Esteri

Il Consiglio europeo sull’Ucraina tra sanzioni, sostegni e burocrazia da smarcare

31
Maggio 2022
Di Flaminia Oriani

«È essenziale che Putin non vinca questa guerra. Allo stesso tempo dobbiamo chiederci se può essere utile parlargli. Deve essere l’Ucraina a decidere che pace vuole» così ieri Mario Draghi sulla guerra in Ucraina. Conferma una netta presa di posizione che va avanti dal 24 febbraio, mentre all’interno del paese Giorgetti gela il segretario della Lega in riferimento al suo viaggio a Mosca che ha fatto tanto discutere: «Bisogna muoversi di concerto col Governo». Le conclusioni del Consiglio europeo sull’Ucraina varate questa mattina all’alba fanno emergere la necessità di unità su un fronte molto delicato e strategico come quello russo-ucraino.

Le sanzioni

Il Consiglio europeo vuole con determinazione fermare ogni tentativo di aggirare le sanzioni per aiutare la Russia e invita tutti i paesi a unirsi per intensificare la pressione su Mosca e Minsk con la speranza di ostacolare il più possibile l’avanzamento della guerra. A questo proposito, oltre all’impegno profuso nel contrasto delle fake news, si è deciso di focalizzare l’attenzione sul petrolio greggio, fatta eccezione, per un breve periodo, per la fornitura dello stesso tramite oleodotto.

Il passaggio del testimone della staffetta burocratica che riguarda il sesto pacchetto delle sanzioni deve avvenire con una celerità straordinaria rispetto ai tempi del Consiglio europeo. Un’esortazione che lo stesso Consiglio si impone di finalizzare e adottare senza indugio. L’obiettivo è garantire un mercato unico dell’Ue funzionante, una concorrenza leale, solidarietà tra i paesi membri e condizioni di parità che converge sul graduale affrancamento dalla dipendenza dai combustibili fossili russi. In questa maniera, nel caso in cui si verificassero interruzioni improvvise dell’approvvigionamento, verranno introdotte misure di emergenza per far fronte alle carenze. Sarà premura della Commissione monitorare e riferire, a cadenza periodica, l’attuazione di tali misure al Consiglio europeo.

Il nodo energia

Gli effetti delle sanzioni spostano l’attenzione sul gas russo dall’inizio dell’invasione. Se da una parte bisogna differenziare e trovare nuovi partner per avere un approvvigionamento adeguato dall’altra bisogna prestare particolare attenzione all’aspetto economico. La richiesta che arriva dall’Italia, per frenare l’aumento dei prezzi dell’energia, è quella di valutare l’introduzione di massimali temporanei dei prezzi all’importazione. Nella versione finale delle conclusioni del Consiglio europeo, appena approvate dai leader, si introduce un “anche” rispetto all’invito a esplorare nuove modalità con i partner internazionali. Questo significa che esiste la possibilità di discutere questa ipotesi anche nel mercato interno europeo dell’elettricità. Si aggiunge la specificazione secondo cui i tetti al prezzo dell’energia, il cosiddetto ‘price-cap’, dovranno riguardare le importazioni, con evidente riferimento al gas russo. La luce verde all’inserimento del price-cap come misura temporanea destano il il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Medvedev che ha dichiarato: «Le sanzioni si basano sull’odio per la Russia».

Il sostegno dell’Unione europea

All’adozione di misure per cercare di fermare l’avanzata russa si affiancano quelle a sostegno dell’Ucraina. L’Unione europea, dall’inizio del conflitto, ha aumentato il sostegno alla resilienza economica, sociale e finanziaria globale del paese. Oltre agli aiuti relativi all’urgente fabbisogno di liquidità, sostenuto insieme ai paesi del G7, l’Ue nel 2022 concederà a Kiev una nuova assistenza microfinanziaria di 9mld.

Nonostante gli sforzi a livello europeo la ricostruzione dell’Ucraina richiederà la convergenza di un sostegno globale. Per questo è stata presa in considerazione la possibilità di creare una piattaforma che unisca organizzazioni, esperti internazionali, partner e istituzioni finanziarie, la Banca europea per gli investimenti, l’Unione europea e il governo ucraino. Il Consiglio europeo ha invitato la Commissione a presentare proposte collegate all’attuazione di riforme e misure anticorruzione che vadano di pari passo con il percorso europeo disegnato per l’Ucraina. In questo ampio quadro non vengono tralasciati gli sforzi legati alle misure di confisca messe in campo dagli stati membri. In merito si prospetta l’esamina di proposte volte a utilizzare i beni russi congelati proprio per sostenere la ricostruzione delle città colpite.

Nel tentativo di dare un colpo al cerchio e uno alla botte si è deciso di sospendere i dazi all’importazione su tutte le esportazioni provenienti dal territorio ucraino verso l’Ue almeno per un anno. Se da una parte si cerca di evitare lo scontro sul campo diretto tra Bruxelles e Mosca, dall’altra l’Unione continua a rafforzare la capacità dell’Ucraina di poter difendere la propria sovranità territoriale, motivo per cui, oltre al sostegno economico, si è scelta la via di incremento anche del sostegno militare.

Non solo Ucraina

L’onda d’urto della guerra investe i paesi vicini e i Balcani occidentali in maniera preponderante. La crisi a livello umanitario ha smosso la solidarietà di tutta l’Europa e un plauso va ai risultati portati a casa dalla conferenza internazionale dei donatori guidata da Polonia e Svezia. Un ruolo particolare, soprattutto a livello geografico, viene giocato dalla Repubblica della Moldova che fino ad oggi ha fronteggiato crisi energetica ed economica, gestendo la pressione migratoria in maniera straordinaria. Un paese che smuove il sassolino nella scarpa delle adesioni all’Unione europea, che comprendono anche Georgia e la stessa Ucraina. Un impegno che il Consiglio europeo cercherà di smarcare nella riunione di giugno.

Nel guardare con ammirazione al coraggio e alla resilienza del popolo ucraino adottate per difendere l’integrità territoriale non possono passare in cavalleria le atrocità commesse dalle forze russe. A tale riguardo il Consiglio europeo accoglie l’istituzione della squadra investigativa comune coordinata da Eurojust, supportata da Europol.

In attesa che Russia, Bielorussia e tutti i responsabili rispondano di quanto sta accadendo in conformità del diritto internazionale ci si aspetta che venga rispettata la Convenzione di Ginevra relativa al trattamento dei prigionieri di guerra; sperando che l’Ucraina possa esercitare il proprio diritto di costruire un futuro pacifico, democratico e prospero al più presto.

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