di Daniele Bernardi

Tra circa due mesi si voterà per eleggere il nuovo capo dello stato, molti i nomi che aleggiano in parlamento ma poche sono le certezze di cui disponiamo al momento. Draghi è in pole-position, una sua elezione comporterebbe ancora una volta una scarsa presa di posizione della politica, la quale tenterebbe nuovamente di demandare la governance del PNRR all’esperienza di un tecnico. Nel mentre, tra vecchi generali della politica come Berlusconi e Prodi e la tanto agognata novità di una donna al Quirinale, la cronaca italiana si dipana nel buio dell’incertezza. Abbiamo provato dunque a fare un po' di luce parlando con Roberto D’Alimonte, politologo, docente di Sistema politico italiano presso la Luiss Guido Carli di Roma e fondatore del Centro Italiano Studi Elettorali (CISE) presso la stessa università.

 

Inizierei da uno dei più papabili: Mario Draghi. Recentemente un sondaggio di Ipsos mostrava come la maggior parte degli italiani (57%) preferirebbe restasse a Palazzo Chigi e anche lui pare più vicino a questa soluzione così da monitorare il PNRR. Secondo lei alla fine i partiti finiranno per eleggere il presidente del consiglio? Se sì, quali forze sosterrebbero la sua elezione?

È possibile. Draghi accetterebbe di fare il presidente della repubblica solo se fosse indicato da una larghissima maggioranza, quindi da quasi tutte le forze che lo sostengono adesso al governo. Secondo me non sarebbe disponibile a fare il presidente della repubblica votato da una maggioranza risicata.

 

Lei parla di una grande maggioranza, eppure molti degli attuali partiti di governo hanno iniziato a schierare nomi per l’elezione al Colle, penso a Prodi, Franceschini e Amato per il Partito Democratico…

Questi sono nomi di parte. Sono possibili tre diversi scenari: il primo è un accordo tra il centrodestra e il centrosinistra, i due poli dello schieramento italiano, l’accordo si può fare soltanto su una figura che non sia troppo targata politicamente, quindi non può essere Franceschini, non possono essere né Prodi, né Amato. Potrebbe essere Draghi. Il secondo scenario è quello dello scontro tra centrodestra e centrosinistra che porterebbe alla conta dei voti, da una parte il centrodestra proporrebbe Berlusconi, dall’altra il centrosinistra potrebbe proporre Romano Prodi o Dario Franceschini o altre figure ancora di parte. In questo caso sarebbe uno spettacolo avvilente perché si vedrebbero gli schieramenti a caccia di voti, a caccia dei peones. Il terzo scenario è quello della scomposizione. I primi due sono basati sull’ipotesi che i due schieramenti si muovano uniti: il primo uniti nel loro interno e tra loro, il secondo uniti al loro interno e divisi tra loro; nel terzo centrodestra e centrosinistra si scompongono. Allora in questo caso si possono ipotizzare diverse combinazioni: una potrebbe essere quella di governo con Draghi magari come figura di riferimento o altre meno visibili al momento; oppure altre combinazioni che potrebbero vedere escluso il Movimento5Stelle ma inclusa la Lega con la Cartabia come candidata (è difficile il M5S possa votare il ministro della giustizia che ha modificato la riforma Bonafede). Per ciascuno scenario si possono immaginare nomi diversi e quasi sempre compare il nome di Draghi, una figura di compromesso e unificante.

 

A proposito del secondo scenario, è stato fatto anche il nome di Berlusconi…

Non credo che Berlusconi possa essere eletto presidente della repubblica.

 

Neanche alla luce delle posizioni manifestate ultimamente da Italia Viva, anche con il caso Open di Renzi?

No, no. Nel segreto dell’urna non avrà tutti i voti né di Forza Italia né, soprattutto, di Fratelli d’Italia e della Lega. Bisogna tenere a mente che le votazioni per il capo dello stato sono per voto segreto.

 

Il fatto che il M5S, primo partito in Italia, non abbia ancora mai preso una posizione, non si sia mai espresso su queste elezioni va visto come una debolezza?

Secondo me, il Movimento5Stelle non ha ancora deciso. Siamo a novembre, si voterà a gennaio, il M5S deve risolvere i problemi al suo interno innanzitutto, in questo momento è in una specie di limbo, però alla fine farà le sue proposte. Sarà interessante valutare se in collaborazione con il PD o in alternativa al PD, i giochi sono ancora tutti aperti.

 

A proposito di giochi ancora aperti, ci sono due gruppi di cui si parla davvero poco ma che in realtà potrebbero contare molto numericamente. Quanto incideranno secondo lei i delegati dei consigli regionali e il gruppo misto?

I delegati dei consigli regionali saranno prevalentemente di centrodestra perché la maggioranza delle regioni sono in mano al centrodestra. Nei miei calcoli, comprendendo l’apporto dei delegati regionali i due schieramenti si equivalgono attorno ai 450 voti, restano dunque un centinaio di voti ‘liberi’. Se prevale il primo scenario discusso sopra, i voti liberi non conteranno nulla, se prevale l’accordo e viene accettato dalla base (ricordiamoci sempre il voto segreto). Se non c’è l’accordo, come nel secondo e terzo scenario, allora sia il gruppo misto ma anche Italia Viva potranno avere un peso.

 

Un’ultima domanda che riguarda il presidente uscente. Sergio Mattarella ha fatto sapere che non intende essere rieletto ma l’incertezza sul suo successore è ancora molta. Ritiene poco probabile che si verifichi nuovamente una situazione come quella che vide Napolitano, anche lui chiaro sul non voler essere rieletto, primo presidente a rinnovare il mandato? In particolare, qualora i parlamentari confermassero il suo nome, secondo lei Mattarella accetterebbe la rielezione?

Se si creasse di nuovo una situazione drammatica come quella ai tempi della rielezione di Napolitano, credo che Mattarella non si sottrarrebbe dall’invito ad accettare un secondo mandato. L’evento è poco probabile ma non impossibile.

 

Mai dire mai

 

 

Photo Credits: Il Dubbio