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EU Kids Act, l’Europa ci chiama a costruire uno spazio digitale più sicuro
Di Virginia Caimmi
Costruire uno spazio digitale europeo nel quale bambini e ragazzi possano crescere, imparare, comunicare e partecipare contando su un livello elevato di protezione in tutta l’Unione. È in questa prospettiva che la Commissione europea ha aperto la raccolta di contributi sull’EU Kids Act, la proposta adottata a settembre per rafforzare la sicurezza dei minori online. La consultazione, avviata il 2 ottobre, resterà aperta fino al 26 novembre dell’anno in corso e coinvolge società civile e piattaforme online interessate dalle nuove disposizioni. Un confronto ampio che accompagnerà il dibattito legislativo al Parlamento europeo e al Consiglio e che punta a portare nel processo decisionale esperienze e punti di vista diversi. La proposta dell’EU Kids Act si inserisce nel lavoro già sviluppato dall’Unione europea per la protezione dei minori online e poggia su una base di conoscenze costruita attraverso ricerca, ascolto e partecipazione. Tra i contributi utilizzati figurano il rapporto dei copresidenti dello Special Panel sulla sicurezza online dei bambini, consultazioni dedicate a minori, genitori ed educatori e la ricerca “Children’s Online Experiences”.
È un percorso importante perché la sicurezza digitale non può essere affidata a un solo soggetto. Istituzioni, famiglie, scuola, società civile, ricercatori e operatori tecnologici hanno responsabilità differenti ma possono concorrere allo stesso obiettivo: creare ambienti digitali più sicuri e, nello stesso tempo, accrescere conoscenze e competenze di bambini e adulti. La proposta europea si articola intorno a quattro direttrici: il cosiddetto “social media delay”, regole di sicurezza integrate fin dalla progettazione dei servizi, sistemi per accertare l’età tutelando la privacy e un’applicazione efficace delle disposizioni. A queste si affianca il ruolo della responsabilità genitoriale. L’EU Kids Act è quindi destinato a completare il quadro di regole che l’Unione ha già costruito per proteggere i minori online. La dimensione europea assume qui un significato particolare. Bambini e adolescenti di Paesi diversi utilizzano spesso gli stessi servizi, guardano gli stessi contenuti e comunicano attraverso ambienti digitali che non si fermano ai confini nazionali. Rafforzare una cornice comune significa riconoscere questa realtà e lavorare affinché la protezione dei più giovani possa essere sempre più coerente con la natura europea e globale della rete.
È anche una questione di cittadinanza. Per i nostri figli sentirsi davvero cittadini europei dovrebbe significare poter crescere sapendo che i propri diritti valgono anche nello spazio digitale. La sicurezza, in questa prospettiva, non è soltanto protezione dai rischi: significa avere gli strumenti per comprendere ciò che accade online, esercitare le proprie scelte in modo consapevole e partecipare alle opportunità offerte dalla tecnologia. Per raggiungere questo risultato è essenziale la collaborazione. Le piattaforme possono contribuire traducendo i principi di sicurezza in servizi e soluzioni concrete; le istituzioni devono costruire un quadro chiaro ed efficace; famiglie, insegnanti ed educatori hanno il compito fondamentale di accompagnare i più giovani. La società civile può aiutare a far emergere bisogni, esperienze e competenze che nessuna norma, da sola, potrebbe esaurire. Ed è proprio sul terreno delle competenze che si gioca una parte decisiva della sfida. Educazione digitale significa imparare a proteggere i propri dati, riconoscere situazioni di rischio, comprendere il funzionamento dei servizi utilizzati e sviluppare senso critico. Significa anche fornire agli adulti strumenti aggiornati per accompagnare bambini e adolescenti senza trasformare la tutela in una semplice successione di divieti. La consultazione aperta dalla Commissione va quindi letta anche in questa chiave. Dare voce a bambini, genitori, educatori e operatori significa riconoscere che uno spazio digitale più sicuro si costruisce attraverso responsabilità condivise e ascolto reciproco.
I contributi potranno essere presentati fino alla mezzanotte del 26 novembre. Saranno poi sintetizzati dalla Commissione europea e trasmessi al Parlamento e al Consiglio per alimentare il confronto legislativo. Il traguardo va oltre la singola norma: continuare a costruire uno spazio digitale europeo nel quale innovazione, sicurezza, diritti e competenze possano procedere insieme. Perché anche online i nostri figli possano crescere non soltanto più protetti, ma più consapevoli del loro essere cittadini europei.





