Innovazione
Costituzione, IA e diritti digitali: il confronto di Roma sulle nuove regole della democrazia
Di Beatrice Telesio di Toritto
A ottant’anni dalla Costituente, il rapporto tra innovazione tecnologica e diritti torna al centro del dibattito pubblico. A Roma, nella sede dell’Associazione Civita, l’evento promosso da WINDTRE martedì 9 giugno ha riunito accademici, giornalisti ed esperti per riflettere su come l’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale stiano modificando il rapporto tra cittadini, informazione e democrazia.
Ad aprire la riflessione è stato Roberto Basso, Direttore External Affairs & Sustainability di WINDTRE, che ha sottolineato la necessità di accompagnare l’innovazione con un adeguato quadro di regole. «La tecnologia cambia i comportamenti e i costumi e questo spinge inevitabilmente anche a un cambiamento delle regole», ha osservato, ricordando però come i principi fondamentali della Costituzione continuino a rappresentare un punto di riferimento anche nell’era digitale. Per Basso la sfida consiste nel trovare un equilibrio tra sviluppo tecnologico e tutela dei cittadini, facendo tesoro anche degli errori commessi negli ultimi anni con l’affermazione delle piattaforme digitali e dei social network.
Sul piano costituzionale, Alfonso Celotto, professore di Diritto Costituzionale dell’Università Roma Tre, ha definito la rivoluzione digitale una vera e propria «rivoluzione copernicana». Secondo il costituzionalista, i diritti fondamentali restano invariati, ma devono essere reinterpretati all’interno di un contesto in cui la dimensione digitale rappresenta ormai una parte integrante della vita delle persone. «Oggi abbiamo quasi una nuova persona, perché spesso ci sdoppiamo nel mondo digitale», ha spiegato. Da qui la necessità di interrogarsi su come garantire libertà, partecipazione e cittadinanza anche negli spazi governati dagli algoritmi. Celotto ha inoltre evidenziato il rischio che gli utenti diventino «sudditi più che cittadini», indicando nella democratizzazione delle piattaforme una delle sfide decisive dei prossimi anni.
La dimensione geopolitica dell’intelligenza artificiale è stata invece al centro dell’intervento di Nicoletta Pirozzi, Capo Programma Europa dell’Istituto Affari Internazionali. Per Pirozzi l’Europa si trova oggi stretta tra la leadership tecnologica degli Stati Uniti e quella della Cina, ma può giocare un ruolo specifico grazie alla propria capacità regolamentare. «La sfida europea consiste nel rendere l’intelligenza artificiale compatibile con i diritti individuali e con la coesione sociale», ha affermato. Un percorso che richiede però maggiori investimenti e una governance più integrata, superando la frammentazione che ancora caratterizza il mercato europeo.
Più critica la riflessione di Riccardo Luna, giornalista e autore del volume Qualcosa è andato storto. Luna ha ricordato come le promesse iniziali della rivoluzione digitale fossero quelle di una società più aperta, collaborativa e connessa, evidenziando però come gli effetti reali siano stati spesso molto diversi. «Probabilmente dire che qualcosa è andato storto è persino un eufemismo», ha osservato, mettendo in guardia anche dalla crescente concentrazione di potere tecnologico, economico e politico che caratterizza l’attuale ecosistema digitale.
Il confronto romano ha così riportato al centro una questione destinata a diventare sempre più rilevante nei prossimi anni: come garantire che l’evoluzione tecnologica proceda insieme alla tutela dei diritti, della partecipazione democratica e della libertà dei cittadini.





