantica (ma anche, nel contempo, la fermezza nell’affermare che la Groenlandia non è in vendita).

I dazi saranno incrementati di un ulteriore 25% dal 1° giugno se non sarà avvenuto per quella data “il completo e totale acquisto della Groenlandia da parte degli Stati Uniti”: dal post su Truth, dove le parole tutte maiuscolo, cioè urlate, si sprecano.
I nuovi dazi vanno ad aggiungersi a quelli già imposti a vario titolo, quasi sempre in modo arbitrario sia dal punto di vista del diritto internazionale che di quello americano (la Corte Suprema degli Stati Uniti deve a breve pronunciarsi in merito).
Il post di Trump è stato pubblicato dopo che a Copenaghen e a Nuuk, capitale della Groenlandia, s’erano svolte grandi manifestazioni a sostegno della sovranità dell’isola e contro le mire Usa. A Nuuk, c’erano migliaia di persone, quasi un abitante su dieci dell’enorme territorio. L’isola è grande più di un quinto di tutti gli Stati Uniti, più dell’Alaska, che è il più grande degli Stati dell’Unione, ma ha appena 57 mila abitanti – l’Alaska ne ha 15 volte di più -.

Il messaggio aggressivo del magnate presidente è arrivato mentre una delegazione del Congresso degli Stati Uniti, in missione in Danimarca, cercava di ridurre le tensioni e di rassicurare i danesi che molti americani si oppongono ai piani di Trump per acquistare la Groenlandia. Gli esponenti del Congresso, fra cui la senatrice repubblicana dell’Alaska Lisa Murkowski, critica di Trump, hanno attaccato chi, vicino al presidente, gli consiglia atteggiamenti predatori e hanno pure annunciato d’avere presentato una proposta di legge per bloccare iniziative militari contro l’isola.

I leader europei hanno espresso preoccupazione per le mosse di Trump. Chi, nei Paesi non colpiti, come l’Italia, esprime soddisfazione per esserne per ora al riparo dalle grinfie, mostra grettezza e miopia, perché colpire le economie europee è colpire anche l’Italia, la cui salute economica dipende in gran parte da quella dei suoi principali partner commerciali, in primis Francia e Germania. Da Asuncion, in Paraguay, dove hanno firmato l’accordo commerciale Ue – Mercosur, mostrando concretamente mostrato la volontà dell’Ue di costruire ponti, contrapposta a quella di creare barriere di Trump, i presidenti della Commissione e del Consiglio europei Ursula von der Leyen e Antonio Costa hanno pubblicato una dichiarazione congiunta, affermando che l’Europa sarà ferma nella difesa del diritto internazionale e nella risposta ai nuovi dazi.

A Bruxelles, fonti del Parlamento europeo avvertono che la mossa di Trump compromette l’accordo sui dazi tra Usa e Ue raggiunto l’estate scorsa e che deve essere ancora perfezionato.