Food

Vendita di olio sfuso, gli agricoltori italiani protestano col ministero

05
Agosto 2022
Di Giampiero Cinelli

Vendere l’olio sfuso? Secondo la Commissione Europea si può. Circola da giorni una proposta di legge negli di ambienti di Bruxelles, che ha già fatto issare le barricate agli agricoltori. A quanto pare non sarebbe vantaggioso per gli imprenditori agricoli nostrani, che già da tempo si difendono contro la politica sleale di Paesi meno industrializzati e devono fare i conti con la Pac.

L’obiettivo a livello comunitario è di diminuire la quantità di imballaggi utilizzati e quindi di essere più sostenibili. Il coordinamento Agrinsieme, che riunisce quasi tutte le principali sigle dell’agricoltura italiana – Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari – ha scritto una lettera al ministero della Politiche agricole chiedendo che l’Italia a Bruxelles dica no alla proposta di modifica del Regolamento di esecuzione 29/2012.

La vendita sfusa infatti può facilitare le frodi, aprendo la strada a potenziali prodotti ibridi di peggiore qualità a prezzi competitivi. Agrinsieme sostiene che la modifica renderebbe impossibile monitorare e garantire la qualità dell’olio d’oliva rimanente nel contenitore dopo la sua apertura. Ad essere compromessa, dicono, sarebbe la trasparenza nei confronti dei consumatori, che non avrebbero garanzie sulla corrispondenza tra quanto indicato in etichetta e quanto contenuto nella bottiglia riempita. Chiaramente una mossa utile a chi non ha il know how italiano, che però distorcerebbe la competitività nel mercato unico.

C’è anche la questione sicurezza alimentare: le bottiglie aperte e riutilizzabili non sono in grado di assicurare il rispetto delle norme igieniche del prodotto. Forse l’unico lato positivo è quello della sostenibilità ma in merito le associazioni hanno molti dubbi. «La vendita di prodotti sfusi al dettaglio non riduce, né elimina, l’impatto ambientale dell’imballaggio, poiché il prodotto dovrebbe essere comunque riconfezionato in contenitori nei negozi», hanno detto. Agrinsieme chiede quindi con forza il sostegno dell’amministrazione italiana sul mantenimento dell’obbligo di imbottigliamento per l’olio d’oliva, per non metterne a rischio sicurezza, qualità e reputazione, nonché per il bene dei produttori e dei consumatori.

Il Regolamento, passibile di modifica, prevede che solo l’olio d’oliva confezionato (o imbottigliato) può essere venduto ai consumatori finali in Europa in quantità fino a 5 litri per confezione, dotata di un sistema di apertura che non può più essere sigillato dopo la prima apertura. La vendita sfusa è già possibile per il vino, ma i produttori di olio che si oppongono alla proposta sottolineano che l’olio non è adatto.

Articoli Correlati

di Barbara Caracciolo | 29 Novembre 2022

Roma vuole Expo 2030. Tajani schiera anche il governo

di Paolo Bozzacchi | 29 Novembre 2022

Cosa bolle nella pentola Nato di Bucarest