Economia

Forum Bce, la linea non cambia. Pronte azioni anti-recessione.

29
Giugno 2022
Di Giampiero Cinelli

I banchieri centrali europei si ritrovano a Sintra in Portogallo, nel Forum promosso ogni anno dalla Bce. Occasione importante per fare il punto e cooperare, soprattutto adesso che l’Europa deve gestire una serie di questioni di fondamentale importanza per la stabilità. Ieri ha parlato Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea. Non ha eluso le risposte alle principali domande che il mondo politico si pone in questi tempi. Confermando che metterà fine all’Asset Purchase Programme (APP. Il programma di acquisto titoli contro gli effetti della pandemia) e che da luglio inizierà un rialzo dei tassi d’interesse. La prospettiva è resa necessaria dalle stime sull’inflazione, che secondo la Bce resterà alta per l’intero anno e potrebbe attestarsi mediamente al 6,8% quest’anno. Scarse anche le stime di crescita, riviste a ribasso. Ma Lagarde ha affermato che non si aspetta una recessione. Siccome il sistema ha sufficiente flessibilità e la Banca Centrale è pronta a intervenire in qualsiasi momento scegliendo la modalità più adatta, non più aspettando però a voltare pagina rispetto alla stagione dei tassi negativi. Sebbene infatti l’APP terminerà, resta ancora sul tavolo l’idea dei reinvestimenti dei guadagni e di nuove politiche di stimolo, come quelle pensate per la crisi energetica. Ma dovranno arrivare anche chiarimenti sul cosiddetto “nuovo strumento” a contrasto delle speculazioni sui debiti pubblici, che Christine Lagarde aveva annunciato dopo la riunione di emergenza del 15 giugno ma di cui non ha parlato al Forum.

Un’azione certamente difficile, che però richiede «perseveranza», ha detto Lagarde. Secondo lei «L’inflazione nell’eurozona è determinata da fattori esterni: la pandemia, la guerra, la domanda globale. Ciò determina shock che L’Europa sente di più di altri. Il livello dei prezzi dei generi alimentari non è mai stato così alto dagli anni ’80 e il costo dell’energia non saliva a tal punto dagli anni ’90. Le politiche di spesa pubblica hanno contribuito a surriscaldare il sistema, ma si pensa che nel 2023 l’inflazione tornerà intorno al 3,5%. La discesa lenta potrà essere dovuta alla guerra.

Parlando alla CNBC, Erik Nielsen, capo economista globale di UniCredit, ha affermato di non aspettarsi che il Forum di quest’anno affronti le disparità tra i livelli di debito pubblico, ma si concentri maggiormente sul futuro della politica monetaria. «Puoi davvero aumentare i tassi di interesse in una recessione anche se l’inflazione è alta? Sarebbe insolito», ha detto. Pierre Wunsch, governatore della Banca Centrale del Belgio, ha ritenuto che la Bce debba muoversi il più presto possibile, osservando che un primo rialzo dei tassi di 200 punti base non sia molto rischioso, trovandoci ancora in un terreno di tassi reali (cioè al netto dell’inflazione) negativi, ma in un contesto di crescita. Quindi per Wunsch si dovrebbe poi procedere a una salita di altri 150 punti per entrare in territorio positivo e da lì capire meglio come muoversi alla luce del dato sull’inflazione. Tuttavia c’è chi crede che una politica restrittiva sui tassi non sia percorribile nel lungo termine, sia nell’eurozona che negli Usa, visto che la crescita del Pil prevista non ci sarà e così si rischia di andare verso una recessione. Probabile secondo gli analisti che alla fine del prossimo anno la Fed tornerà ad alleggerire il costo del denaro.