Esteri

Abu Dhabi apre le porte alle imprese del Nord

06
Novembre 2026
Di Cesare Giraldi

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

Un tour nel cuore manifatturiero del Nord Italia, tra Piacenza, Milano e Bergamo, per presentare alle imprese le opportunità di Abu Dhabi. A guidarlo è stato KEZAD Group, parte di AD Ports Group, il gruppo quotato alla borsa di Abu Dhabi che nell’emirato gestisce porti, logistica e zone economiche. Con i manager c’erano l’Abu Dhabi Investment Office (ADIO), il Ministero degli Investimenti emiratino e l’Ambasciata degli Emirati in Italia. A Piacenza la delegazione è stata ospite di Confindustria; a Milano si è svolta una roundtable con sessioni B2B, organizzata da ANIMA Confindustria con Assolombarda, WIHN e Confindustria Bergamo.

KEZAD è il maggiore operatore dell’emirato: sviluppa e gestisce 12 aree industriali e logistiche attrezzate per ospitare aziende locali e straniere, su 550 chilometri quadrati. Alle oltre 2.300 imprese clienti mette a disposizione terreni, magazzini e servizi industriali, con accesso diretto a Khalifa Port, lo scalo di punta di AD Ports e porta d’ingresso ai mercati del Medio Oriente e del Nord Africa. I settori al centro degli incontri sono stati manifattura avanzata, macchinari, automotive e componentistica, lavorazione e confezionamento alimentare, logistica.

Agli imprenditori ADIO e il Ministero hanno illustrato i vantaggi per chi investe. Gli stranieri possono controllare l’intero capitale di una società negli Emirati, senza dover cedere quote a un socio locale. L’imposta sul reddito d’impresa è al 9%. Per l’industria sono previsti contributi sui costi di elettricità e gas e sugli affitti dei terreni. Il Paese ha diversificato la propria economia: il petrolio, che nel 1980 valeva il 63% del Pil, oggi pesa il 23%, mentre l’economia non petrolifera di Abu Dhabi si attesta tra il 54 e il 56%.

Per le aziende italiane non si tratta di un terreno nuovo. Dentro KEZAD operano già 22 imprese italiane, 17 nella free zone, l’area con regole doganali e fiscali dedicate, e 5 nella mainland, cioè fuori dalle zone franche. Tra loro ZERO Farms, attiva nell’agricoltura verticale, e Gulf Compound Blending, joint venture con competenze italiane nella lavorazione dei polimeri. Il tour segue la missione del maggio 2025 e il memorandum firmato a gennaio da Assolombarda con ADIO a Milano; a ottobre un nuovo protocollo del Mimit ha messo al centro gli investimenti reciproci in industria, manifattura e tecnologie avanzate.

I numeri confermano un rapporto in crescita. Secondo i dati Comtrade, nel 2024 l’interscambio tra i due Paesi ha raggiunto 10,77 miliardi di dollari, il 17% in più rispetto al 2023, con 8,57 miliardi di export italiano e 2,20 di export emiratino. Anche sul fronte degli investimenti la collaborazione si sta strutturando: tra 2020 e 2024 le imprese italiane hanno investito negli Emirati circa 602 milioni di dollari e i capitali emiratini in Italia hanno raggiunto circa 178 milioni, secondo il Ministero degli Esteri di Abu Dhabi.

Il messaggio portato nel Nord Italia è quello di un’apertura: spazi industriali pronti, regole favorevoli e una rete istituzionale che accompagna le imprese nell’insediamento. Per chi vuole vendere nel Golfo, o produrre direttamente in loco per servire i mercati vicini, la porta di Abu Dhabi è aperta.