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Accise, dogane e monopoli: la nuova geografia della sovranità economica tra gettito, sicurezza e commercio globale

26
Maggio 2026
Di Alessandro Caruso

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

Più che una struttura amministrativa, oggi l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è diventata uno dei punti in cui si incontrano commercio globale, sicurezza economica, tecnologia, fiscalità e competitività industriale. Non è un caso che gli Stati generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in programma il 20 e 21 maggio a Roma, arrivino in una fase in cui i confini tra politica fiscale e politica industriale sono diventati sempre più sottili. Le dogane non sono più soltanto il luogo fisico attraverso cui entrano e escono merci; sono un’infrastruttura strategica che misura la capacità di uno Stato di controllare flussi economici, proteggere filiere produttive e presidiare entrate fiscali sempre più esposte a trasformazioni profonde del mercato. Il dato che forse racconta meglio la dimensione di questa centralità è quello del gettito: nel 2025 le attività riconducibili ad ADM hanno generato oltre 82 miliardi di euro tra dogane, energie, alcoli, tabacchi e giochi. Di questi, circa 33,7 miliardi arrivano dal comparto energia e alcoli, 21,7 miliardi dal sistema doganale, 15,6 miliardi dai tabacchi e 11,5 miliardi dal settore giochi. Quasi una grande manovra finanziaria permanente che rende evidente come parlare di accise e dogane significhi ormai discutere di equilibri economici nazionali.

Eppure il punto non riguarda soltanto il gettito. Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno modificato il ruolo stesso delle dogane. La pandemia prima, la crisi energetica poi, le tensioni nel Mar Rosso, i nuovi assetti commerciali tra Stati Uniti, Cina e Unione europea hanno reso evidente quanto il commercio internazionale non sia più soltanto una questione di logistica ma di sicurezza strategica. Nel 2025 il valore degli scambi con Paesi terzi ha raggiunto circa 278,8 miliardi di euro in importazioni e 348,1 miliardi in esportazioni, con Stati Uniti e Cina che continuano a rappresentare snodi centrali dei flussi commerciali italiani. In questo scenario il lavoro delle dogane si sposta progressivamente dal semplice controllo documentale a un’attività molto più sofisticata di analisi del rischio.

Il cambiamento emerge soprattutto dall’esplosione dell’e-commerce. Le dichiarazioni di importazione legate al commercio elettronico sono passate da circa 54 milioni nel 2023 a quasi 105 milioni nel 2025. Parallelamente i controlli sono cresciuti da poco più di 29 mila a oltre 57 mila. Dietro questi numeri si intravede una trasformazione strutturale: le grandi filiere tradizionali lasciano sempre più spazio a flussi frammentati, microspedizioni e acquisti diretti che rendono più complessa la capacità di intercettare irregolarità e frodi. Non è un caso che la salute e sicurezza dei prodotti e la contraffazione rappresentino oggi oltre il 70% delle categorie di rischio extra-tributario monitorate da ADM.

Ed è qui che si inserisce una seconda trasformazione, forse ancora più significativa: l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella gestione doganale. Alla vigilia degli Stati generali il direttore Roberto Alesse ha descritto l’utilizzo di sistemi di computer vision e algoritmi predittivi per identificare in tempo reale merci sospette nei porti e negli aeroporti italiani. Nel 2025 sono stati sequestrati oltre 5,5 milioni di prodotti contraffatti e circa la metà riguardava giocattoli e articoli sportivi. L’idea di fondo è che il controllo non possa più basarsi soltanto su verifiche a campione o attività successive all’ingresso della merce, ma debba diventare preventivo, predittivo e continuo. È una logica che segna il passaggio da una funzione essenzialmente burocratica a una funzione di intelligence economica.

Dentro questo scenario si inserisce anche la riforma delle accise, uno dei dossier più delicati degli ultimi mesi. Il tema è tecnicamente fiscale ma le implicazioni sono molto più ampie. Le accise rappresentano uno degli strumenti attraverso cui lo Stato orienta consumi, incentivi e comportamenti economici. Per anni il sistema italiano ha mantenuto differenze significative nella tassazione di carburanti differenti, con effetti che hanno spesso prodotto distorsioni di mercato. La revisione avviata punta progressivamente a riallineare il sistema in una logica di maggiore coerenza ambientale e fiscale, intervenendo soprattutto sul differenziale tra benzina e diesel. Dietro una questione apparentemente tecnica si nasconde però una partita molto più complessa: ogni modifica delle accise produce effetti immediati sui prezzi, sulle imprese di trasporto, sulla competitività industriale e sul potere d’acquisto delle famiglie.

Il problema è che proprio sulle accise si concentrano alcune delle forme più sofisticate di evasione e criminalità economica. Nel 2025 le attività di contrasto alle frodi sugli oli minerali hanno consentito di individuare circa 25 milioni di euro di imposta evasa tra IVA e accise. È un terreno in cui la capacità tecnologica diventa decisiva, perché i cosiddetti “designer fuels”, carburanti modificati o alterati per aggirare il sistema fiscale, rappresentano uno dei fenomeni più difficili da intercettare.

Il punto è che oggi le dogane non rappresentano più soltanto una frontiera fiscale. Sono sempre più una linea di confine economica. Difendere il Made in Italy, contrastare la contraffazione, controllare la qualità dei prodotti, monitorare l’esplosione dell’e-commerce, prevenire l’evasione sulle accise e proteggere le entrate pubbliche fanno ormai parte della stessa partita. Gli Stati generali di questa settimana arrivano quindi in un momento che assomiglia meno a un bilancio annuale e più a una ridefinizione strategica del ruolo dell’Agenzia. Perché mentre le merci attraversano i confini a velocità crescente e i mercati diventano sempre più digitali, la vera sfida non è semplicemente controllare cosa entra o esce dal Paese. È capire quanto uno Stato sia ancora capace di governare i flussi che attraversano la sua economia.