Economia

Rapporto Svimez 2023: si assottiglia il divario nord-sud sulla crescita, ma i salari sono più bassi del 2008

18
Luglio 2023
Di Simone Zivillica

Il rapporto Svimez 2023, appena presentato, mostra alcuni dati incoraggianti e ne conferma altri, pur tornando a evidenziare il solito gap tra centro-nord e sud del Paese. Questo, tuttavia, sembra assottigliarsi, almeno nelle stime di crescita Svimez, e considerando i fondi del Pnrr come investiti parzialmente.

La Svimez, infatti, per il 2023 misura una crescita del Pil italiano del +1,1% nel 2023, spinta dal +0,9% del Mezzogiorno e dal +1,2% del centro-nord. Il gap, quindi, è di “soli” 3 punti percentuali, un risultato che potrebbe essere limato ancor di più se i fondi del Pnrr si riuscisse a spenderli in toto. In questo caso, la crescita del sud, secondo la Svimez, lieviterebbe di 5 demici, superando quella del centro-nord che si fermerebbe a 4 decimi in più. Anche per il 2024 e 2025 la crescita dovrebbe consolidarsi a un +1,4% per il centro-nord, seguito dal +1,2% del sud.

Secondo il ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr Raffaele Fitto, i «dati del Rapporto Svimez lasciano intendere grandi potenzialità e rischi per il Mezzogiorno, luci e ombre. Le potenzialità vanno accompagnate e i rischi evitati anche con interventi di riprogrammazione che stiamo portando avanti». Queste le dichiarazioni del ministro interessato, che ha anche annunciato «un protocollo di intesa per lavorare insieme con Svimez: lo stiamo definendo in queste ore». Uno strumento in più, quindi, nelle mani del governo per gestire al meglio i fondi del Pnrr e assicurare il miglior traino possibile per tutto il Paese, a cominciare proprio dal Mezzogiorno.

Una delle ombre che oscura le stime sul sud-Italia a cui si riferisce il ministro Fitto è rappresentata dalle tre milioni di persone che percepiscono 9 euro di retribuzione media oraria in Italia, di cui circa un terzo sono proprio nel Mezzogiorno. Qui, un quarto dei degli occupati dipendenti non arriva, appunto, ai 10 euro di paga oraria. Un altro dato negativo è direttamente legato a quello dei salari: il potere d’acquisto. Nell’anno passato, infatti, le retribuzioni lorde arrivano a essere tre punti percentuali più basse rispetto al 2008 nel Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno i punti percentuali in meno sono ben dodici.

Le luci, invece, sul sud-Italia evidenziate dal rapporto Svimez 2023 sono ben esposte dalle parole del direttore della Svimez Luca Bianchi, che dirige l’attenzione sul raggiungimento da parte del Mezzogiorno della ripresa post-Covid che, invece, non era riuscita in un primo momento. «La notizia più rilevante è che nella dinamica post-Covid il Mezzogiorno ha agganciato la ripresa nazionale facendo segnare tassi di crescita sostanzialmente in linea con il resto del Paese. […] Il Sud cresce come la media europea, se noi lo confrontiamo con le dinamiche degli ultimi anni è ovviamente un cambiamento”, chiarisce Bianchi. Nel 2022, infatti, il Pil del Mezzogiorno è cresciuto del 3,5%, molto vicino alla media nazionale del 3,7%, e perfettamente in linea con la media europea.

Complessivamente, infine, nel biennio 2021-22, il Mezzogiorno è cresciuto del 10,7%, in linea con il Centro-Nord (+11%) e più del Nord-Ovest (+9,9%). Il Pil dell’area, tuttavia, si ancora a 7 punti percentuali in meno rispetto al livello del 2008 a causa di quella che Bianchi definisce la “lunga stagione di ampliamento dei divari territoriali nel decennio pre-pandemia”.