“Marco Pannella e la storia del Partito Radicale hanno dimostrato che le più grandi riforme sono avvenute grazie ai referendum”, ha affermato Irene Testa – Tesoriere del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito – nell’intervista a The Watcher Post sui referendum giustizia. “Con Salvini abbiamo scelto i temi politici più urgenti: se il risultato referendario venisse calpestato in Parlamento, la Lega farà da sentinella per salvaguardare la volontà popolare”. Sulla raccolta firme: “Le adesioni sono moltissime e comprendono quasi tutti tranne 5 Stelle e PD, ma con alcune eccezioni”.

 

Irene Testa, Partito Radicale e Lega insieme per la raccolta firme sui quesiti referendari in tema giustizia: come nasce l’intesa politica? È replicabile su altri fronti?
L’intesa nasce dalla convinzione di entrambi che la riforma della giustizia non sia più procrastinabile. Negli ultimi 30 anni abbiamo condotto molte battaglie (anche referendarie) per spingere in primis la politica a realizzare una riforma strutturale della giustizia in Italia, prima di arrivare ad una irreversibile fase di delegittimazione della stessa. Con questa iniziativa abbiamo riabilitato lo strumento referendario - lasciato atrofizzare per troppi anni - consentendo ai cittadini di riappropriarsi del sentimento democratico e alla politica di fare alleanze tematiche trasversali, proprio come accaduto a due soggetti politici storicamente diversi come Partito Radicale e Lega.

 

Responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere, custodia cautelare, legge Severino, candidatura al CSM e valutazione dei magistrati: questi i temi su cui chiedete che l’elettorato si esprima. Riformare la giustizia è una priorità?
La riforma della giustizia è la madre di tutte le battaglie. Abbiamo scelto con la Lega di Matteo Salvini i temi più urgenti e necessari che la politica, a nostra valutazione, farebbe molta fatica a realizzare per via parlamentare. Tuttavia abbiamo molta fiducia nel lavoro della Ministra Cartabia. Molto meno della possibilità di accordo tra le forze di maggioranza. Se guardiamo a ciò che sta accadendo ora nelle Commissioni parlamentari, viene da chiedersi quale linea politica potrebbe prevalere: le ragioni della Ministra della Giustizia o quella dei 5stelle? Per la raccolta firme abbiamo tre mesi di tempo. Al momento le adesioni sono moltissime e comprendono quasi tutti tranne 5 Stelle e PD, anche se con alcune eccezioni.

 

Già nel 1987 gli italiani si espressero a favore della responsabilità civile dei magistrati, salvo poi aver introdotto la “legge Vassalli” aspramente criticata dai radicali. All’epoca si tentò persino di riformare il sistema elettorale del CSM, ma la Corte costituzionale giudicò inammissibile il quesito. È la volta buona?
Marco Pannella e la storia del Partito Radicale hanno dimostrato che le più grandi riforme sono avvenute grazie ai referendum. Noi radicali sappiamo benissimo che ogni campagna referendaria può nascondere moltissime insidie. La prima è legata al vaglio di ammissibilità dei quesiti da parte della Corte Costituzionale, che avviene solo dopo la raccolta di tutte le firme necessarie. L’altra è rappresentata dalla “difesa” in Parlamento del risultato referendario. La storia ci insegna che il Parlamento può anche calpestare il risultato referendario, legiferando diversamente. La Lega di Matteo Salvini, con la sua cospicua pattuglia di parlamentari, farà da sentinella per la difesa della volontà popolare. Questa ampia convergenza, fatta da diversi partiti “di massa”, ci consente di sminare anche il campo da quel vecchio trucco dei partiti che per falsare il risultato spingevano per l’astensionismo puntando sul non raggiungimento del quorum.

 

C’è un quesito che più di altri considerate imprescindibile? Su quale la Lega ha posto la propria bandierina?
Nessuna bandierina. Ci siamo trovati da subito in accordo sui quesiti che sono stati redatti assieme. Abbiamo solo operato una scelta per limitarne il numero.

 

Auspicate che il Parlamento nei prossimi mesi accetti le vostre richieste? O temete che un intervento parlamentare funga da freno nei confronti del referendum per il quale raccogliete le firme?
La nostra riforma non si sovrappone con la proposta Cartabia: i due percorsi possono andare parallelamente. Piuttosto che preoccuparsi dei referendum sulla giustizia giusta, il Parlamento dovrebbe occuparsi di rispondere ai moniti della Corte Costituzionale che - su svariati temi - ha chiesto al Parlamento semplicemente di prendere delle decisioni. Anche su questo i partiti si sono voltati dall’altra parte.

 

Il Partito Radicale storicamente si batte per una “Giustizia Giusta”: è uno slogan che trova compimento nei quesiti referendari o la strada è ancora lunga?
Mi faccia dire invece che la strada è stata lunga fino ad ora. Tenga presente che questa battaglia ci vede in prima linea da oltre 30 anni. Questa nuova fase deve rappresentare uno snodo decisivo per accelerare il percorso verso il traguardo della giustizia giusta. I referendum hanno, tra i tanti meriti, anche quello aprire un dibattito nel Paese su uno dei temi cardine della vita democratica. Finalmente i cittadini potranno sentire opinioni contrapposte e dibattiti per formarsi una propria idea su un tema così dirimente, invece di ascoltare a reti unificate solo l’opinione di Travaglio e delle “Gazzette delle procure”.

 

Andrea Maccagno

 

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