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Il bio diventa “interesse nazionale”, ecco la legge che riordina la produzione agricola

11
Febbraio 2022
Di Valentina Ricci

L’Italia punta sul bio. Sta infatti per compiere l’ultimo miglio la legge che prevede nuove disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. Approvato in prima lettura da Montecitorio, poi licenziato con modifiche dal Senato, il testo unificato delle proposte di legge sulla produzione biologica è stato nuovamente approvato dalla Camera con ulteriori modifiche e ora torna a palazzo Madama per il via libera definitivo. L’Aula della Camera ha accolto le perplessità espresse dagli scienziati, dubbi e critiche che avevano trovato ascolto da parte del capo dello Stato.

E così dal testo è stata eliminata la tutela dell’agricoltura biodinamica, che veniva inizialmente equiparata a quella biologica. Tra le principali novità la definizione di produzione biologica quale attività di interesse nazionale, con il riconoscimento di una funzione sociale e ambientale. Viene poi istituito il Tavolo tecnico per la produzione biologica e nasce il marchio biologico italiano per quei prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana. Inoltre, si prevede un Piano d’azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici e un Piano nazionale delle sementi biologiche.

Viene istituito poi il Fondo per lo sviluppo della produzione biologica, alimentato dal contributo annuale, nella misura del 2% del fatturato dell’anno precedente, dalle imprese titolari dell’autorizzazione all’immissione in commercio di determinati prodotti fitosanitari considerati nocivi per l’ambiente. Il testo amplia il novero dei prodotti soggetti al contributo, includendovi quelli il cui codice indica un pericolo di inquinamento per l’ambiente acquatico. Innovativa risulta l’introduzione di sanzioni in caso di mancato pagamento del contributo. Viene vietato l’uso di organismi geneticamente modificati nella produzione biologica nonché il ricorso ai termini “biologico ” o “bio” per i prodotti accidentalmente contaminati da organismi geneticamente modificati.

La produzione biologica viene definita attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale. L’Autorità nazionale in materia è il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, chiamato a svolgere attività di indirizzo e di coordinamento a livello nazionale per l’attuazione della normativa europea. Vengono poi individuate come autorità locali competenti le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le quali sono chiamate a svolgere le attività tecnico-scientifiche ed amministrative di settore. Il testo istituisce il Tavolo tecnico per la produzione biologica, al quale viene affidato il compito di delineare indirizzi e definire le priorità per il Piano d’azione nazionale per l’agricoltura biologica; esprimere pareri sui provvedimenti di carattere nazionale ed europeo; proporre attività di promozione; nonché individuare strategie per favorire l’ingresso e la conversione delle aziende convenzionali al biologico.

Nasce il marchio biologico italiano per quei prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana. Tra gli interventi del Piano d’azione nazionale per la produzione biologica e i prodotti biologici si prevede l’agevolazione della conversione al biologico, con particolare riferimento alle piccole imprese agricole; sostenere la costituzione di forme associative e contrattuali per rafforzare la filiera del biologico; incentivare il biologico attraverso iniziative di informazione ed educazione al consumo; monitorare l’andamento del settore; favorire l’insediamento di nuove aziende biologiche nelle aree rurali montane; migliorare il sistema di controllo e di certificazione; prevedere il consumo di prodotti biologici nelle mense pubbliche e in quelle private in regime di convenzione; incentivare la ricerca. 

Il provvedimento istituisce poi il Fondo per lo sviluppo della produzione biologica, alimentato dal contributo annuale nella misura del 2% del fatturato dell’anno precedente, dalle imprese titolari dell’autorizzazione all’immissione in commercio di determinati prodotti fitosanitari considerati nocivi per l’ambiente. Il testo amplia il novero dei prodotti soggetti al contributo, includendovi quelli il cui codice indica un pericolo di inquinamento per l’ambiente acquatico. Innovativa risulta l’introduzione di sanzioni in caso di mancato pagamento del contributo. Si prevede che, anche nell’ambito della filiera biologica, possano essere stipulati contratti di rete e costituite cooperative tra produttori del biologico. Viene prevista la promozione di specifici percorsi formativi nelle università pubbliche, la destinazione di quota parte delle risorse dell’attività del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) alla ricerca in campo biologico, la previsione di specifiche azioni di ricerca nel piano triennale del Consiglio per la ricerca in agricoltura (Crea) nonché la destinazione del 30% delle risorse del Fondo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica alla ricerca nel settore. Si punta inoltre sulla promozione della formazione professionale nel settore e si consente la creazione di distretti biologici, nei quali sia significativa la produzione con metodo biologico (tra le possibilità la craezione di forme di certificazione di gruppo, organizzazioni interprofessionali, organizzazioni di produttori biologici).