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Davos 2026: Trump rilancia su Groenlandia e dazi, leader europei reagiscono
Di Giampiero Gramaglia
Il presidente Usa Donald Trump interviene oggi al Forum Economico mondiale di Davos, dove l’attendono – titola in apertura il New York Times – partner turbati “da profonde preoccupazioni sulle prospettive dell’Alleanza fra Usa ed Europa”: nella cittadina svizzera, “l’élite globale farà sforzi d’ogni genere per ridurre le tensioni crescenti fra il magnate presidente e i suoi interlocutori”, specie sull’insistenza per l’acquisizione della Groenlandia. I programmi di viaggio di Trump sono stati alterati da un problema elettrico – definito “minore” dalla Casa Bianca – all’AirforceOne, che, quando era già in volo, ha dovuto rientrare alla base aerea di Andrews, alle porte di Washington. Trump e il suo staff sono poi ripartiti a bordo di due aerei più piccoli. Il NYT dedica al confronto sulla Groenlandia tra Trump e gli europei vari articoli in prima pagina, con le parole ambigue del presidente alla sua partenza (“Vedrete fin dove sono pronto ad arrivare”, ha risposto a chi gli chiedeva se il ricorso alla forza per l’isola di ghiaccio fosse escluso) e il rilancio di immagini provocatorie, tipo lui che pianta una bandiera americana sul suolo groenlandese.
Sul Wall Street Journal e su altri media Usa, è altissima l’attenzione per le reazioni dei mercati che hanno ieri registrato il peggiore crollo da diversi mesi in qua proprio per le tensioni tra America ed Europa sulla Groenlandia e l’annuncio di nuovi dazi da parte del magnate presidente. Per il WSJ, che ci apre, lo scontro in atto “rischia di compromettere il ruolo degli Usa nell’ordine economico mondiale”: “Gli Stati Uniti sono stati a lungo un faro di sicurezza quando regna l’incertezza”; ma questo non è più vero.
La borsa di New York ha ieri registrato la giornata peggiore dallo scorso ottobre, con un calo dell’S&P500, uno degli indici più rappresentativi, di oltre il 2%. Nasdaq e Dow Jones sono pure scesi. La Cnn anticipa le reazioni che attendono Trump a Davos, dove, domani, dopo il suo intervento, ci sarà l’insediamento del Board of Peace per il Medio Oriente e dove potrebbero esserci consulti nell’ambito del G7. Domani sera, poi, a Bruxelles, ci sarà un Vertice straordinario dei 27 Paesi Ue. “I rappresentanti dell’Europa – dice la Cnn – proveranno a sventare una crisi che mette il continente sulla cresta tra il permanere o la fine di una alleanza”.
Per il Washington Post, la mossa di Trump innesca a Davos la reazione europea. E Politico crede si sapere che l’Ue, dopo gli ultimi sviluppi, è più vicina a decidere di ricorrere al suo cosiddetto ‘bazooka commerciale’ contro gli Stati Uniti, anche se non tutte le notizie che arrivano da Bruxelles vanno in tale direzione. Di sicuro, il Parlamento europeo ha congelato l’approvazione e l’attuazione dell’accordo sui dazi tra Usa e Ue dello scorso agosto, con il consenso della cosiddetta ‘maggioranza europeista’ (popolari, socialisti e liberali). Parigi e Berlino stanno ancora lavorando per fare coincidere le loro posizioni, mentre altri Paesi, fra cui l’Italia, puntano più sul dialogo che sulla contrapposizione. Parlando a Davos, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ieri detto che “il popolo americano è nostro amico”, ma ha chiarito che la risposta europea al magnate presidente “sarà decisa”: “la Groenlandia è europea”, ha detto, ed “è tempo di costruire una nuova Europa, più indipendente” anche dal punto di vista della sicurezza. A sua volta il presidente francese Emmanuel Macron, senza mai nominare Trump, con cui i rapporti – secondo il NYT – si sono deteriorati, dopo che il magnate presidente ha diffuso loro chat private, ha detto: “Preferiamo il rispetto ai bulli… Il Mondo sta scivolando verso la legge del più forte… I nuovi dazi sono inaccettabili, soprattutto se usati come leva contro la sovranità territoriale.
Alle critiche europee, si sommano quelle interne agli Stati Uniti di esponenti cattolici. Dopo quelle di tre cardinali, sono arrivate ieri quelle dell’arcivescovo Timothy P. Broglio, che ha ricordato come sia “moralmente accettabile”, per i militari, disobbedire a “ordini ingiusti” e che entrano in conflitto con la loro coscienza.
Il Trump che parla oggi a Davos è un presidente “profondamente impopolare” nel suo Paese, nota Amber Phillips sul WP. Il che può anche spiegare irrigidimenti in politica internazionale, nell’intento di proiettare un’immagine di forza: non solo sulla Groenlandia, ma anche sul Venezuela e nel Medio Oriente. Il Pentagono progetta tagli alla presenza Usa in gruppi consultivi Nato, quasi ad anticipare ulteriori riduzioni del coinvolgimento americano nella difesa europea – i funzionari del Dipartimento della Difesa escludono ogni nesso con le attuali polemiche e parlano di decisioni allo studio da mesi -.
Fronte Medio Oriente, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha finalmente accettato di entrare nel ‘Board of Peace’ per la Striscia di Gaza – ma nessuno aveva mai pensato che potesse non farlo -, mentre altre adesioni restano in forse, dopo che s’è capito che questo Board è una sorta d’alternativa all’Onu privata e dopo che è stato chiesto di pagare un biglietto d’ingresso di un miliardo di dollari. Significativo che l’adesione di Israele coincida con l’inizio dell’abbattimento, a Gerusalemme Est, del quartier generale dell’Unrwa, un’agenzia umanitaria dell’Onu, come atto di ulteriore riduzione delle attività delle organizzazioni umanitarie nella Striscia e nei Territori.
Da segnalare, infine, fronte Venezuela, il sequestro nei Caraibi di una settima petroliera: l’Amministrazione Trump continua cos’ a cercare di rafforzare il proprio controllo sull’esportazione del petrolio venezuelano.





