Economia
VicenzaOro 2026, il distretto orafo sfida la volatilità: export in crescita
Di Giampiero Cinelli
Dal 16 al 20 gennaio Vicenza tornerà a essere il baricentro dell’oreficeria italiana con l’edizione 2026 di VicenzaOro, appuntamento internazionale che si apre in una fase economica complessa ma tutt’altro che statica. A sostenere il comparto resta il distretto orafo vicentino, che nei primi nove mesi del 2025 ha registrato esportazioni per 1,89 miliardi di euro, pari al 19,4% del totale nazionale, mostrando una capacità di tenuta in controtendenza rispetto al calo globale dei consumi di gioielli in oro, scesi del 18%.
Il settore orafo italiano arriva alla fiera dopo una crescita del 6,1% nel 2024, confermando una solidità di fondo che però deve fare i conti con una forte instabilità delle materie prime. L’oro, in particolare, nell’ultimo anno ha toccato oltre cinquanta massimi storici e ha chiuso il 2025 con un rendimento del 67%. Una dinamica che impone alle imprese, soprattutto a quelle artigiane di dimensioni più contenute, scelte produttive caute e una gestione sempre più flessibile di scorte e investimenti.
Il distretto berico risponde puntando sull’estero. Nel 2025 l’export è cresciuto del 15%, grazie a una strategia che combina design riconoscibile, adattabilità produttiva e attenzione a mercati emergenti come Emirati Arabi, Canada e Giappone. VicenzaOro riflette questa proiezione internazionale: sono attesi oltre 550 buyer provenienti da 65 Paesi, a conferma della capacità attrattiva del Made in Italy orafo.
In questo contesto, il presidente degli Orafi di CNA Veneto Ovest, Fabrizio Bonato, richiama il settore a una visione condivisa: «Dobbiamo fare leva sulla creatività e sulla manifattura italiana per rendere il gioiello accessibile, senza sacrificare qualità e identità. È fondamentale usare gli strumenti digitali per raccontare chi siamo e cosa produciamo nei nostri laboratori». Un messaggio che fotografa le difficoltà operative di molte aziende, strette tra l’aumento dei costi delle materie prime e dei trasporti, la compressione dei margini e la necessità di ripensare materiali e processi produttivi.
Saranno circa duecento le imprese associate a CNA presenti in fiera, a testimonianza di un comparto che punta sull’innovazione come leva di rilancio. Guardando al 2026, tra i temi centrali emerge la sostenibilità: cresce il numero di aziende che investono in certificazioni etiche come la Responsible Jewellery Council, considerate uno strumento non solo reputazionale ma anche competitivo.
Sul piano stilistico, il prossimo anno si profila come quello del «minimalismo audace», con linee essenziali abbinate a volumi importanti e una netta prevalenza dell’oro 18 carati. Parallelamente, il mercato dei diamanti naturali tende a collocarsi sempre più nella fascia del lusso esclusivo, mentre continua l’espansione dei diamanti lab-grown, apprezzati soprattutto da una clientela giovane e attenta al rapporto qualità-prezzo.
Il quadro resta delicato e, secondo Bonato, richiede una risposta collettiva: «Dobbiamo unire le forze tra artigiani, associazioni, istituzioni e politica. Il 2026 sarà un anno difficile, ma anche decisivo per il posizionamento del gioiello artigianale vicentino».
Un’impostazione condivisa anche a livello istituzionale. «VicenzaOro è un evento strategico perché nasce e cresce in un territorio che rappresenta uno dei principali poli orafi d’Europa. Vicenza non ospita semplicemente la fiera: ne è il presupposto economico e produttivo», afferma il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto Francesco Rucco. «Il distretto orafo vicentino concentra una parte rilevante della produzione nazionale, dell’export e dell’occupazione del settore. VicenzaOro mette in relazione questa forza produttiva con i mercati internazionali, trasformando il radicamento territoriale in competitività globale».
Rucco sottolinea come la dimensione internazionale della manifestazione – circa 1.300 espositori e buyer da oltre 70 Paesi, con più di 570 operatori ospitati – poggi su un sistema locale fatto di imprese strutturate, competenze diffuse e capacità di innovazione. «Per la Regione sostenere VicenzaOro significa fare una scelta chiara di politica industriale: investire su fiere, internazionalizzazione e infrastrutture a servizio dei distretti produttivi». In questo quadro, conclude, «l’azione del Governo a sostegno del Made in Italy e delle filiere territoriali rafforza un percorso che Vicenza porta avanti da anni. VicenzaOro dimostra che quando un territorio forte viene messo nelle condizioni di esprimersi, i risultati arrivano».





