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La Flotilla e quell’ombra dei collegamenti con Hamas

04
Maggio 2026
Di Daniele Capezzone

“Era già tutto previsto”. No, non si tratta della canzone di Riccardo Cocciante, ma della mediocre chiassata inscenata dalla sinistra sul caso (prevedibilissimo, direi scontato) dell’ennesima “missione” della Flotilla.

Serve a poco che Elly Schlein e i suoi cari, rimasti praticamente muti sulle violenze del 25 aprile ai danni della Brigata ebraica, si siano messi a strillare come aquile gridando contro la presunta “pirateria internazionale” di Israele.

I comunicati fiammeggianti di Pd, Cinquestelle e Avs assumono perfino un aspetto patetico se confrontati con le immagini dei preservativi e della droga sequestrati sulle barchette Pro Pal (il necessario per una festicciola sotto coperta), oppure con i video degli attivisti che fanno la verticale e qualche capriola sui materassini da yoga delle navi israeliane da cui – nel racconto amorevole della sinistra italiana – sarebbero stati “sequestrati” qualche giorno fa.

Da ieri poi i soliti noti hanno ricominciato a perorare la causa della beatificazione di tale Thiago Avila. Ora, tralasciamo le accuse di comportamenti sessualmente inappropriati che accompagnano questo signore brasiliano proprio nei confronti di altre persone coinvolte nella missione passata.

Il punto è un altro. La rete internazionale degli zatteranti farebbe bene a rispondere alle domande che molti di noi pongono da tempo. Esistono membri della GSF (Global Sumud Flotilla), cioè del network transnazionale di riferimento, a carico dei quali pendono accuse di affiliazione o legami con Hamas. Ci parlino di questo, e anche di chi finanzia tutta l’operazione. Il resto è commedia, in cui purtroppo qualcuno casca anche in luoghi insospettabili.