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Daniela Santanchè si è dimessa, terza vittima del referendum
Di Giampiero Cinelli
Daniela Santanchè si è dimessa da ministra del Turismo. La decisione arriva dopo che Giorgia Meloni, con una mossa a sorpresa nella serata di ieri, le aveva chiesto un passo indietro per «sensibilità istituzionale», anticipando la mozione di sfiducia dell’opposizione già calendarizzata per il 30 marzo. Santanchè è indagata dalla procura di Milano per bancarotta nell’ambito del fallimento di Bioera Spa, di cui è stata presidente, e per una presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps relativa alla sua società Visibilia. Le sue dimissioni seguono quelle del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto dello stesso ministero, Giusi Bartolozzi.
Nelle ore in cui la situazione era ancora in bilico, Antonio Tajani aveva già chiarito come sarebbe andata a finire. Il vicepremier e segretario di Forza Italia, fermato tra i corridoi di Montecitorio, era stato lapidario: «Se la presidente del Consiglio ti chiede di dimetterti, devi farlo». Sul tema del garantismo — principio storicamente caro a Forza Italia — aveva provato a tenere insieme i pezzi («Si è colpevoli dopo il terzo grado di giudizio»), salvo poi schivare la contraddizione di una ministra costretta a lasciare prima ancora del rinvio a giudizio scaricando la responsabilità: «Non ho chiesto io le sue dimissioni, le ha chieste la presidente del Consiglio a un suo ministro del suo partito».
Nella lettera indirizzata alla premier, Santanchè ha tenuto a precisare i termini del suo addio: «Ho voluto che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte a una tua esplicita e pubblica richiesta». E ancora: «Ad oggi il mio certificato penale è immacolato e per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio». Dopo aver spiegato di aver inizialmente resistito per non voler essere «il capro espiatorio di una sconfitta referendaria che non è stata determinata da me», ha concluso con una formula che mescola resa e orgoglio: «Non ho difficoltà a dire obbedisco. Non ti nascondo un po’ di amarezza, ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento».
La notizia ha interrotto i lavori dell’aula di Montecitorio con un lungo applauso spontaneo. Il presidente di turno Giorgio Mulè, rimasto interdetto per qualche secondo, ha commentato con ironia: «Credevo applaudiste me, poi ho visto le agenzie». Secondo le indiscrezioni, è probabile che Meloni tenga per sé la delega al Turismo ad interim.
Immediata la reazione dell’opposizione, con toni che mescolano soddisfazione e polemica. «Finalmente si è concluso questo indegno teatrino che per oltre un giorno e mezzo ha tenuto sotto scacco l’intero governo», ha detto Nicola Fratoianni di Avs, parlando di «un altro segno della crisi politica apertasi dopo la batosta referendaria». Angelo Bonelli ha attaccato più duramente: «Le dimissioni arrivano tardi e non cancellano anni di arroganza e difesa dell’indifendibile», aggiungendo che «se il Sì avesse vinto, Delmastro, Bartolozzi e Santanchè sarebbero rimasti tutti al loro posto».





