Innovazione

Metaverso, la quinta dimensione. Ecco cos’è e come si sta sviluppando

16
Dicembre 2021
Di Jacopo Bernardini

Di cosa parliamo quando parliamo di Metaverso? Da argomenti di discussione, piccolo smottamento nei meandri del web, il ritmo di diffusione e conoscenza di questa strana creatura si è fatto sempre più importante fino a quando, lo scorso ottobre, Mark Zuckerberg non l’ha reso noto a livello globale, rinominando la sua holding Meta.

Il metaverso è un’estensione della realtà. Per chi se lo ricorda Second Life, il mondo virtuale che ebbe un picco di popolarità circa 10 anni fa, può essere un buon termine di paragone. Un luogo in cui trasferire parte della vita quotidiana, anche se non è ancora ben chiaro cosa ci si potrà fare. Non c’è solo Facebook: molti cercano di svilupparlo e diverse aziende hanno iniziato a puntarci. Secondo alcune stime, entro il 2025 gli investimenti nel settore saliranno a un ritmo annuale del 40-50%.

A fare il punto sul metaverso ci ha pensato Fondazione Italia Digitale, che negli UTOPIA Studios ha organizzato un dibattito che ha coinvolto istituzioni, giornalisti e imprenditori digitali, moderato dal portavoce della Fondazione, Francesco Nicodemo.

«Nel metaverso non investono solo i colossi della tecnologia: pure Nike ha l’intenzione di digitalizzare asset di abbigliamento per venderne il corrispettivo digitale» ha precisato Luca Zorloni, giornalista di Wired. Un mondo quindi che apre grandi opportunità di business e altrettante sfide, anche dal punto di vista legale.

«La possibilità di spostarsi tra mondi, cioè l’inter-operabilità, come ha sottolineato Zuckerberg nella sua presentazione, sarà un fattore chiave del metaverso», ha aggiunto Tommaso Di Noia, professore al Politecnico di Bari, secondo cui il metaverso sarà un internet in 3D, che comunque non sostituirà il web.

«Non solo, comunque realtà virtuale, ma anche realtà aumentata e mista. Con una connessione, dunque, col mondo fisico». La privacy e la sicurezza rimarranno elementi essenziali. Sarà fondamentale imparare a costruire questa nuova dimensione intorno all’utente, motivo per cui, secondo Di Noia, «i dati e le informazioni personali dovrebbero essere custoditi in spazi di fiducia per i fruitori».

Un cambio di paradigma che toccherà, anzi, sta già toccando, diversi ambiti. Tra questi, il mondo dell’arte. Lo ha confermato Giulio Bozzo, fondatore di Reasoned Art, la prima galleria italiana di cryptoarte, ovvero arte digitale certificata e venduta tramite la tecnologia blockchain e gli NFT, i non-fungible token.

«Facciamo chiarezza: innanzitutto la blockchain permette di certificare e quindi rendere trasparente e tracciabile il mercato, così come di avere uno storico del pricing delle opere. Gli NFT, invece, sono certificati digitali che rendono unico, e di conseguenza raro, un bene digitale».

Una tecnologia che permette quindi di autenticare, vendere e collezionare opere, anche in maniera digitale. Va da sé che, se il metaverso diventerà patrimonio comune e diffuso, le opere digitali commerciate tramite NFT potranno diventare un bene sempre più ambito.

Il cambio di paradigma sta modificando l’economia con le criptovalute, le leggi con gli smart contracts e i diritti di proprietà con gli NFT. “Il vero tema del 2022 sarà capire l’organizzazione e la politica di questi mondi”, ha concluso Bozzo.

Già, perché come ogni grossa novità, la blockchain, il metaverso, gli NFT portano inedite sfide normative. «Il problema politico principale è la regolamentazione. C’è bisogno di governance, soprattutto per quanto riguarda la privacy e i dati», ha detto Mirella Liuzzi, parlamentare 5 Stelle. Il pacchetto europeo è già stato aggiornato, soprattutto con il regolamento sull’Intelligenza Artificiale dell’UE, che rappresenta un grande passo in avanti sul tema. A questo punto, ha proseguito Liuzzi «non si possono bloccare gli investimenti, ma è innegabile ci sia bisogno di un’ampia riflessione sulle norme».

Tra i temi già dibattuti in Italia il riconoscimento facciale. «Una questione che conosco bene», ha spiegato Filippo Sensi, parlamentare dem. «Ho presentato una proposta di legge che mirava a regolarne l’utilizzo nei luoghi pubblici». Una proposta che ha raccolto un ampio dibattito, anche perché molti Comuni avevano iniziato ad attivare sistemi di videosorveglianza intelligenti. Alla fine è diventata legge una moratoria sulla tecnologia fino al 2023, in attesa di capire come deciderà di muoversi anche l’Europa, di modo da avere una legislazione onnicomprensiva. «Un piccolo passo in avanti che va migliorato, ma una presa di consapevolezza importante riguardo alla privacy e all’identità digitale».

La sfida di posizionamento tra i colossi del digitale, in primis quelli cinesi e americani, è iniziata: «Ma è fondamentale che l’Europa smetta di fare solamente da enorme garante, da arbitro della partita – ha concluso Zorloni – e inizi a ingaggiarsi su questioni operative, a produrre innovazione e tecnologia». In caso contrario Bruxelles, proprio su alcuni dei temi che decideranno la direzione del prossimo futuro, sarà condannata all’irrilevanza.