Esteri

Democrazia, se Kiev è la nuova Salamina

30
Settembre 2022
Di Flavia Iannilli

Nel 2013, da un’intuizione del New York Times, nasce il Forum della Democrazia di Atene; ad oggi un’entità indipendente fortemente legata all’etica e alla programmazione del quotidiano americano. Il primo evento di tre giorni viene lanciato nel 2015 e dopo due anni arriva la partecipazione dell’allora Segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan. Nel 2021 vengono istituiti i pilastri fondamentali: tecnologia, clima, migrazione e affari.

E come un ragazzo che studia fuori e torna a casa per le vacanze natalizie, ogni anno la democrazia fa ritorno nella culla bagnata dal Mar Egeo per essere messa al centro dell’attenzione. Un nido a cui si fa riferimento per il governo di Atene guidato da Pericle, non sicuramente per la Giunta dei colonnelli. Una democrazia di cui molti si sono appropriati declinandola a proprio piacimento. Una democrazia strattonata dall’Ungheria all’Italia, tirata in ballo dall’opinione pubblica in merito alle elezioni che hanno visto vincere prima Victor Orbàn e subito dopo Giorgia Meloni. Una democrazia che oggi sa tanto di Ucraina, una giovane nazione smembrata della sua integrità territoriale con un referendum convocato durante un’occupazione militare.

Come ha sottolineato il presidente Zelensky durante la decima edizione del Forum: «La democrazia non vive negli uffici del governo e nemmeno nell’aula del parlamento. La democrazia vive tra le persone». Parole che spingono a guardare le conseguenze di una guerra contro un popolo e contro un sistema democratico. Un’invasione che, per dirla con le parole del presidente ucraino, ha prodotto «la più grande unità dell’Europa e della comunità democratica del mondo intero in decenni». E nonostante lo sforzo c’è bisogno di un rafforzamento notevole della comunità europea a protezione della democrazia stessa.

«Da 25 secoli la democrazia viene attaccata dalle autocrazie – dichiara il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in visita ad Atene- La storia si ripete tragicamente, ma sono convinta che la democrazia vincerà». Una democrazia che non può permettersi di abbassare la guardia da quando i persiani attaccarono le città-Stato greche, poleis che vinsero nella battaglia di Salamina contro ogni pronostico perché preferirono combattere per la propria libertà piuttosto che per l’avidità di un singolo individuo. Impresa che affascinò poeti e storici. Una trama che non rimane un unicum del 480 a. C. ma viene vissuta, tutt’ora, all’interno del perimetro europeo. «Quando abbiamo detto di sì alla prospettiva d’ingresso dell’Ucraina – sottolinea von der Leyen – c’è chi ha obiettato», il motivo? La giovane età della democrazia ucraina. Ma la presidente della Commissione europea tiene a specificare: «Dal Maidan in poi l’Ucraina ha attuato più riforme che nei decenni precedenti. E la maggioranza di questi progressi sono stati raggiunti perché gli ucraini hanno nel cuore l’Ue, così come accade in altri Paesi in Europa, dall’Albania alla Moldova alla Georgia».

Ma l’invasione da parte della Russia non è l’unico esempio attuale a cui fa riferimento la von der Leyen. L’attenzione rimane alta anche per i metodi meno convenzionali di cui le autocrazie possono usufruire per limitare la sovranità degli altri paesi. Ne sono un esempio gli investimenti effettuati dalla Cina che spingono i paesi a basso reddito verso il default. Motivo per cui è stato messo in campo il Global gateway, programma ideato per affrontare il divario di investimenti globali per le infrastrutture, dai sistemi energetici alla digitalizzazione.

Una democrazia che resiste nel tempo e che affronta sfide differenti. Ma se si trova della ragione nelle parole di Eschilo (i Greci “strapparono il giogo” perché erano “schiavi di nessun signore”), bisogna anche essere consapevoli che tutte le democrazie richiedono un costante “work in progress”.

E inserita nel Forum della Democrazia di Atene esiste una Ue che ha fatto tesoro degli insegnamenti derivanti dall’evoluzione della democrazia, poiché costruita sulla promessa “Unita nella diversità”. Ma la strada per raggiungere a pieno tale impegno è ancora lunga.

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