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AI Act, Bruxelles prende tempo: rinviate le regole più onerose
Di Virginia Caimmi
L’Europa rallenta sulla sua stessa rivoluzione normativa. A meno di due anni dall’entrata in vigore dell’AI Act, il Consiglio Ue ha dato il via libera definitivo a una serie di modifiche che rinviano alcune delle disposizioni più onerose della legge sull’intelligenza artificiale. Ufficialmente si tratta di una semplificazione necessaria per garantire un’applicazione efficace delle norme; nei fatti, è anche il riconoscimento che la prima grande regolazione globale dell’IA rischiava di correre più veloce della sua stessa attuazione. Le modifiche, approvate nell’ambito del pacchetto “Omnibus VII”, sono state presentate da Bruxelles come uno strumento per ridurre gli oneri amministrativi, aumentare la certezza giuridica e rafforzare la competitività europea. Un obiettivo che riflette le preoccupazioni espresse negli ultimi mesi da imprese e governi, convinti che l’eccessiva complessità delle regole rischiasse di rallentare investimenti e innovazione proprio mentre la corsa globale all’intelligenza artificiale entra nella sua fase decisiva.
La misura più significativa riguarda i sistemi di IA classificati come ad alto rischio. Alcuni degli obblighi previsti dall’AI Act entreranno in vigore con 16 mesi di ritardo rispetto al calendario originario: dal 2 dicembre 2027 per i sistemi autonomi e dal 2 agosto 2028 per quelli integrati in prodotti già soggetti ad altre normative europee, come dispositivi medici o macchinari industriali. Rinvio necessario dunque, come emerso dal comunicato del Consiglio, perché mancano ancora standard armonizzati e strumenti tecnici indispensabili per consentire ad aziende e autorità di applicare correttamente le nuove regole. Spiegazione ragionevole, ma evidenzia anche un paradosso. L’Unione europea aveva presentato l’AI Act come il modello di riferimento mondiale per governare l’intelligenza artificiale. Oggi, prima ancora che le disposizioni più impegnative entrino pienamente in vigore, si trova costretta a concedere più tempo per renderle applicabili. Una marcia indietro dunque? Piuttosto la dimostrazione di quanto sia difficile tradurre in pratica un impianto normativo pensato per una tecnologia che evolve più rapidamente dei processi legislativi.
Sulla scia della parola d’ordine “semplificazione”, accanto alle aperture verso le imprese, Bruxelles ribadisce che la tutela dei cittadini resta una priorità. Il nuovo testo introduce infatti un divieto esplicito per i sistemi di “nudification”, capaci di generare immagini intime non consensuali a partire da fotografie reali, e per altre applicazioni collegate alla produzione di materiale di abuso sessuale sui minori. Una misura che risponde alla crescente diffusione di questi strumenti e che rappresenta una delle novità più rilevanti del provvedimento. Il regolamento interviene inoltre sulle sandbox normative, gli ambienti controllati nei quali imprese, centri di ricerca, pubbliche amministrazioni, possono sperimentare nuove applicazioni di IA prima del rilascio sul mercato del modello stesso. Anche in questo caso vengono concessi tempi più ampi, nel tentativo di accompagnare l’innovazione con strumenti di supervisione adeguati senza creare ulteriori ostacoli burocratici.
Più policy e meno burocrazia dunque? Negli ultimi anni Bruxelles ha costruito la propria leadership digitale sulla capacità di fissare standard globali, dal GDPR all’AI Act. Oggi il baricentro sembra spostarsi – seguendo l’impronta suggerita dal Report Draghi – verso una domanda diversa: come regolamentare senza compromettere la capacità dell’Europa di competere? Pur se il provvedimento certifica l’emergere di un nuovo equilibrio tra regolazione e competitività, resta però aperta una questione destinata ad accompagnare il dibattito nei prossimi anni.
Se una normativa salutata come storica richiede già rinvii e aggiustamenti prima di entrare pienamente a regime, il problema è la complessità dell’intelligenza artificiale o l’eccesso di fiducia nella capacità della regolazione di tenere il passo dell’innovazione? Bruxelles continua a scommettere sulla possibilità di conciliare entrambe le esigenze. Ma il voto del Consiglio dimostra che, nella pratica, trovare quel punto di equilibrio è molto più difficile che definirlo sulla carta. Il via libera definitivo è arrivato alla vigilia del passaggio della presidenza semestrale del Consiglio Ue da Cipro all’Irlanda. Da oggi Dublino guiderà i lavori europei nel secondo semestre del 2026 con un’agenda centrata sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, sulla competitività e sulla sicurezza. Temi che sempre più spesso si intrecciano con il futuro dell’intelligenza artificiale e con la ricerca di un equilibrio tra innovazione, crescita economica e tutela dei diritti. Meno burocrazia, più impatto. Lo attendiamo tutti come un mantra.





