Esteri

NATO75: evento alla Camera e volume di approfondimento

10
Aprile 2024
Di Flaminia Oriani

“La Nato verso il 2030. Continuità e discontinuità nelle relazioni transatlantiche dopo il nuovo Concetto Strategico”. È tutto nel titolo del volume curato da Gabriele Natalizia e Lorenzo Termine e pubblicato da Il Mulino il senso dell’evento che si è tenuto lunedì scorso presso la Sala della Sacrestia della Camera dei Deputati, su iniziativa dell’Onorevole Giangiacomo Calovini (Commissione Esteri).

Le sfide per la NATO
Tre quarti di secolo sono un tempo lungo. Ma breve se paragonato alle sfide odierne che deve affrontare l’Alleanza Atlantica, nel pieno del conflitto russo-ucraino e della crisi mediorientale nella Striscia di Gaza. Non solo. Sfide alte sono anche quelle “Cibernetiche, alla disinformazione e per le strutture critiche. Decisive per avviare nuovi programmi di cooperazione rafforzata”. Come sottolineato dal saluto istituzionale inviato dall’Ambasciatore Marco Peronaci, Rappresentante Permanente al Consiglio Atlantico della NATO.

La posizione internazionale del governo Meloni
Il Viceministro agli Affari Esteri, Edmondo Cirielli: «La prospettiva per la NATO sono altri 75 anni di successi. L’Europa si è dilaniata in guerre indicibili che oggi sembrano lontane. Diamo per scontati diritti, pace e democrazia. Mentre sappiamo che la democrazia al livello globale è in arretramento. E’ grave che paesi non democratici che non hanno alle spalle la nostra storia europea di distruzione non abbiano sviluppato un percorso analogo al nostro. La retorica dell’Occidente contro il resto del mondo comincia a prendere piede perché portata avanti dai paesi sotto governi totalitari. Se non riusciamo con una politica diplomatica a rovesciare questo approccio, allora ci troveremo in un conflitto. La guerra in Ucraina è servita a far aprire gli occhi e conferma l’esistenza di una guerra tra blocchi. Solo con il dialogo e la diplomazia si può dar vita alla de-escalation. Ci vogliono fermezza e deterrenza per ottenere i risultati auspicati. La Russia deve essere contenuta perché dimostra di ricorrere alla violenza in maniera spregiudicata».

Il punto di vista degli analisti
L’autore del volume “La Nato verso il 2030. Continuità e discontinuità nelle relazioni transatlantiche dopo il nuovo Concetto Strategico”, Gabriele Natalizia (Direttore di Geoopolitica.info e Professore all’Università La Sapienza): «Essendo il principale strumento di difesa dell’ordine internazionale scaturito dalla fine della Guerra fredda, la NATO è diventata anche uno dei principali target della disinformazione delle cosiddette potenze ‘revisioniste’ – Federazione Russa in primis. Queste sono impegnate a diffondere una narrazione distorta della NATO, i cui elementi principali sono stati integrati – spesso involontariamente – nel dibattito pubblico. Su tutti, l’idea che la NATO ‘annetta’ territori o Stati, o che la NATO abbia tradito la promessa fatta ai leader dell’Unione Sovietica di non allargarsi. Se è evidente che la NATO non ‘annetta’, ma semmai si allarghi su richiesta di Paesi che si candidano a farne parte, sottoponendosi a un iter molto lungo e il cui esito non è necessariamente scontato (vedi il caso della Bosnia o quello solo recentemente risolto della Svezia), allo stesso modo la narrazione sulla broken promise è errata. Fa riferimento, infatti, a una battuta fatta dall’allora segretario di Stato americano Baker nel 1990 nel primo di quattro round diplomatici USA-URSS sul futuro della riunificazione tedesca. Non solo il tema non fu più toccato, né era parte dei colloqui, ma non fu citato nel Trattato sullo Stato finale della Germania. La NATO, pur non essendo mai stata oggetto di alcun accordo, non ha mai dislocato sistemi d’arma ‘maggiori’ nei Paesi che vi hanno aderito a partire dal 1999. L’altro aspetto è che nonostante la guerra in Ucraina abbia dato nuovo slancio all’Alleanza Atlantica e confermato le sue enormi capacità, ancora è da risolvere l’annoso problema della ‘cacofonia strategica’. Ovvero dell’eterogeneità di vedute – difficilmente inevitabile all’interno di un’alleanza a 32 Stati – sui rivali strategici, i task e la suddivisione delle responsabilità. L’Italia pur sostenendo fermamente il contrasto all’aggressione russa all’Ucraina e l’impegno sul fianco est, dove schiera forze sia in Lettonia che in Romania, cerca di rimarcare l’importanza anche del Fianco sud – come drammaticamente ricordato dal precipitare degli eventi nel Mar Arabico – dove la perdita di capacità di alcuni Stati – come Libia, Libano, Yemen – diventa un incubatore non solo per organizzazioni criminali o terroristiche, ma anche per gli interessi delle potenze revisioniste e il loro consolidamento nel Mediterraneo Allargato. Per quanto riguarda gli ‘impegni’, gli sforzi dell’Italia sono per confermare la pari importanza di deterrence and defence, crisis management and prevention e della cooperative security, da considerare tutti indispensabili per l’obiettivo della ‘difesa collettiva’. In particolare, l’Italia si sta impegnando per ottenere l’invito ai partner della sponda sud del Mediterraneo al summit NATO di Washington del prossimo luglio. Riguardo il burden sharing, sebbene l’Italia abbia rinnovato il suo impegno a rispettare la ‘promessa’ del 2% di PIL destinato a spese per la difesa, ribadisce che non è possibile porre attenzione solo sul ‘quanto’ si spende. E’ necessario anche lavorare alla definizione di parametri comuni sulle voci che possono essere considerate all’interno del 2% (dai finanziamenti alla NATO, a quelli dedicati a dimensioni – come le infrastrutture critiche – prima considerate ‘neutre’), aumentare il coordinamento con gli alleati su ‘come’ spendere e, soprattutto, impegnare gli alleati a mettere la spesa a fattor comune dell’alleanza, in quanto l’Italia è il secondo contributore alle missioni NATO pur non rispettando ancora il pledge del 2%».

Karolina Muti (Istituto Affari Internazionali): «Difesa e deterrenza sono state la base per la fondazione della NATO. Nel 1991 la difesa collettiva veniva dopo gli obiettivi della pace del 1999 con gli aspri conflitti etnici per la Jugoslavia. Noi oggi viviamo un ritorno alle origini, ma in un contesto inedito. Con elementi sia di continuità che di cambiamento. L’inversione di tendenza dopo gli anni ‘90 la notiamo già prima dell’invasione dell’Ucraina, con l’invasione della Crimea nel 2014. Si notano un nuovo modello di generazione di forze, nuovi gruppi tattici e costante pattugliamento aereo. Una NATO che rafforza la sua deterrenza e più compatta, soprattutto in chiave anti-Russia. L’Alleanza Atlantica a 32 Stati ha più territori da proteggere, più complessità da gestire. Un’evoluzione in corso anche oggi, con il ritorno alla dimensione terrestre che per certi versi riporta alla comfort zone della NATO: la difesa di un conflitto convenzionale, ma con un contesto avanzato con i domini cyber e spazio ormai pienamente integrati nella dimensione della difesa».