Esteri

Azerbaigian-Armenia, è tregua. Gli interessi in gioco incluso il gas

14
Settembre 2022
Di Giampiero Cinelli

Lo spazio ex sovietico continua ad essere incandescente. Nella notte tra domenica e lunedì si è riacceso lo scontro al confine tra Azerbaigian e Armenia. Secondo le autorità di Yerevan sono state state le milizie azere a violare il territorio. Dell’avviso opposto il governo di Baku. In tutto si contano ad oggi cento soldati morti.

Ieri il presidente dell’Armenia Nikol Pashinyan ha telefonato a Vladimir Putin e dopo la mediazione del Cremlino si è stabilito un cessate il fuoco in mattinata, a quanto pare violato temporaneamente ma poi subito tornato in vigore.

Le due nazioni si contendono dagli anni ’90 la regione del Nagorno Karabakh, zona quasi interamente armena dal punto di vista geografico, che vanta una cospicua presenza di armeni. Tuttavia, dopo la dissoluzione dell’Urss, la regione viene riconosciuta dalla comunità internazionale di competenza dell’Azerbaigian. Nonostante ciò il Nagorno Karabakh si è dichiarato indipendente e considera Yerevan sua alleata. Dal 1994 è sancita una tregua ma gli equilibri sono palesemente precari e i negozianti stagnanti. Non a caso nel 2020 la guerra è ripresa. Al termine di settimane di combattimenti l’Armenia è tornata in possesso di una parte del territorio della regione e l’area è stata stabilizzata anche grazie all’intervento della Russia che ha schierato lì un contingente di 2.000 soldati.

Questo lembo di terra geopoliticamente incerto, è tuttavia importante poiché da una parte convoglia gli interessi di Mosca, che è dalla parte di Yerevan, e dall’altra quelli della Turchia, aperta sostenitrice di Baku, a cui ha fornito aiuto concreto nel conflitto del 2020. L’Azerbaigian è anche un importante fornitore metano all’Europa. E dell’Italia attraverso il gasdotto Tap che giunge in Puglia passando anche, appunto, per la Turchia. La paura che per ragioni belliche le condutture possano essere danneggiate esiste. In un momento tra l’altro in cui l’Azerbaigian ha concordato con Bruxelles il raddoppio dell’erogazione di gas in pochi anni, vista la riduzione degli scambi con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Si conta già che nel 2022 il metano azero verso l’Europa sarà del 30% in più, per un totale di 12 miliardi di metri cubi. Guerra, energia e rivalità tra potenze. Tutto è intrecciato nel momento storico in cui lo scacchiere mondiale torna a muoversi.

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